di Marilena Barbera
napoli-18 C’è la Napoli di sopra. 
Quella della luce di primavera che sbrilluccica sul Golfo, delle cartoline che incorniciano il Vesuvio addormentato, il profilo smozzicato a memoria di catastrofi.
C’è la Napoli struggente di Posillipo al tramonto, da buttarsi a perdifiato giù per i tornanti su una Bonneville celeste, senza respiro senza pensare, coll’aria fresca sulla faccia e lo sguardo fisso a Nisida, la Napoli dei baretti e dei lungomari, quella dello struscio passeggiato, liberato dalla cappa soffocante degli scarichi e ridato alla città, delle pizze sottili grondanti bufala opulenta.

C’è la Napoli dei quartieri e dei misteri, quella sublime e raccolta dei chiostri di maiolica dipinta e di marmorei, impalpabili velami, la Napoli piegata da millenni di scongiuri, di preghiere e pulcinella sogghignanti, apparecchiata tutto l’anno di presepi in cartapesta, quella dei mercati variopinti e contrattazioni in lingua originale.

E c’è la Napoli di sotto
.
Che è da dove vengono l’acqua e le pietre di Neapolis, la morte e la vita.
Ti afferri alla ringhiera umida di ferro arrugginito, abituando piano gli occhi al buio che ti avvolge mano a mano, mentre scendi lenta nell’oscuro ventre sotterraneo. Cunicoli strettissimi ti conducono alle bombe, che pensi tedesche e sono americane, pigramente spenzolanti dalle volte scavate a colpi di piccone nella roccia, a monito e memento. Dietro le grate, la polvere degli anni ricopre imparzialmente balocchi e carri armati, automobili in disuso, scarpe spaiate, ricordi ingialliti di foto abbandonate.
Ti addentri nel ventre della terra e l’aria si fa fredda, immobile, il silenzio sconfinato interrotto solo a tratti dal respiro dei compagni che seguono e precedono i tuoi passi incerti sul terreno scivoloso. In fila, l’uno dietro all’altro, aggiustiamo il nostro ritmo a quello delle acque che scorrono inesauribili intorno a noi in canali profondissimi, in pozze e piscine e vasche azzurrine opalescenti nella luce tremula dei moccoli.
Spente le risate e il chiacchiericcio, nessuno più ha voglia di parlare in quell’antro lungo cinquanta secoli e innumerevoli chilometri, che ha inghiottito e salvato migliaia di persone, che è il grembo e la nutrice della Napoli di sopra.
E tornare a respirare il sole ti pare un miracolo quasi impossibile.

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A proposito dell'autore

Marilena Barbera

Da bambina sognavo la carriera diplomatica, ma dopo la Laurea in diritto internazionale a Firenze ed un Master tributario a Verona il richiamo della mia Sicilia è stato più forte, tanto da riportarmi a casa dopo quindici anni di studio e di lavoro. Tornata a Menfi, mi sono tuffata a capofitto nell'azienda vinicola della mia famiglia, occupandomi inizialmente delle vendite e del marketing sia in Italia che, soprattutto, all'estero, riuscendo così ad assecondare la mia grande passione per i viaggi e per le culture lontane. Stando in cantina a tempo pieno mi sono poi perdutamente innamorata del vino: dapprima in punta di piedi, negli ultimi anni con sempre maggiore dedizione. Fare il vino, metterci le mani la testa e il cuore mi ha permesso di scoprire una dimensione che è fatta soprattutto di sperimentazione, nella ricerca di una sintesi tra la splendida natura che mi circonda e la mia aspirazione a interpretarne l'essenza.

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