di Silvia Parcianello
sangiosilvia-06 A volte capitano cose strane. Da quando, una manciata di anni in realtà, frequento lo sfavillante mondo del vino ho sempre trascurato la Toscana. Nei miei pellegrinaggi a Vinitaly, Merano Wine Festival e degustazioni varie sono sempre stata attratta da altre zone di produzione vinicola, relegando la Toscana al “se faccio in tempo”, “se al pomeriggio sono ancora in grado di sentire qualcosa”
via discorrendo con scuse di ogni tipo e una lacuna che aumentava. Non so perché, non sentivo empatia per questo territorio… forse di Chianti e di Brunelli si parla molto e alla fine mi è subentrato il pregiudizio di conoscerli solo per via descrittiva (erroraccio) o forse per un minimo di campanilismo che al momento dell’assaggio di rossi di un certo peso mi portava dritta dritta e con grande soddisfazione verso la Valpolicella.

Sia come sia, la mia personale lacuna andava, e va tuttora, colmata. La prima mano verso la redenzione me l’ha tesa un grande sommelier, e amico, Filippo Franchini, senese fino alla punta dei capelli, Miglior Sommelier dell’anno Fisar in carica. Il mese scorso ad Abbadia Isola, un paesino incastonato tra colline senesi, la Fisar delegazione Valdelsa ha organizzato una bellissima degustazione in cui, con l’aiuto di Filippo, sono riuscita a cominciare il mio viaggio attraverso le varie espressioni del Sangiovese in terra toscana, sia esso il Sangiovese piccolo che dà origine ai vari Chianti e Chianti Classico, sia esso il Sangiovese grosso, papà del grande Brunello di Montalcino. Il tutto condito da piatti fenomenali e una visita della città di Siena in uno dei suoi momenti più particolari, l’estrazione delle ultime contrade che correranno il Palio.

Sacro e profano, tradizione e leggenda, un po’ come i “magnifici 6”, 3 Chianti e 3 Brunelli che con Filippo Franchini mi sono divertita a selezionare per proporli a Wining.

Castello della Paneretta Chianti Classico DOCG, 2010: cominciamo con un bicchiere di color rosso rubino molto intenso, quasi impenetrabile. Prodotto nel comune di Barberino Val d’Elsa da uve 90% Sangiovese e 10 % Canaiolo. Al naso frutta matura mista a speziatura dolce, vaniglia, cioccolato.  In bocca conferma le note rotonde dei profumi e viene arricchito da un tannino vigoroso che dà corpo e struttura alla beva, lasciando il fin di bocca pulito e con una leggera nota di caffè. Portatemi una bistecca alla fiorentina, please.

Il Cellese Chianti Calssico DOCG, 2010: ci spostiamo nel senese, a Castellina in Chianti, per conoscere un vino che esprime tutte le caratteristiche della zona. 85 % Sangiovese, 15% Canaiolo, rosso rubino intenso nel bicchiere. Le note olfattive lasciano immaginare il sole del versante senese del Chianti Classico: frutta rossa matura e fiori, rosa e viola su tutti. Poi arrivano le spezie date dal legno. Morbido e rotondo in bocca, anche se la mia guida Filippo Franchini consiglia di lasciarlo a maturare un altro annetto per permettergli di dare il meglio di sé. Pappardelle al cinghiale, ça va sans dire, siamo nel cuore della Toscana.

Poggio Teo – Valiano Chianti Classico DOCG, 2008: chiudiamo i “magnifici 3 Chianti” con un vino prodotto al 100% da uve Sangiovese. Siamo ancora nel senese, a Castelnuovo Berardenga. Nel bicchiere questa volta ho rosso granato, molto piacevole alla vista. Elegante al naso, predomina la ciliegia matura pronta a diventare confettura, magari addizionata con spezie, pepe, cannella vaniglia, cioccolato. La sua versione solida o gelatinosa sarebbe perfetta con un pecorino stagionato. In bocca è strutturato e morbido e il finale balsamico e giustamente tannico lo rende raffinato e invoglia a un secondo bicchiere. Lascerei perdere gli arrosti, questo vino merita un piatto con più struttura.

Brunello di Montalcino Villa Poggio Salvi DOCG, 2008, 100 % Sangiovese grosso: ciò che sorprende di questo Brunello è il colore rosso rubino intenso che non lascia presagire i 5 anni di invecchiamento che ha già subito. Il bouquet che si presenta al naso è delicato ed elegante: frutta rossa con rosa e cannella, quasi orientaleggiante. In bocca ha una buona struttura e un fine tannino anche se prevalgono leggermente le note dure, acidità e sapidità. Questa caratteristica fa sì che un vino del genere si possa acquistare e poi dimenticare in cantina…Filippo sostiene che la sua longevità possa superare i 20 anni. Formaggi stagionati, sarà scontato ma a volte non serve andare a cercare per forza il coup de théatre!

Brunello di Montalcino Collelceto DOCG, 2008, 100 % Sangiovese grosso: il mio Maestro pone particolare attenzione a questo vino, in quanto rispecchia tutte le caratteristiche del territorio da cui proviene, quel suolo costituito da matrici franco-argillose con ricchezza di scheletro che di fatto fanno la fortuna di tutti i Brunelli. Rosso rubino con riflessi granato, al naso è fine ed elegante con frutta rossa matura e fiori di viola, completati da spezie e una bellissima nota balsamica. In bocca è equilibrato e avvolgente, con un bel tannino vigoroso che chiude la beva con una nota piacevolmente amarognola. Questa volta il cinghiale finirà in umido anziché sul sugo delle pappardelle.

Brunello di Montalcino Paradisone Colle degli Angeli DOCG, 2007, 100% Sangiovese grosso: l’azienda che lo produce dice che a Montalcino il vino è una religione. Nel bicchiere il granato prende il sopravvento e i profumi si sprigionano già mentre il vino viene versato nel bicchiere. Sembra il sospiro di un adolescente che si rende conto di dover per forza crescere. Amarena e frutti rossi sotto spirito, pepe, cannella, vaniglia, caffè, cuoio, viola. Anche il più inesperto dei degustatori potrebbe indovinare i sentori perché… c’è di tutto.  Al palato è robusto, sapido e morbido. Vellutato e persistente. Vino da meditazione. Bere, se possibile, in piacevole compagnia.

Cosa ho imparato

Non è vero che il sentore di “vecchia botte toscana” è caratteristica irrinunciabile dei Chianti.
La via Francigena, oltre che essere frequentata dai pellegrini di tutto il mondo, divide la zona Chianti Classico dalla zona Chianti.
Il Palio di Siena è dei Senesi. Noi forestieri possiamo assistervi ma non lo capiremo mai fino in fondo. Per fortuna questo non accade con il Brunello di Montalcino.
Il Sangiovese, grosso o piccolo che sia, se vinificato bene sprigiona aromi di viola.
E’ considerato lesivo della reputazione di un sommelier bere una tisana alla fine della degustazione. Per cui, ora, dopo la degustazione virtuale su Wining non azzardatevi a farlo.

Links:
www.fisar.it
www.paneretta.it
www.ilcellese.it
www.tenutepiccini.it
www.villapoggiosalvi.it
www.collelceto.it
www.paradisone.it

 

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Trentasei anni, trevigiana, capelli rossi e lentiggini, tendenza all'anticonformismo. Sommelier Fisar dal 2010, dal 2012 collaboro anche con la guida "Ristoranti Che Passione". Una laurea in giurisprudenza e un lavoro in banca sono riusciti, solo in parte, a darmi rigore perché in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Sia questo istruire un mutuo, degustare un vino, sfinirmi in piscina e dare il massimo in una gara di nuoto, provare e recensire un ristorante. O scrivere un pezzo per Wining. Il cibo e il vino sono per me sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e del mezzogiorno d'Italia. In casa mia è difficile trovare un pomodoro a dicembre, non fosse altro perché sa di plastica. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell'era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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