di Rossella Marino Abate
Varcare la soglia della cantina Marco De Bartoli è sempre un’emozione, farlo in compagnia di un gruppo di amici innamorati del vino e di Marsala diventa addirittura eccitante. Quando si entra nel vecchio Baglio debartoli-11a Samperi è come entrare in una macchina del tempo, e quale metafora è più calzante dai De Bartoli, il tempo e la macchina, tradizione e velocità. Cromosomico debartoliano binomio.
Renato – uno dei tre figli di Marco – è così: in un’apparente anonima mattinata di tardo autunno ti chiama e ti dice: “Stasera siete a casa da me per cena. Ciao”. Beh, già la giornata ti cambia, anche perché non ti da spazio di replica e quindi inizi a pensare chissà che vuole fare stasera, chissà se cucinerà lui e chissà cosa si berrà. Per chi vive di vino non ci sono ingredienti migliori di questi per la ricetta di una serata giusta.
E allora acceleri tutte le cose che devi fare nel pomeriggio e sposti quelle programmate per la serata, velocemente ti prepari ed è tutta una corsa. Una corsa veloce per andare dove? Verso dove il tempo si è fermato, dove le lancette dell’orologio magicamente rallentano, dove il cellulare non ha campo e dove nessuna App funziona. Parcheggi  nel silenzio della campagna marsalese, che pace, che silenzio, in quel preciso istante i sensi si amplificano, si ritornano ad assaporare le sfumature che ci circondano ma improvvisamente nel buio senti un caloroso: “Benvenuti!!! Come state?”. Eccolo Renato che finalmente ci fa accomodare in cucina.
Sì proprio così, lui non ti fa entrare dalla porta principale, passare per un sontuoso corridoio e ti fa accomodare in un barocco salotto. Lui ti fa entrare dalla e nella cucina. In quel preciso istante ti senti veramente a casa. Ed inizia il viaggio nel passato, ricominci a sentirti bambino, come quando appena arrivavi a casa dopo la scuola correvi dalla mamma, e dove stava? In cucina ovviamente.

“Cosa beviamo?” Beh direi un TerzaViagrillo metodo classico, perfetto per un caloroso brindisi, ma che non riesci a contestualizzarlo al solo aperitivo, ti insegue e diventa un ottimo partner per tutta la serata.
La serata continua in compagnia di altri amici e di un giovane Chef, Francesco che ci fa scoprire le sue abilità, davanti ha un tavolo di esigenti, attenti, curiosi, critici compagni ma soprattutto cultori assoluti del buono.
L’antipasto, una passata di fagioli borlotti e calamaretti scottati in padella, con crostini di pane all’aglio, guarniti da olio evo nuovo che equilibra e lega tutti i sapori,  è accompagnato da tre Champagne: “La Closerie” da Pinot Meunier, un Blanc de blanc “Gaston Chiquet” e da un biodinamico “Flery”. Eleganza, salinitá, mineralitá, fattori che non possono mancare in uno champagne. Ma per me vince il Pinot Meunier con le sue sfumature croccanti che ricordano la crosta di una baguette appena sfornata. 
Man mano che Francesco ci racconta i suoi piatti, Renato ci propone i vini.
Con il primo, un risotto carnaroli con gambero rosso e carciofi alla filangè sapientemente fritti, viene abbinato un Grappoli del Grillo 2002. Per raccontare e capire questo vino delle semplici parole non bastano, ci vuole pazienza, tempo e curiosità. Perché dalle erbe mediterranee (origano, rosmarino) si passa a note leggermente più complesse e profonde di frutta secca, mandorla, noci con una ricchezza e complessità assoluta, una robustezza agreste che ti scalda, ne berresti un bicchiere dopo l’altro e poi ancora e ancora.
La serata è alternata da momenti di puro piacere culinario/enoico dove pareri, opinioni riescono a movimentare gli animi di tutti i commensali aumentando  l’entropia culturale della serata e da momenti di ricordi, storie e racconti del Marsala, della famiglia De Bartoli e del suo grande protagonista, Marco.

Emozionante ascoltare Franco Rodriguez (enotecario e cultore storico di Marsala, Enoteca Garibaldi) sugli incontri/scontri con Marco, che l’hanno fatto diventare quel personaggio  tanto avanguardista (velocità) e tradizionalista (tempo) criticato dell’enologia siciliana in passato.
La serata prosegue con un secondo a base di involtini di Sarde e ricotta aromatizzata al finocchietto selvatico su vellutata di “qualeddro” (verdura che cresce spontanea nelle campagne siciliane) innaffiato delicatamente da Ornellaia ed Equinotium e poi si chiude con un tiramisù al Vecchio Samperi e con l’assaggio di svariate altre bottiglie, Marsala Superiore 1987, Bukkuram1985, Josephine Dorè una vendemmia tardiva di grillo 1998 e poi di nuovo Marsala.
Un vino su tutti ha lasciato l’indelebile segno: un Vecchio Samperi trentennale, una collezione della famiglia De Bartoli, 999 bottiglie, a noi il piacere di assaggiare la numero 257. Sarò anche di parte, ma un sorso di quel vino a me riesce ad emozionare più di qualsiasi altro super vino. Dentro ad un bicchiere non ci sono solo profumi, ma ci sono tutti quei fattori che lo hanno reso un grande vino, il legno delle botti di affinamento, il calore della mia terra, lo scirocco le giornate siciliane, una complessità data dalle note di agrumi e di mandorliana pasticceria e l’amore che un uomo ha trasmesso ad una terra tanto amata!
Rimpiango di non aver conosciuto di persona Marco De Bartoli, ma Renato, i fratelli e la sua famiglia, riescono a trasmettere quello che è stato il padre e tutte le volte che esci da Samperi si ha come la sensazione di avere tante certezze nella vita, tra tutti quelle della semplicità e dell’amicizia, valori vitali.

Link: www.marcodebartoli.com

Marco De Bartoli di Renato, Sebastiano e Giuseppina De Bartoli –  Contrada Fornara Samperi, 292 –  91025 Marsala (TP). Tel. 0923 962093 – Fax 0923 962910.
Vitigni coltivati: Grillo, Zibibbo, Cataratto. Ettari di vigneto coltivati: 20 (di cui 12 a Marsala e 8 a Pantelleria). Enologo: Renato De Bartoli.

e-mail.: marcodebartoli@marcodebartoli.com