di Maurizio Gabriele

Mi sono arrovellato il cervello per cercare di comporre un menu di Natale leggero (i genitori cominciano ad essere vecchietti) ma capace di soddisfare comunque la mia vena creativa.  Vena creativa che voleva essere creativa sul serio, quindi senza prendere spunto da libri o chef famosi.

Quindi, un menu che sta a metà tra tradizione e smania di fondere sapori diversi.

Mi piacerebbe riuscire a trovare il giusto connubio tra:

– soddisfare il mio desiderio di sentirmi chef per una sera;
– stupire i commensali  più giovani, quelli abituati a fettuccine e arrosto;
– riuscire a non farmi prendere a male parole da un set di parenti ciociaro-umbro-marchigiani poco disponibili verso abbinamenti improbabili e fortemente nostalgici  in quanto a pietanze natalizie tradizionali.

Parte la sfida. Prendo un mio blocco notes e mi atteggio anche a prendere appunti.  Tutto questo accade mentre stiamo pubblicando il nuovo Wining.it. Mi sembra un affronto pensare al cibo senza pensare al vino.  So già di non avere commensali troppo attenti al vino, a parte mio figlio Federico che comincia a voler annusare e mettere la lingua su tutto. Però, non va bene. Io credo che l’amore per la cucina sia la giusta miscela tra una passione interiore e la gratificazione che viene dai tuoi ospiti, per cui decido di saltare a piedi pari quello che già ho nella mia cantinetta.

Chi meglio di Wining e delle Wining Angels potrebbe aiutarmi nella scelta dei vini? E soprattutto, perché non cominciamo a rendere Wining un po’ più interattivo? Si, lo farò questo corso da sommelier, ma nel frattempo, perchè non mi date una mano a decidere cosa portare in tavola? Ah dimenticavo, possibilmente senza dovermi far girare Roma in lungo e largo e senza costringermi ad accendere un mutuo…

Espongo fiero il mio menu, sperando che sia buono.

Inizierò a tranquillizzare mio padre, il più tradizionale di tutti, mettendo a tavola una quenelle di baccalà (mmmm già chiamarla “quenelle” e non “polpetta” mi mette a rischio…) saltato su crema di patate e granella di pane tostato,  un salmone (banale ma se non lo metto mi dicono che “non fa Natale”, un po’ come il pollo con i peperoni a ferragosto…) con pepe di Szechuan  e lime, e una insalatina di gamberi con finocchio , arancia e menta, ovviamente ben presentati e sformati . A fianco, un crostino con burro ed erbette, un po’ alla francese.

Poi, li accompagno in un percorso estremamente tradizionale, ma pieno di sapori. Una zuppa di pesce con dentro di tutto e di più, quindi un tonnarello, rigorosamente fatto in casa, con sugo di coccio. Il “coccio” (alias gallinella) e le minestre di mare sono due cose che ho imparato ad apprezzare in quel di Anzio, luogo in cui il culto del pesce è nel DNA dei loro abitanti.

A seguire, quando tutti si sono rilassati e pensano di proseguire con una “standard” spigola e patate, inizia il mio divertimento. Per esperienza, dopo i primi piatti i commensali mi cominciano a perdere colpi. Opto quindi per 4 bocconi + rinfresco. 4 mini-millefoglie di pasta fillo con profumi di mare. Spigola e clementine, Coccio e maggiorana, Gambero e lime, moscardino e basilico. Al centro, un’insalatina di avocado e zenzero.

Per chi poi volesse un contorno, valeriana con arancia e melograno. E per chi ce la facesse ancora con il dolce, penso proprio di andare sia su uno strudel  di mele che su un crumble, sempre di mele.  Lo so, che non è una cena altoatesina, ma lo strudel  non l’ho mai preparato, e mi stuzzica farlo. Il crumble invece, è la mia ciambella di salvataggio: hai visto mai che lo strudel non venga bene…

Farò tutto al volo senza provare nulla.
I sapori saranno molti e i profumi anche. Sicuramente ci sono degli azzardi… ma come si fa a non azzardare quando le vittime sono parenti e quindi non possono sottrarsi?
Vorrei quindi un consiglio sugli abbinamenti.  Dei vini capaci di premiare la mia fatica, di esaltare i sapori e soprattutto di distrarre (stordire) i commensali qualora qualcosa non dovesse andare bene….

Buon Natale !