di Sara Vani

negro-3Ultima sera in Germania. Mentre raggiungiamo in taxi il ristorante dove ceneremo,  mi guardo intorno un po’ spaesata e qualcosa mi sfugge. Improvvisamente mi rendo conto che per la prima volta provo la strana e sconosciuta sensazione di essere all’estero e non aver visitato nulla, niente afflato da  turista, niente appunti di viaggio. Solo di degustazione. Di Dusseldorf non ho visto nulla, solo la “Messe“, la Fiera dove si è svolto il ProWein, forse la più importante manifestazione internazionale del settore in Europa. Ma non ho rimpianti, solo uno stanco sorriso stampato in volto, convinta che quattro giorni siano pochi per gustare tutto ciò che l’evento offre. All’arrivo in Fiera il primo giorno l’impatto è stato notevole: la  struttura è enorme, bellissima, regala un’idea precisa di  accoglienza ed organizzazione perfetta. Il padiglione dedicato ai vini italiani – e non solo –  è grandissimo…ce la farò a vedere tutto? In realtà saranno gli incontri più o meno fortuiti – senz’altro fortunati! – con alcuni produttori ed operatori del settore a delineare le mie scelte per scrivere della mia gratificante esperienza.

Percorrendo le “vie” all’interno del Padiglione 3 con il naso per aria, capito in Piemonte e vado a cercare l’Azienda Agricola Negro Angelo & Figli sapendo già di trovare Giuseppe Negro, uno dei quattro figli di Giovanni, responsabile commerciale e bravissimo comunicatore dei suoi vini. Ho la fortuna di conoscere sia Giuseppe che i suoi prodotti da tempo, da quando qualcuno di notevole lungimiranza mi ha portato a visitare l’Azienda a Monteu Roero.  Ed infatti il tempo che mi dedica si conferma un piacere, di grande interesse. Questa è la nostra chiacchierata.
Giuseppe, mi racconti brevemente la storia della vostra azienda?
“L’Azienda ha registrato il suo marchio nel 1670, con il nome Giovanni Dominico Negro. Nome che compare sulle storiche bellissime etichette ancora oggi presenti sulle bottiglie, anzi in alcuni casi recuperate dopo un periodo di nuova etichettatura. Il primo che ha puntato a fare vino di qualità è stato mio nonno Angelo Negro, nel 1961. Nel 1971 con il benestare di mio nonno, mio padre Giovanni ha vinificato il primo Roero Arneis secco della storia, che allora era solo un vino bianco da tavola. Poi mio padre ha coinvolto altri colleghi e amici, riuscendo ad ottenere nel 1985 la Doc. L’ultimo grande successo è stato l’arrivo delle Docg nel 2005: Roero e Roero Arneis. Noi abbiamo sempre  puntato comunque  sul Roero Rosso e dal 1981 produciamo il Cru Prachiosso. Nel 1996 è nato poi il Sudisfà Riserva, nome dato da mio padre per la soddisfazione provata al primissimo assaggio. Siamo orgogliosi dei nostri 64 h di vigneti, con molte differenze di terreni ed esposizioni, ci possiamo davvero divertire, per noi non è business, ma passione! Se dovessi concentrarmi esclusivamente sulle logiche di mercato, produrrei solo l’Arneis che ha sempre ottenuto grande successo. Stiamo per uscire con la seconda edizione dell’Arneis 7 anni, nel 2014: è una piccola vigna dal terreno molto ricco di conchiglie fossili, che danno luce ad un vino sapido e minerale con spiccata acidità e longevo.
Ti servi del web 2.0, dei social network, di twitter per la comunicazione delle tue attività aziendali o per un contatto più immediato con clienti, giornalisti, appassionati?
“Mi piace e per comodità uso Facebook, ho una pagina personale ed una aziendale. Mi piace leggere i commenti dei clienti, non lo utilizzo tanto per la pubblicità che procura, ma per i contatti. Comunichiamo in tempo reale le nostre attività, quando si vendemmia, quando imbottigliamo e in altre occasioni. Mi diverto inoltre a stimolare commenti, come quando chiedo agli chef quale abbinamento proporrebbero con un certo nostro vino.  Non uso twitter, non mi sono applicato ad imparare, è già tanto che mi sia abituato a Facebook.”
Quanto credi sia utile la comunicazione attraverso gli strumenti di cui sopra e quali sono (se ci sono) pregi e difetti? La usi per organizzare e/o comunicare eventi che riguardano la vita della tua azienda?
“Uso questa comunicazione via web anche per organizzare eventi, ad esempio mi è stata utile quando in occasione dell’Alba Music Festival è venuta l’orchestra sinfonica della RAI in Azienda, ha suonato nel nostro cortile, con intorno un cerchio di barrique dove veniva offerto il nostro vino in mescita. Ho promosso via web anche il Tasta Tasta, evento di ogni giugno con 15 aziende  di Monteu Roero. Non trovo difetti nella comunicazione sul web, almeno per come l’utilizzo io. I contatti con amici, appassionati, clienti e giornalisti li mantengo proprio così, anche usando l’e-mail.”
Come definiresti la tua attività in 140 caratteri (un twitt)?
“Siamo un’Azienda profondamente radicata nel territorio del Roero, la fotografia perfetta è: Roero, Roero Arneis, ovvero Nebbiolo al 100%, Arneis al 100%”.
Come definiresti i tuoi vini in 140 caratteri?
“Vini tradizionali, espressione del territorio, eleganti e che puntano sulla longevità”I caratteri saranno di meno, ma l’obiettivo mi sembra raggiunto.
Cosa cerchi di comunicare (a livello emozionale e culturale) con i tuoi vini?
Noi vogliamo trasmettere passione, tutto il resto è utopia. Ci piace raccontare che  concimiamo solo con lombricoltura ed in vigna usiamo solo zolfo e verderame, non concimi chimici. Non utilizziamo diserbanti e seminiamo il trifoglio, che sostituisce il loro lavoro in maniera naturale. Raccogliamo le uve in cassettine solo nelle ore più fredde, usiamo solo lieviti indigeni, abbiamo solo vitigni autoctoni del nostro territorio: barbera, nebbiolo, dolcetto, birbèt (da non identificare col brachetto!), arneis,  favorita (della famiglia del vermentino pigato) e produciamo solo vini monovitigno. Questa è la nostra filosofia”.
Qual è, secondo te, il modo migliore per convincere un “non addetto ai lavori” ad avvicinarsi al tuo vino?
“Normalmente mi succede questo:  mostro sempre con grande orgoglio la cartina del Consorzio Barolo, Barbaresco e Roero. Tutti conoscono le Langhe e le denominazioni del Barolo e del Barbaresco, mentre il mio divertimento è spiegare dov’è e cos’è il Roero, non solo quindi geograficamente parlando, ma soffermandomi sulle differenze di conformazione dei terreni. Tra Langa e Roero non c’è solo il Tanaro di mezzo, ma 1 milione di anni di storia geologica: quindi calcare ed argilla in Langa, verso sud, e più sali, fossili e sabbia nel Roero, verso nord. Pertanto il nostro Roero, cioè nebbiolo, è un vino più fruttato, con tannini più dolci, uniti a sapidità e mineralità incredibili. Mi piace far conoscere il vino rosso della mia terra, il Roero, proprio in una zona nota ai più per i suoi vini bianchi”.
Credi nel turismo del vino e nelle cantine aperte ai visitatori?
“Certamente. Secondo me tutti, anche chi lavora dal lunedì al sabato come l’operaio, devono avere la possibilità di venire a visitare l’Azienda, chiedere, conoscere, assaggiare i miei vini, capire il nostro territorio. Da chi mi comprerà, forse, due bottiglie, a chi mi ordinerà un intero bancale. Non faccio differenze. Offro a tutti almeno una fetta di Tuma di Murazzano, il paese di mia mamma, e di salame, accompagnati da un bicchiere di Arneis, Barbera o Roero. L’ospitalità è per noi un approccio naturale, un segno distintivo di famiglia: mia nonna Dina ogni volta che venivano a trovarci i privati, correva dietro l’Azienda, nella vigna Gianat dove all’inizio ed alla fine di ogni filare crescono le rose, ne tagliava una e la offriva ad ogni Signora in visita. In tutte le nostre vigne ci sono sempre state le rose, favorite dal terreno sabbioso con una bella concentrazione zuccherina. D’altronde, per capire ed imparare ho girato tanto , ho fatto io per primo il turista enologico, sia nelle zone del mondo più importanti come la Borgogna che in quelle meno rinomate. In ognuna ho trovato qualcosa da apprendere, specialmente in quelle come dire più “piccole”, mentre le “grandi” qualche volta mi hanno deluso”.
Ed io non posso che confermare, visto che la mia esperienza in Azienda è stata indimenticabile. Non si può scordare un produttore che prima accompagna in auto il visitatore in tutti i propri vigneti, facendogli toccare ed assaporare i terreni, le loro differenze e la loro storia, per poi consentirgli di apprezzare i vini che andrà ad assaggiare in un modo più emozionale.
Siamo in Germania, in una manifestazione d’eccellenza per il vino internazionale. Qual è il tuo rapporto con il mercato tedesco?
“Sono molto soddisfatto della nostra presenza in Germania. Sin dagli anni 80 era mio padre che si occupava di questo mercato, poi ha passato a me il testimone da qualche anno. Ora abbiamo molti piccoli distributori che lavorano veramente bene su tutto il territorio tedesco. Qui si apprezza il prodotto a prescindere dal prezzo, si apprezza lo stile, il vitigno, la biodiversità tra un’annata e l’altra. Sono consumatori sensibili, seriamente incuriositi ed interessati anche ai racconti sulla concimazione naturale”.

Azienda agricola Negro Angelo & Figli
Frazione S. Anna, 1 – 12040 Monteu Roero (CN); tel. 0173 90252
negro@negroangelo.it
www.negroangelo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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