di Patrizia Pittia

Carissimi lettori, riuscire a portare sedici amici enoappassionati nella terra dove il Pinot Nero  ha trovato il suo habitat naturale e dove si è iniziato a fare Metodo Classico dal 1865 non è stato poi così difficile.  Alzataccia, ritrovo alle 6 in una bella domenica di maggio: ci attendono 420 Km all’andata e altrettanti al ritorno, ma l’obiettivo è molto intrigante. A Santa Giuletta, frazione Castello, nella prima fascia collinare dell’Oltrepò Pavese, ci attende un produttore davvero “speciale” fuori dalle righe, addirittura “vulcanico”, che della sua filosofia di vita ne ha fatto un lavoro. Ci siamo conosciuti a Ein Prosit,  a Malborghetto, dove da diversi anni propone i suoi vini naturali, senza compromessi. Vini non immediati, da capire. Perciò mi ero ripromessa di andarlo a trovare. Detto fatto: in perfetto orario, usciamo allo svincolo Broni-Stradella e siamo in Lombardia, in provincia di Pavia. Da Broni iniziamo a vedere le prime colline baciate dal sole. Saliamo verso la frazione Castello percorrendo una strada con molte curve e una bella pendenza. Una deliziosa abitazione bianca ci attende con annessa la cantina. Stefano, abbronzatissimo ci viene incontro sorridente e loquace come sempre.  Nonostante la stanchezza, dopo cinque ore di auto, ci trascina in vigna per raccontarci la sua storia perché il vino, ci dice “si fa in vigna”.

LA VIGNA E L’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Siamo nella fascia collinare che per la viticoltura della zona parte dai 70 ai 500 metri di altitudine: noi siamo alla base di questo  trapezio, l’unica realtà in Italia che conta 42 comuni in collina vitati. Siamo sulla destra del fiume Po, la strada provinciale (la Romera la strada vecchia dei Romani) divide la pianura dalla collina. Panorama stupendo: all’orizzonte un alternarsi di colline mentre i  filari si trovano sia in orizzontale che in verticale, senza  terrazzamenti in grande pendenza. Ciò è dovuto a smottamenti e frane del terreno avvenuti anni addietro. Tutto intorno una serie di boschetti che proteggono le viti dai venti freddi.
Dal 1700 la famiglia Milanesi fa vino. Gli ettari vitati da 2 iniziali oggi sono 11. Stefano, che è enologo, racconta che da diversi anni ha iniziato a seguire i dettami dell’agricoltura biologica e dal 2007 ha avuto la certificazione. Le vigne sembrano gioielli, ora nella fase di germogliamento e fioritura. Hanno un’età che va dai 10 ai 70 anni quelle di Barbera, Croatina e Uva Rara.
I vigneti sono situati in zone diverse: più calde per la Croatina e il Cabernet Sauvignon, più fresche per il Riesling Italico e il Pinot Nero. Il terreno ha un buon drenaggio ed è formato da limo, tufo, marne, arenarie, sabbie, fossili, sassi colorati. Rispetto ad altre zone dell’Oltepò qui la maturazione delle uve è anticipata di 8-15 giorni, a causa delle correnti che provengono dal Golfo del Tigullio in Liguria. Nota incredibile: sui muri del castello vicino crescono i capperi come in Sicilia.
Seguiamo Stefano che, con passo deciso, in discesa lungo una parte sterrata ci porta a scoprire le sue viti. Per prima, ecco la Croatina. Il nostro vignaiolo ci spiega che le prime 4 gemme di questa pianta sono solitamente sterili: impossibile coltivarle a cordone speronato, il Guyot si adatta meglio, ma va potato lasciando sempre il tralcio che ha fruttificato l’anno precedente.
La pianta di Croatina è quella che da più lavoro in vigna: vegeta molto e fa molte femminelle che già si vedono numerose.

“Non uso concime da decenni – spiega Stefano – l’unico nutrimento sono i tralci da potatura secca e verde e l’erba che vengono macinati insieme. Il peso dei grappoli è in relazione alla vigoria della vite e alla fertilità del terreno: nelle zone meno fertili  produce meno e si fa una cernita dei grappoli. La Croatina è parecchio tannica con molti polifenoli. E’ uno dei quattro vitigni al mondo che contiene più sostanze antiossidanti e quindi fa anche bene alla salute. Bastano pochi giorni di macerazione:  le uve devono essere mature, con questi tannini importanti il vino deve affinarsi per diverso tempo, a differenza di molti produttori che la mettono in commercio ancora giovane usando chiarifiche e trattamenti a base di proteine animali, cosa che io non uso. Perciò mi ritengo un produttore “vegano”, anzi un “eno-artigiano” perché qui si versa davvero il sangue in vigna. Si fa lavoro di zappatura manuale e le erbe infestanti vengono estirpate a mano”.

La cura maniacale di Stefano continua anche nel lavoro in cantina dove le uve, dopo la vendemmia, arrivano sane e mature. Anche il vino si cerca di mantenerlo sano operando solamente una filtrazione prima dell’imbottigliamento e nessuna filtrazione per il Metodo Classico, come vedremo dopo.
L’esposizione dei vigneti è da Sud-Est a Sud-Ovest, per una produzione che va dai 35 ai 65 quintali per ettaro, ampiamente sotto le rese delle Doc. “Dal 2004, per scelta, tutti i miei vini sono Igt o senza nessuna indicazione – aggiunge Stefanoogni vino ha in etichetta un nome identificativo: per la Croatina non posso scrivere Bonarda perché lo autorizza solamente la Doc dell’Oltrepò Pavese, cosa assurda. Fondamentale per me, oltre la piena maturazione delle uve, è l’equilibrio di tutte le sostanze che le compongono. Ai lati dei filari potete vedere gli alberi dei gelsi: fu Federico il Moro a incentivarne la coltivazione per allevare i bachi da seta”.

Dopo un po’ di sali e scendi per le colline, troviamo un  vigneto misto, poi le piante di Uva Rara, che non ha l’acidità della Barbera, non ha la tannicità della Croatina, ma dà un buon frutto dalla buccia sottile. Si chiama in dialetto Rèra perché più della meta degli acini, dopo l’allegagione (fase iniziale dello sviluppo dei frutti), cadono a terra.
Siamo poi alla Barbera, un misto di viti più o meno giovani con foglie più piccole, prezzemolate. E infine il Pinot nero (il vino bandiera dell’Oltrepò) allevato a cordone speronato con due gemme: una vigna del 2007. Stefano innamorato del suo territorio: lo senti da come ne parla. La sua simpatia ha contagiato tutti e nonostante il caldo e la stanchezza il tempo vola presto. E’ il momento del pranzo in sala degustazione: una struttura che fa anche da magazzino che si trova vicino alla cantina con sassi a vista. Una grande tavola imbandita ci attende: incontriamo qui la riservata e bella Simona, la moglie di Stefano, di origini umbre, che ci ha preparato il pranzo degustazione.

TASTING

VESNA nature 2012 – blanc de noir da Pinot Nero
Sorpresa!!! Sboccatura in diretta per questo Metodo Classico da uve Pinot Nero vinificato in bianco, uno spumante di cui Stefano va molto fiero: la pressatura delle uve avviene in piccoli torchi verticali per estrarre il mosto fiore senza aggiunta di lieviti selezionati, il vino rimane sulle fecce senza nessuna filtrazione fino in primavera, periodo in cui avviene la presa di spuma. Ha riposato tre anni in bottiglia. Giallo paglierino intenso, prima i sentori di lievito, poi le note fruttate, la mela e grande mineralità che ritorna al primo sorso. Struttura elegante, sostenuta da una piacevole acidità e sapidità. Nonostante sia stato appena sboccato è un gran vino. Lo gustiamo con i diversi salumi del territorio che Simona ha preparato: Coppa lasciata macerare con vino e spezie, saporita Pancetta che ha maturato oltre due anni nella propria cotenna, Salame casalingo tipo Varzi da maiali allevati in campagna come un tempo, con mais e crusca.

POLTRE BIANCO 2014 (Cortese, Riesling Italico, Trebbiano Toscano, Sauvignon, Pinot Nero)
Le uve vengono vendemmiate in diverse fasi fino alla piena maturazione. Il Riesling e il Sauvignon sono vinificati assieme, il tutto dopo breve macerazione sulle bucce, solo su lieviti indigeni. Ha maturato in cemento, poi imbottigliato senza chiarifiche e filtrazioni con una piccolissima aggiunta di solforosa.
Nel calice giallo dorato, al naso note fruttate mature, di mela cotogna, poi si apre su sentori di idrocarburi. In bocca intenso, di grande freschezza e sapidità.
Simona ci coccola con del pane fatto da lei, ripieno di salumi e formaggio, crostini con fetta di pancetta, gheriglio di noce e miele. Diversi formaggi, dal Gorgonzola dolce, latteria e tipo taleggio.

TECLA Croatina 2007
Le uve raccolte mature hanno macerato 8 giorni e maturato in cemento. Rosso granato. Al naso note evolute, frutta rossa sotto spirito, note speziate. “E’ questa una caratteristica di questa zona dell’Oltrepò Pavese”, spiega Stefano. In bocca ritornano le note fruttate, i tannini eleganti, ancora giovani, l’intensità. Sorprendente. Simona, aiutata dalla figlia Elisa, ha sfornato un pasticcio con pomodoro fresco, carne, poca besciamella e mozzarella: delizioso.

ELISA Barbera 2009 Cru (dedicato alla figlia)
Il vino è amicizia, simpatia, amore. In ogni etichetta di Stefano la dedica a una persona a lui cara.
Una parte di arenaria usata per realizzare la Certosa di Pavia è stata prelevata in una cava adiacente al vigneto. Le viti della Barbera che contribuiscono a questo cru sono vecchie di 40 anni. Macerazione per un giorno. Poi, dopo la fermentazione, si è affinata per 5 anni in barrique usate di rovere francese e bulgaro. Rosso rubino intenso, sentori di marmellata di frutta, spezie dolci, note balsamiche. In bocca tannini morbidi e l’acidità della Barbera si bilancia perfettamente. Intenso e di lunga persistenza: da invecchiamento.

HELGA Pinot Nero 2009
Dal 2012
questo vino si chiama Neroir. Le uve sono raccolte a mano e selezionate. Un giorno di macerazione, poi maturazione in vasche di  cemento. Colore rosso rubino; al naso all’inizio chiuso, poi note di violetta, rosa canina e piccoli frutti rossi, decisamente minerale. Tannini eleganti e finale intenso con note fruttate, piena  espressione del territorio.

ALESSANDRO Cabernet Sauvignon 2011 Cru (dedicato al figlio)
Il terreno sabbioso è un habitat naturale per questo vitigno internazionale, in un vigneto esposto a Sud-Ovest. Uve raccolte mature con bassa produzione. Dopo 10 giorni di macerazione ha fermentato sui lieviti indigeni in barrique usate dove si è affinato per tre anni e mezzo. Rosso rubino intenso tendente al granato. Profuma di frutta rossa, la ciliegia in primis, spezie dolci intense, tabacco e cioccolato. Al sorso tannini elegantissimi, si mangia la ciliegia, caldo, equlibrato, lunga persistenza gusto-olfattiva: un vino da masticare.

OPPURE Croatina Riserva 2010
La “Croatina secondo Stefano”. Uve mature, dodici giorni di macerazione, fermentazione e affinamento per tre anni in barrique e tonneaux di rovere usati.
Profumi intensi di frutta matura sotto spirito, vaniglia e spezie. In bocca tannini potenti ancora da domare, l’acidità della Croatina è ben equilibrata. Lungo e intenso. Chapeau al produttore che ha creduto in un vitigno dalle grandi sorprese grazie al lungo affinamento.

La simpatia e allegria di Stefano ha contagiato tutti. Prima di partire, visita veloce alla cantina dove troviamo, oltre alle cisterne in cemento, le barrique, i tonneaux e alcuni contenitori sempre-pieni in vetroresina per il vino sfuso. Allineate le pupitres dove riposa il rosè da Pinot Nero, quasi pronto per la sboccatura: Stefano alza una bottiglia per far vedere, in controluce, i lieviti accumulati lungo il collo.
Dobbiamo rientrare, salutiamo l’eno-artigiano e Simona. Davvero una bella esperienza che meritava il lungo viaggio per una giornata vissuta intensamente con un uomo tutto d’un pezzo: un produttore da amare.

Azienda Agricola STEFANO MILANESI
Strada Vecchia per il Castello 4 – 27046 SANTA GIULETTA PV
milanesistefano@inwind.it
www.stefanomilanesi.it

Vitigni coltivati
Bianchi: Cortese, Riesling Italico, Sauvignon, Trebbiano Toscano, Vermentino
Rossi: Croatina, Uva Rara, Barbera, Pinot Nero, Cabernet Sauvignon

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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