di Umberto Gambino

Verticale-Grecomusc-010Grecomusc’ (pronuncia rigorosamente locale: grecomussch, dalla contrazione di muscio) significa nel dialetto irpino che l’acino è decisamente più sgonfio (cioè “moscio”) rispetto al chicco del tradizionale Greco di Tufo. Grecomusc’ (si può scrivere anche con due parole staccate: Greco musc’) però non è solo un esercizio linguistico o di pronuncia. E’ soprattutto il nome di un vitigno autoctono a bacca bianca coltivato su piede franco fin da tempi molto antichi nel comprensorio di Taurasi.Un’area geografica campana conosciuta più per i vini rossi (segnatamente l’Aglianico) che non per i bianchi.

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di partecipare a quella che è stata la prima, “storica” verticale di Grecomusc’ mai organizzata finora. Tutti i presenti (molti giornalisti, enotecari, proprietari di ristoranti campani) hanno avuto la possibilità di assaggiare le sette annate fino ad oggi prodotte e imbottigliate di questo raro e sorprendente vitigno autoctono. L’ennesima conferma che nel nostro Paese abbiamo a disposizione un’enorme “miniera d’oro” sparsa fra vigne e cantine, a volte (purtroppo) dimenticata o trascurata.

L’interessante e inedita verticale è stata ospitata dal ristorante Rosiello di Napoli, in quel di Posillipo, su invito degli amici e colleghi Luciano Pignataro e Marina Alaimo e della cantina Contrade di Taurasi (20.000 bottiglie per 5,5 ettari di terreno vitati). Erano presenti Sandro Lonardo, titolare della cantina nonché lungimirante e coraggioso produttore del Grecomusc’ e Antonella Monaco, docente della facoltà di agraria dell’Università Federico II, la quale ha svolto una ricerca tecnico- storica sulle caratteristiche del vitigno.

Il Grecomusc’ (sinonimi: Rovello bianco o Roviello) era già coltivato in Irpinia alla fine dell’800. Fra le sue caratteristiche, il tralcio di colore rosso, la produzione abbondante e uniforme degli acini, la maturazione precoce (seconda, terza decade di settembre), il grado zuccherino elevato, la buona acidità totale del prodotto raccolto che cresce su terreni argilloso- calcarei. Dal punto di vista prettamente enologico – ha spiegato la professoressa Monaco – si potrebbe azzardare che è un bianco che si comporta da rosso.

Va dato gran merito a chi questo vitigno lo ha riportato alla luce, lavorato e prodotto, Sandro Lonardo, fino a imbottigliarlo e poi versarlo nei nostri calici. Emozionato, ma soddisfatto, non ha usato giri di parole per raccontarci la sua esperienza in vigna e in cantina: “Era un vitigno quasi scomparso dalla nostra terra. Già alle prime vinificazioni ci ha sorpreso. Alcuni ceppi si sviluppano ancor oggi su piede franco. Coltivare e far crescere il Grecomusc’ – spiega ancora Lonardo – ci aveva posto qualche problema. Eravamo arrivati ad un bivio non da poco: scegliere di allevarlo o fare come quasi tutti gli altri vignaioli e metterci a produrre Fiano, che da noi è il vitigno bianco dominante per eccellenza. Abbiamo deciso di lanciarci nella riscoperta del Grecomusc’. Mentre per i rossi produciamo due diverse tipologie di Taurasi Docg e un Aglianico Igt”.

 

Grecomusc’ Campania Igt Bianco – Contrade di Taurasi

Le sette annate in degustazione

2004

Non è un Grecomusc’ in purezza perché nel 5% dell’uvaggio sono compresi altri vitigni autoctoni della zona (Fiano, Moscatella, Coda di Volpe). L’enologo è Maurizio De Simone.

Bel giallo dorato luminoso. Al naso si apre con un elegante bouquet floreale di lavanda, seguito da note di thé verde, idrocarburo e nocciola tostata su uno sfondo agrumato. In bocca esprime morbidezza, freschezza, buon corpo e grande sapidità con un finale mediamente lungo in cui ritornano le note agrumate. Incide molto il legno. Il vino fa un passaggio di 3 mesi in barrique. Trovare un bianco del Sud ancora perfettamente integro e scattante come questo 2004 fa davvero piacere.

Sorprendente.

2005

Giallo dorato con riflessi oro verde. Decisamente vulcanico al naso, tanto da far passare in secondo piano gli altri odori che comunque vengono fuori, rigirando spesso il calice: erbaceo, agrume maturo, zafferano. Al gusto si presenta meno corposo rispetto al 2004 e con un’acidità scissa dalle altre componenti. Direi un vino più rustico e ancora scomposto. Il meno buono della verticale. In questo caso la maturazione è avvenuta in tonneaux da 5 ettolitri.

Vulcanico.

2006

Versato nel calice si presenta di color oro intenso. Le sensazioni olfattive virano decisamente sullo speziato con note di chiodi di garofano, accompagnate da aromi minerali e di nocciola tostata. Al palato è decisamente caldo, con l’alcol in leggera evidenza, abbastanza fresco e morbido, di medio corpo e buona persistenza. Anche in questo caso c’è stato un leggero passaggio in botti medio grandi.

Speziato.

2007

Per tutti i presenti è stato il vino più monocorde e meno fortunato del lotto, complice l’annata molto calda alle nostre latitudini. Al naso evidenti le note sulfuree con qualche parentesi floreale. In bocca si mostra essenzialmente salino, un po’ elementare.

Non giudicabile.

2008

Per la prima volta è Grecomusc’ in purezza, senza l’aggiunta di altri vitigni bianchi. Per la prima volta abbandonato il legno e si sente!

Di colore giallo paglierino intenso, sfodera aromi più eleganti, dal floreale di lavanda e ginestra al fruttato di pesca e susina, accompagnati da note di felce.

Al gusto è fresco, equilibrato, corposo, con una sapidità non eccessiva e un intenso retrogusto agrumato. La migliore annata fra le 7 presentate.

Appagante.

2009

Colore giallo paglierino e naso che oscilla dal vegetale al fruttato. Bella bocca fresca, piacevole, calda, equilibrata. Solo una spanna al di sotto del 2008.

Corretto.

2010

Cambia l’enologo (Vincenzo Mercurio) e cambia anche lo stile. E’ un Grecomusc’ forse ancora giovane da bere. Un po’ meno corposo rispetto alle annate precedenti, dai profumi varietali netti, è freschissimo in bocca. Lo proveremo con piacere fra qualche anno, aspettandone l’evoluzione.

Da aspettare.

 

Conclusioni finali

Se l’intento era quello di riportare alla luce e valorizzare un vitigno che rischiava di scomparire, beh, direi che l’obiettivo è stato centrato in pieno.

Secondo le previsioni dello stesso produttore, doveva essere un bianco beverino. Invece, anno dopo anno, è diventato un vino anche elegante, di prospettiva, sul quale però occorre lavorarci ancora un po’ sopra prima di trovare la formula migliore per tirarne fuori tutte le potenzialità. Certamente il Grecomusc’ non è e non sarà mai un vitigno facile.

Colgo l’occasione per ringraziare la famiglia Lonardo, Sandro e la figlia Antonella, che hanno organizzato l’incontro alla perfezione, con grande professionalità, disponibilità e simpatia.

 

Contrade di Taurasi via Municipio, 39
83030 – Taurasi (AV) Tel. 0827 74483

Sito web: www.contradeditaurasi.it