di Patrizia Pittia 

Accolgo con immenso piacere l’invito per un weekend a Monaco di Baviera dall’amica Raffaella nonché vicina di appartamento (e compagna di merende per le nostre camminate mattutine prima del lavoro). Cimonaco-27 ritorno volentieri a Monaco dopo quasi vent’anni dalla mia ultima visita. Saremo ospiti della figlia Simona e del genero Enrico che ci abitano per lavoro da qualche anno (lui ricercatore informatico, lei con una laurea in scienze politiche e fra due mesi mamma). Partiamo in macchina in un sabato mattina freddo e nuvoloso, appuntamento alle otto. Pronti via. Prendiamo l’autostrada Udine-Tarvisio, c’è poco traffico e Raffaella guida con piacere. Ci fermiamo in autogrill a Tarvisio  per l’ultimo caffè italiano, quello che mi manca di più quando vado all’estero. Le Alpi Giulie ancora innevate ci illuminano la vista. Passaggio veloce in Austria, a Villach, poi attraversiamo Salzburg e quindi verso la Germania: arriviamo alla periferia  di Monaco verso le 14.30, puntuali  come da programma.


Da non credere: oggi c’è il sole e la temperatura è mite. Il navigatore ci porta nella zona residenziale di Monaco, a circa mezz’ora dal centro: ci addentriamo fra le diverse stradine tutte uguali, giardini lindi e ordinati, le palazzine in classico stile bavarese, poi al numero 4 di Alte Heide ci accolgono i due sposini. Dopo i saluti, in pochi minuti siamo già pronte per andare in centro: conviene prendere la metropolitana, qui molto efficiente, che si estende per 103 km. e serve 100 stazioni in  tutta la capitale bavarese. Dopo 10 minuti  siamo arrivati a Odeonsplatz, una delle piazze più belle di Monaco. A dominare la piazza, la seicentesca Theatinerkirche, la chiesa costruita  per i padri teatini e primo luminoso esempio di barocco italiano in Baviera. Bellissima! Il centro storico di Monaco è tutto pedonale. Così ci incamminiamo verso Marienplatz, il vero cuore della città, il vero salotto della città. Oggi è ancora più bella di come la ricordavo: negozi di ogni genere (abbigliamento, souvenir, profumerie), grandi magazzini di vetro pieni di luce, vetrine con prelibatezze gastronomiche e spezie di tutti i tipi da ogni parte del mondo. Io e Raffaella sembriamo due monelle e vorremmo entrare in ogni  negozio: degli ombretti in una profumeria attirano la nostra attenzione, impossibile non acquistarli. Qui la crisi riesci a non sentirla perché c’è vita e allegria e poi Monaco è sempre una città molto curata e ordinata.
Come non parlare delle birrerie di queste parti dove la birra è un vero culto: solo alcuni nomi famosissimi come Augustiner, Paulaner, Lowenbrau, Erdinger, Franziskaner. Pensate che in Marienplatz, nel Medioevo, si svolgeva il mercato del grano e del sale. Oggi, nel periodo natalizio, hanno luogo i classici, frequentatissimi e variopinti  mercatini che rendono l’atmosfera veramente magica. La piazza è dominata dal Neues  Rathaus (nuovo municipio), imponente edificio neogotico dove hanno sede gli uffici del sindaco e dell’amministrazione comunale. Costruito fra il 1867 e il 1908, comprende la torre alta 81 metri che domina la facciata principale e ospita il il celebre Glockenspiel, il più grande carillon della Germania in funzione due volte al giorno: alle 11 e alle 17.  Vicino a Marienplatz c’è la cattedrale di Monaco, la Frauenkirche, che risale alla fine del ‘400: una chiesa ampia e solenne con i suoi 2 campanili gemelli, alti 99 metri dalla caratteristica punta a forma di cipolla.
Ora, prima di andare a cena, in una birreria storica, non può mancare una visita al Viktualienmarkt, il  più famoso mercato all’aperto di Monaco, una struttura in funzione da oltre due secoli, in cui fanno bella mostra di sé banchi di frutta e verdura ordinati e coloratissimi, distese di formaggi e fiori e, ora, per il periodo pasquale, uova colorate, corone di ulivo e addobbi vari. Spicca il caratteristico Biergarten, il giardino della birra ai piedi del maibaum, il colorato albero della cuccagna del 1° maggio, alto 30 metri, intagliato e decorato nel legno, dipinto (ovviamente) con i colori della Baviera.
E ora, dopo 4 ore di camminata, stanche ma euforiche, eccoci alla Hofbrauhaus (chiamata anche Hb), la birreria più famosa del mondo: 3000 posti a sedere e 250 dipendenti. Al pianterreno si trova il salone, quello più frequentato con volte affrescate e lunghi tavoli in legno massiccio;  al primo piano le sale più tranquille e riservate; al secondo piano la sala delle feste (in questo periodo è chiusa per restauro). D’estate si può mangiare all’esterno nel biergarten. Noi quattro (ci sono anche Simona ed Enrico che hanno prenotato per tempo) ci accomodiamo al piano terra, dove l’atmosfera è di un’allegria contagiosa e piacevole. Merito dei camerieri nei loro costumi tradizionali bavaresi e soprattutto degli orchestrali che intrattengono i numerosi clienti con musiche tradizionali.
Questa birreria ha una sua storia: è stata per lungo tempo uno dei principali teatri della politica tedesca: era proprio qui che Adolf Hitler intratteneva i monacensi con la sua arte  oratoria. Ma torniamo alla nostra cena. Decidiamo di degustare i prodotti tipici bavaresi. La birra più diffusa tipica bavarese è la lager, una birra a bassa fermentazione, bionda con malto d’orzo e luppolo, perfettamente equilibrata. Io ordino un piatto di wurstplatte  (tre tipi diversi di wurstel  grigliati sopra un letto di crauti) abbinati ad una dunkel lager scura (una birra a bassa fermentazione dal gusto più “maltato” e speziato) che si abbina molto bene ai wurstel dove il “maltato” della lager scura compensa l’acidità dei crauti. Raffaella prende la lager bionda con il bratwurst, una salsiccia chiara delicata con i crauti. Più complesso il piatto scelto da Enrico: una wiener schnitzel von bajrischen kalb mit kartoffen salat und preiselbeeren (cioé: cotoletta  impanata con insalata di patate e mirtilli rossi e, a parte, una palla di patata affogata in un sughetto). In abbinamento  la weizen una birra bionda al malto di frumento, leggermente asprigna. In questo caso il lievito rimane in sospensione dando un aspetto opaco alla birra: la weizen viene servita nel classico bicchiere a forma di vaso da 0,50 centilitri. La freschezza della weizen pulisce bene  la bocca dalla  impanatura della cotoletta. Simona  opta per il bierkutschergulasch (spezzatino di maiale con canederli di pane e spezie: sono dei gnocchetti a base di farina di grano tenero, uova e acqua). In abbinamento la weisse analcolica, una birra aromatica e fresca. Naturalmente io e Raffaella degustiamo le nostre birre nel classico boccale da un litro. Gran finale con il dolce tipico della birreria il kaiserschmarrn (pasticcio dell’imperatore), un dolce casareccio preparato all’istante con uva passa e zucchero glassato servito con mousse di mele. Davvero delizioso!
La serata volge al termine: rientriamo a casa stanchissimi e felici di aver trascorso un pomeriggio ricco di emozioni per la vista e per tutti nostri sensi. Domenica mattina sveglia  alle nove. Il programma prevede prima colazione e passeggiata per l’Englischer Garten. Prima però è d’obbligo una puntata al caffè Munchner Freiheit, già affollatissimo: un enorme locale su tre piani in cui l’entrata rappresenta il classico invito a nozze per i golosi: un lungo banco colmo di torte e dolci di ogni tipo e il classico pane brezel a forma di anello con due estremità annodate, a base di farina di grano tenero, malto, lievito di birra, acqua e bicarbonato. Per i monacensi la prima colazione è sacra: loro prediligono il salato, mentre noi, da bravi italiani, scegliamo la classica colazione con croissant  krapfen e cappuccino. Ora verso il Englischer Garten, il giardino inglese, il grande parco pubblico polmone verde della città che è anche uno dei parchi pubblici più grandi del mondo. E’ tutto un susseguirsi di ampi spazi alternati a ruscelli e laghetti. Oggi la giornata è uggiosa ma nelle giornate di sole il parco si riempie di gente, sia per lunghe camminate o per giri in bicicletta o a cavallo. All’interno del parco troviamo una grande struttura in legno stile pagoda: è la chinesis turn (torre cinese) composta da 5 piani collegati tramite una scala a chiocciola. La torre è circondata da un biergarten da 7000 posti a sedere per seguire i diversi concerti che si svolgono nel periodo estivo.
Si sono fatte le 13 e dobbiamo rientrare a Udine. Come sono passati in fretta questi due  giorni, letteralmente volati! Ho riscoperto però una città stupenda con tante persone educate e gentili. Monaco è città ricca, tecnologicamente all’avanguardia, ma amante delle proprie tradizioni: merita di essere visitata. Spero di ritornarci molto presto. Un ringraziamento particolare alla cara Raffaella e a Simona ed Enrico che sono stati dei bravi e pazienti ciceroni. Non vedo l’ora di vedere il loro piccolo gioiello.
Auf wiedersehen Monaco

Link:
www.hofbraeuhaus.de
Platzl 9 80331 – Munchen; email: hbteam@hofbraeuhaus.de  

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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