di Michela Pierallini 

carmine-09“Amore ma sei sicuro che sia la strada giusta? Ma dove mi stai portando?” chiedo io mentre mi guardo intorno.  Abbiamo da qualche minuto lasciato la strada principale di Miane, poco dopo Follina, e stiamo percorrendo un tratto fuori dal centro abitato, in mezzo agli alberi, con la neve ancora integra e magicamente bianca. Mi sa che la stanchezza mi si legge chiara in faccia perché quando sono rientrata a casa da lavoro Gianluca mi ha detto :”Datti una rinfrescata che usciamo subito, ti faccio una sorpresa!”.  E, infatti, siamo qui, lui che sta guidando ed io che cerco di fare qualche foto per immortalare piccole casette in pietra col vialetto innevato, la legna accatastata pronta per il fuoco, gli alberi spogli e grosse pietre sparse qua e là. Sembra di essere in un’altra dimensione. Apro il finestrino per ascoltare il silenzio, respiro l’aria che profuma d’inverno e guardo il cielo carico di stelle. “Guarda l’orsa maggiore! Amore fermati! Guarda l’orsa maggiore!!” ormai è consuetudine. Fin da quando, bambina, mio padre mi ha mostrato le costellazioni, mi entusiasmo come se aspettassero me ed io loro.

S’intravede una luce in lontananza…ci stiamo avvicinando….arrivati! Siamo in alto e dalla staccionata di legno si vede il panorama notturno fatto di luci colorate.

Entriamo e sentiamo lo schioppettio del fuoco e una bellissima musica di sottofondo. L’ambiente è piccolo, molto accogliente e caldo. Panche di legno per sedersi intorno al caminetto, che  in Trevigiano si chiama  larin, e una pentola di coccio piena di frutta secca a disposizione per gli ospiti. I nostri posti sono vicini al fuoco e il vino rosso, in una brocca, è già in tavola. Mi sembra di essere la principessa di una fiaba! Un bel ragazzo piuttosto giovane ci chiede cosa vogliamo bere e poco dopo, una bella ragazza allegra e ancora più  giovane, ci illustra i piatti della serata. I prodotti sono della loro fattoria: dalla carne alle verdure e tutto il resto è fatto in casa, dalla pasta al pane fino ai dolci. L’antipasto è un piatto ricco di colori e di sapori. Alcuni profumi mi portano indietro nel tempo, come quello della frittata con la cipolla e la pancetta. Si sente che è cucinata con le uova di qualche gallina ruspante che se la gode raspando dove vuole. Il salame si scioglie in bocca e i crostini con il lardo anche. Mentre mi godo le mie prelibatezze, allungo il braccio per rubare le tagliatelle con il cinghiale dal piatto di Gianluca. Non è previsto dal galateo ma io mugolo lo stesso…mm..ma quanto è buono!?! E con l’antipasto se n’è andata la prima bottiglia di prosecco frizzante.

Decidiamo entrambi per la tagliata di manzo accompagnata da patate arrosto ed erbe cotte. Non ho parole per descriverla, davvero. Cotta perfettamente, al sangue ma senza goccia, gustosa e  morbida come se non avesse fibra. Mi sembrava che il vassoio fosse troppo pieno per noi ma fra una chiacchiera e un bicchiere di cabernet l’abbiamo svuotato. Per il dolce c’è sempre un po’di spazio e così abbiamo concluso la nostra deliziosa cena  con una crema di mascarpone al caffè e amaretti. Persi l’uno nello sguardo dell’altro siamo andati a sederci intorno al camino e, prima ancora di chiederli, sono arrivati i caffè insieme ad un’ampolla di grappa.
Bene, ora voglio parlare un po’ con questo giovane ragazzo e conoscere la storia del suo  particolare agriturismo. Luca ha 26 anni e due sorelle che lo aiutano, Daniela, di 25 e Sara, la ragazza conosciuta stasera, di 21. Tutti e tre lavorano con il padre nell’azienda di famiglia, dove producono di tutto. Ci sono un piccolo vigneto di cabernet e prosecco, la stalla con i bovini da latte e da carne, i suini, gli asini, i prati per il foraggio, l’orto di stagione e il bosco per la legna. C’è anche il maneggio, di cui Luca va orgoglioso perché i cavalli li ha montati fin da piccolo e sono la sua grande passione. Gli chiedo dove abbia imparato a cucinare e la sua risposta mi piace molto: “Ho imparato sbagliando”. Certo che di momenti da osservare ne ha avuti, dato che la famiglia aveva una malga dove lui e le sorelle trascorrevano le vacanze estive a fare formaggi. Luca ha un’umiltà fuori dal comune e sembra quasi arrossire alle mie domande. Ci vuole un grande senso del dovere per fare la sua vita. Tutto quello che a me sembra divertente lui lo fa ogni giorno, con fatica e costanza, e col sorriso sulle labbra.
Mi parla dei suoi esperimenti, alcuni ben riusciti, e fra aneddoti e racconti mi elenca tutto quello che può offrire nel suo agriturismo. Formaggi molli e stagionati, speziati con peperoncino e origano. Ricotta all’erba cipollina e ricotta affumicata. Salame, sopressa, pancetta, ossocollo, cotechino, salsicce, e tutto quello che dal maiale si ricava per la cottura sulla brace e allo spiedo. Preferisco non dilungarmi sui puledri in cucina perché mi piacciono vivi ma per gli amanti di questa carne, si trovano anche quelli. Non mancano il manzo e la selvaggina, in particolare cervo e cinghiale che popolano abbondantemente queste zone. L’orto è di stagione e fino a esaurimento perciò non è detto che si trovino sempre gli stessi contorni, variano secondo  quel che si raccoglie. La stagionalità vale anche per i funghi e per le erbe selvatiche. È appena finito il periodo della zucca e del radicchio e dai primi di marzo s’inizia con il tarassaco, poi ci saranno i rust, che sono i germogli del pungitopo, e varie erbe utilizzate per risotti, crespelle e altri piatti. Ovviamente il bosco regala anche frutti rossi per dolci e grappe aromatizzate.
Qualche grappa l’ho bevuta e mi è piaciuta per la sua delicatezza. Finocchio, arancio e caffè, miele e castagne, menta, cornole, cumino, melograno, rust, ginepro e pino mugo, queste sono soltanto alcune delle etichette che ho letto sul tavolo coperto di bottiglie e bottigliette. In un posto così fuori dal mondo non si può che fare prove di cucina, ci siamo solo noi e la natura!
Il locale che ci accoglie era una stalla fino a pochi anni fa e tutt’intorno c’era solo bosco. Luca Parussolo ha lavorato per due anni alla sua realizzazione e il trattore era l’unico mezzo con il quale accedere, sia per la strada dissestata sia per la mancanza di un posto dove parcheggiare. Gli si legge negli occhi la fatica mista all’orgoglio di essere riuscito in questa bella impresa. Sono conquistata da tanta passione e caparbietà e, prima di andarmene, mi tolgo l’ultima curiosità: “Perché il nome Domus Carmine se ti chiami Luca?” “Perché questa è la valle del Carmine. E perché la parola Domus significa punto di incontro” E gli incontri qui si fanno davvero. Luca organizza durante l’anno delle serate a tema dove gli ospiti si siedono tutti insieme alla stessa tavola: la festa di fine estate, mio west, il raduno dei trattori, l’ossada, e chi vuole saperne di più, si può informare sul sito www.domuscarmine.it
Domus Carmine, azienda agrituristica. Via Carmine, 150  31050 Miane Treviso

 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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