di Jenny Gomez
ambasciatore-08– Nato e cresciuto in una famiglia abruzzese, di Lanciano (Chieti), proprietaria di appezzamenti di terra e attenta al consumo di prodotti genuini, si divertiva da piccolo tra i torchi e i trattori durante il periodo della vendemmia. Verso l’adolescenza si allontana dalla campagna, ma il distacco dura poco, perché il richiamo della terra è irresistibile. Negli anni Novanta, quando intraprende la carriera di manager nel settore finanziario, inizia a dedicarsi con approccio metodologico a quei concetti che ben conosce sin da bambino. Legge Luigi Veronelli, ha come docente Teodoro Bugari, socio fondatore dell’Ais (Associazione Italiana Sommelier) e in poco tempo conquista gli ambiti titoli di “Meilleur caviste indépendant du monde 2005” (Miglior enotecario) e “Ambasciatore dello Champagne 2007”. Per capire come sia riuscito Nicola Roni in tale impresa vado a trovarlo nel suo ufficio di Lanciano, dove gestisce la distribuzione e importazione di Champagne e vini selezionati. Per procede con l’intervista aspetto che metta a posto la sua bici da corsa e che il calice sia pieno, ovviamente di Champagne. Per l’occasione, di prima mattina, stappa un Franck Bonville Grand Cru, blanc de blancs extra brut.

Nicola Roni racconta con la disinvoltura che lo contraddistingue ogni passaggio del suo percorso professionale. «Per me è stato tutto molto normale. Ho solo studiato e ripassato le cose che mi hanno sempre appassionato. Dopo che ho finito i tre livelli Ais ho fatto il corso per degustatore ufficiale, poi ho proseguito fino a diventare relatore. Nel 2002, dopo l’apertura della mia enoteca, ho maturato il desiderio di fare il concorso mondiale per enotecari». 5000 partecipanti da tutto il mondo, 12 in finale, di cui 3 italiani. Stupire la giuria era difficile, oltre a rispondere a domande tecniche bisognava “incantare” i severi esperti raccontando la storia di un vino. Roni osa e si gioca la carta dei vini abruzzesi. Emoziona tutti spiegando il Montepulciano d’Abruzzo Valentini 1995. Vince. Siccome ama la sfida e dal ciclismo ha imparato a pedalare in salita gestendo lo sforzo, decide di prepararsi per dare la caccia al titolo di “Ambasciatore italiano dello Champagne 2007”. Affronta la giuria del Cvc e viene proclamato vincitore. Ma non è tutto, ci sono ancora altri titoli da elencare. È “Chevalier Ordre des Coteaux Champagne” e si è aggiudicato un riconoscimento dal Cvc, che l’ha riconosciuto tra i tre migliori formatori europei nel 2007.

Alla domanda sui requisiti indispensabili per essere un bravo sommelier, l’ambasciatore risponde: «È necessario sviluppare una buona memoria sensoriale, avere buona capacità analitica e predisposizione per la ricerca. Inoltre, è auspicabile iniziare ad interessarsi a questi argomenti quanto più giovani possibile. Ovviamente, inutile sottolinearlo, un sommelier deve imparare, come se fosse il proprio nome, la scheda tecnica del vino e i concetti ad essa associati». A tal proposito, chi l’avuto come docente sa che è impossibile tentare di prendere appunti mentre lui descrive un vino, perché la sua descrizione è supersonica. «Se il vino viene capito – spiega Roni – la descrizione diventa facilissima. È questo che cerco di trasmettere». Questo approccio cerca di inculcarlo non solo ai corsisti, ma anche alle sue due piccole figlie gemelle che, oltre a giocare con le bambole, si divertono a studiare insieme a lui e ripetono, con cognizione di causa, concetti e denominazioni ostici ai corsisti del terzo livello. Essendo piccole sommelier in erba hanno aiutato il papà ambasciatore nella ricerca del nome da dare alla sua linea di vini autoctoni (pecorino, cerasuolo e montepulciano d’Abruzzo) prodotti in quantità limitate: i vini “Beltondo”. Superfluo aggiungere che si tratta di eccellenti vini difficili da reperire.