1. di Umberto Gambino
    Cinzia Merli:

“E’ il vino che parla, a noi spetta solo il compito di amplificare la sua voce”.

Raccontare un’azienda attraverso le donne e gli uomini che le danno vita, il territorio vivo, pulsante in essa e provando a descrivere le dodici annate del suo vino bandiera è allo stesso tempo facile e difficile. Se hai la fortuna di trovarti a Le Macchiole diventa facile perché trovi la massima espressione possibile di tutte queste componenti (persone, prodotti, territorio e tanto altro). E’ però difficile perché, quando scrivi la fine dell’articolo, dentro di te emerge un dubbio: ma ho dimenticato qualcosa d’importante? Speriamo di no.

Il sole di fine estate picchia forte quando il pullmino arriva nella spettacolare via Bolgherese. Siamo a 5 chilometri dal Mar Tirreno, dalle lievi alture si riesce a scorgere perfino l’Arcipelago Toscano con l’Isola d’Elba. La via Bolgherese in questo tratto è proprio quella de…
“I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guardar…”.
Via poetica, carducciana, ma anche via dei vini e delle più rappresentative cantine bolgheresi. Spettacolo, emozione, immediato flashback nel ritornar scolaro delle elementari. I cipressi alti e schietti in duplice filar sono proprio lì, intatti, imponenti quasi a scortare quel nastro d’asfalto che altro non è che una sorprendente strada del vino.065-20160922_171949b

Le Macchiole è oggi identificabile soprattutto con Cinzia Merli, la piccola e grande, fragile e forte, coraggiosissima titolare. Sorriso timido, vera anima di una realtà non solo enologica fortemente voluta, giorno per giorno, pezzo per pezzo, acino per acino… e bottiglia per bottiglia. E’ soprattutto lei che si è ritrovata all’improvviso a dover gestire la pesante eredità lasciata dal marito, Eugenio Campolmi, scomparso nel 2002 a soli 40 anni.

Ma tornando alla nostra visita, l’accoglienza a noi enogiornalisti è di gran livello: generosissima (buffet ricco per rifocillarci) e calorosa. Cinzia è con i figli Elia e Mattia, già a pieno titolo entrati nell’avventura “macchioliana”, con il fratello Massimo, fondamentale agronomo contadino, con Luca Rettondini, enologo aziendale, con gli amministrativi Gianluca Putzolu, Veronica Veltro e Pietro Mastellone. Staff al completo, ad accoglierci e a portarci in giro in una full immersion nell’universo de Le Macchiole.015-20160922_160835

Prima tappa: andare a fotografare le squadre di cernita intente a sgranellare i grappoli di Cabernet Franc appena vendemmiato. La “tripla selezione” degli acini è una precisa caratteristica aziendale.

Sulle uve destinate ai tre vini di punta – Paleo Rosso, Scrio e Messorio (25% della produzione) –  dopo l’accurata selezione dei grappoli in vigna (prima cernita), si effettua un’ulteriore doppia cernita: prima sul grappolo intero (su un apposito tavolo ad hoc), poi sul diraspato (su un tavolo adiacente, a cura di una squadra tutta al femminile). Questo consente di lavorare solo con l’acino perfettamente maturo. Questa tripla selezione sulle uve destinate ai vini più importanti consente a Le Macchiole di svolgere macerazioni lunghe ed estrazioni più selettive.

Nel vigneto

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Il racconto dei vigneti è a cura di Massimo Merli (di tanto in tanto fraternamente interrotto da Cinzia). “Siamo davanti a un corpo di 17 ettari complessivi di vigne: 7 ettari di vigneto ad alta densità, 10.000 ceppi per ettaro; poi  un altro corpo da 5,5 ettari a 7.500 ceppi per ettaro e un altro più piccolo da 3,5 ettari, il più vecchio, chiamato Puntone che risale al 1994. In totale, con altri appezzamenti, possiamo contare su 27 ettari vitati. Abbiamo puntato su Merlot, Cabernet Franc e Syrah, e sui bianchi Chardonnay e Sauvignon Blanc. Allevamento a Guyot in tutti i vigneti, tranne che per il Puntone. Dal 2002 abbiamo scelto il biologico e da qualche anno stiamo introducendo la biodinamica. In tutte le vigne si fa grandissimo lavoro manuale”.

“Perché la scelta del Guyot? E’ un sistema di allevamento – continua Massimo – che ci permette di gestire ottimamente la crescita della pianta e di avere una parete sempre giovane perché il cordone con il passare degli anni tende a invecchiare e deteriorarsi. Il Guyot ha un rinnovo vegetativo nuovo, si controlla meglio la vigoria della pianta. Questi sono terreni generosi. Alta densità d’impianto e Guyot ci permettono di calibrare la vigoria delle vite. Si producono solo 800-1000 grammi di uva per pianta. I vigneti sorgono su terreni di origine alluvionale, fertili, argillosi, profondi, elastici e dotati di un ottimo scheletro”.
Interviene Cinzia, sorridendo: “Voglio fare per la prima volta la sborona: i vigneti delle Macchiole sono i più curati della zona”.
Massimo: ” Non abbiamo un protocollo preciso e rigido sui lavori in vigna: ogni anno decidiamo gli interventi da fare, di volta in volta, sulla base dell’andamento stagionale, mantenendo comunque dei punti fermi. Con grande attenzione per capire i tempi e gli sviluppi”.
Cinzia: “E’ vero che siamo in una parte della costa baciata da Dio, vicina al mare, sempre ventilata: un vantaggio notevole. Però il caldo si sente”.
Massimo: “Il clima molto favorevole è anche uno dei motivi che ci ha convinti a scegliere un biologico direi talebano. Oltre al fatto di volerci bene noi stessi, visto che nei campi ci andiamo noi e non vogliamo affatto avvelenare la vigna con la chimica. Se non facciamo noi il biologico in una zona bella e favorevole come questa, chi dovrebbe farlo?”.

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Massimo: “Con il biologico usiamo per le difese della vigna solo prodotti di contatto come rame e zolfo. Stiamo tuttavia tentando di abbassarne i quantitativi. Quest’anno abbiamo praticamente azzerato l’uso di zolfo con un solo intervento in tutta l’annata. In alternativa usiamo prodotti naturali: estratti di erbe con dei bacilli antagonisti dell’oidio. Il biodinamico sarà lo step successivo: l’obiettivo è lavorare per migliorare la qualità del terreno”.
Cinzia: “A Bolgheri la qualità dei terreni è molto diversificata all’interno dello stesso appezzamento. Noi abbiamo scelto di piantare le diverse varietà di piante in quasi tutte le parcelle. E’ vero che così ci complichiamo la vita perché la raccolta è super parcellizzata. All’interno di ogni parcella facciamo tre, quattro raccolte diverse, ma in  questo modo otteniamo diverse espressioni della stessa varietà che vengono vinificate separatamente in cantina dove l’enologo Luca si diverte. In questo modo, per ogni annata, possiamo creare un blend con la stessa varietà proveniente da diverse vigne. Vi posso garantire che, spesso, il risultato è molto diverso da vigna a vigna. Noi, producendo monovarietale, ci giochiamo questa carta”.

Note tecniche fitosanitarie e biodinamiche
Per difendere il terreno dal punto di vista fitosanitario, a Le Macchiole – come ha spiegato Massimo – usano solo rame e zolfo. Da cinque anni si sta sperimentando la diminuzione della quantità di rame e l’eliminazione dello zolfo con l’aiuto dei cosiddetti “induttori di difesa”. Per combattere la Tignola si usa il metodo della confusione sessuale aggiungendo interventi con bacillus thuringiensis.
Dal punto di vista biodinamico, invece, è stato introdotto l’utilizzo di due preparati: il 500 (cornoletame) che serve a migliorare la vitalità del terreno, e il 501 (cornosilice) per la parte aerea delle piante e per il frutto. In alcuni casi vengono usati anche propoli, valeriana e ortica in aiuto alla difesa fitosanitaria.

In cantina

044-20160922_165505Protagonista della scena è l’enologo aziendale Luca Rettondini (pisano, con esperienze significative in Australia, a Margaux in Francia, nel Chianti e a Montepulciano), subentrato nel gennaio 2008 al collega Luca D’Attoma“E’ fondamentale per noi la selezione dell’acino. Lavorando al 100% sulla stessa uva, la selezione varietale deve essere massima. Scegliamo macerazioni molto lunghe, di un mese, sul Merlot e sul Cabernet Franc, grazie alla pulizia delle parti verdi. Sul Merlot quest’annata 2016 ci riserverà vini molto più profumati con tannini morbidi. Per il Bogheri (blend di Merlot, Syrah e Cabernet Franc) macerazione veloce di 10 giorni con fermentazione sulle fecce: è il nostro primo vino, di bevibilità immediata. Sui vini Messorio, Paleo e Scrio – che affronteranno il legno – il corredo polifenolico dovrà essere diverso. Per il Cabernet Franc usiamo il cemento italiano naturale: facciamo follature e meno rimontaggi. Possiamo parcellizzare: dividere anche una sola vigna piccola in più parcelle. Per ogni parcella sappiamo qual è la sua qualità controllando lo storico. Per il Merlot abbiamo trovato, all’interno del Vignone, delle parcelle che si adattano bene anche al cemento. Per il futuro, pensiamo di eliminare l’acciaio a vantaggio del cemento”. Per il 90% del Cabernet Franc e il 50% del Merlot la vinificazione si svolge in vasche di cemento naturale a temperatura controllata. Le restanti percentuali sono vinificate in acciaio. Tutti i vini rossi svolgono fermentazioni malolattiche spontanee in vasca.

Rettondini: “Per noi la macerazione è una parte importantissima della vinificazione, dopo ovviamente l’affinamento in barrique. Fondamentale è assaggiare i vini tutti i giorni per decidere i rimontaggi. Cerchiamo di non toccare mai troppo le bucce, fare rimontaggi corti e non stressare troppo le vinacce.
Nell’uso dei legni cerchiamo di mantenere una qualità costante. Lavoriamo con cinque tonnellerie francesi, prima ne avevamo dieci. Facciamo il taglio prima di andare in barrique: quindi stesso vino su diverso legno. Su ogni vino c’è un 75% di legno nuovo e un 25% di secondo passaggio, ma il taglio finale può essere anche 100% di legno nuovo. Ci lasciamo sempre un margine e ogni anno scegliamo quale legno usare. Per il Messorio 2014 abbiamo usato al 100% legno nuovo. Noi lavoriamo molto con le tostature graduali, mai legno bruciato. Questo ci consente di allungare l’affinamento del vino nel legno: dalle annate 2007 e 2008 con 16 mesi di permanenza in legno fino ai 22 mesi delle annate recenti. Ce lo consentono le tostature e le grane differenti”.

Verticale di Messorio – Vent’anni di un super Merlot raccontati attraverso dodici annate

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L’incipit non lascia dubbi: un grande vino porta in sé soprattutto passione ed emozione: “Raccontare come nascono i nostri vini è sempre difficile – spiega Cinzia – perché è come descrivere i propri sentimenti più profondi. Sono infatti le emozioni quelle che ci guidano nel momento in cui un vino prende forma: tanti gli assaggi che si fanno, tanti i momenti di discussione, tante le autocritiche.. momenti importanti che fanno parte della nostra vista professionale ma anche, e soprattutto, personale. Perchè a Le Macchiole sono fondamentali la condivisione e la partecipazione. Quando ci troviamo tutti insieme davanti alle vasche e ai tagli da degustare siamo pronti a metterci in gioco, a confrontarci, a volte anche in modo deciso, su dove vogliamo arrivare e sui risultati da ottenere. Credo sia questo il passaggio chiave nella produzione dei nostri vini: è il vino a dover parlare. A noi spetta solo il compito di amplificare la sua voce”.

Messorio era il nome che una volta si dava in campagna al periodo della mietitura, quello più importante, una volta legato al grano e ora, per Le Macchiole, identificato con la vendemmia. Messorio è sempre rimasto Igt Toscana, sempre 100% Merlot. Mutati invece, negli anni, i vigneti di provenienza delle uve. Il fascino, la qualità media (altissima), l’espressione, la perfetta corrispondenza con il territorio, sono rimasti sempre inalterati. Il termine “Eccellenza” calza perfettamente a questo vino. La carrellata sui vent’anni di questo elegantissimo Merlot bolgherese parte dall’annata più vecchia.

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1994 – Il Merlot longevo, padre di tutti i Messorio
Uve provenienti dal vigneto Contessine, impiantato dieci anni prima. Affinamento 18 mesi in barrique da 112 litri. L’annata è stata segnata da piogge primaverili frequenti e da temperature più basse della media, poi un’estate calda ha favorito lo sviluppo delle viti. Solo 600 le bottiglie prodotte.

Rosso granato ancora integro nel calice. Nonostante i 22 anni trascorsi, il vino si dimostra integro,  di grande freschezza, evoluto negli aromi e al gusto. E’ arioso, quasi selvaggio, intriso di spezie come il pepe rosa. Vira poi su aromi evoluti di tabacco, caffè e cioccolato scuro. Lieve e morbido al palato, come un perfetto Merlot deve essere, scorre ben equilibrato nei suoi tannini finissimi. Nel finale riemerge il pepe. Non un vino muscolare, ma senz’altro longevo.

1995 – La grande freschezza
Stessa vinificazione e affinamento del precedente. Primavera tarda ed estate irregolare con qualche pioggia, ma ad agosto le temperature sono aumentate. Bottiglie: 800

Naso che si apre timidamente su tinte floreali e di piccoli frutti in confettura, poi ecco le note di cannella e tabacco dolce. E’ misurato, circoscritto al sorso, ha tannini ben assorbiti e freschezza inalterata. Bel retrogusto di frutta in confettura.

2000 – Il piccante
Nel blend raccolto ci sono anche le uve del vigneto Puntone, impiantato nel 1993. Sempre 18 mesi di affinamento in barrique da 112 litri. Le bottiglie prodotte sono 6000. Primavera eccellente, estate regolare e molto calda: vendemmia anticipata di dieci giorni a causa delle maturazioni precoci.

Rosso granato nel calice che si presenta con un bel bouquet di spezie e pennellate aromatiche: bacche di ginepro, chiodi di garofano, pepe nero, cannella, un flash di piccante, rosmarino, poi in sequenza il cacao e una nota tostata. Sorso immediato, morbido e caldo, tannini fini. Appare un po’ meno fresco, paradossalmente, rispetto alle due annate più vecchie, rispecchiandosi nell’annata calda.

2001 – Il “diverso”
Da uve raccolte dai vigneti Contessine, Puntone e Vignone (piantato nel 1999). Sempre 18 mesi di barrique e 8000 bottiglie. Inverno mite con anticipo di germogliamento, poi i danni di una gelata alla vigilia di Pasqua. Primavera fresca, maggio caldo, estate nella norma. “Un’annata complicata” in vigna.

Al naso fungo e sottobosco, sostanzialmente terroso, poi spuntano il pepe nero, la componente vegetale e il miele millefiori. Fluisce fresco e dinamico su un binario tannico molto presente, con qualche spigolo che non guasta affatto. Parere soggettivo: è molto buono, ma completamente diverso dai precedenti.

2004 – “Ricco e vanigliato”
E’ l’annata del decennale, frutto del blend dei tre vigneti. Bastano 16 mesi di barrique piccole. 8500 bottiglie prodotte. Andamento climatico molto regolare, senza eccessi né d’inverno né d’estate.

Rosso granato impenetrabile nel calice. Ricco e piacevole con evidenti riflessi caldi, macerati, pepati e di macchia mediterranea. In bocca è intenso, fresco, avvolgente: viaggia su un tannino elegante e presente. E’ di buona persistenza e chiude su una morbida nota di vaniglia.

2006 – Il concentrato
Nel blend entrano le uve di quattro vigneti diversi: Casa Vecchia (piantato nel 1983), Puntone, Casa Nuova (dal 1998) e Vignone. Non ci sono più le uve del vigneto originario Le Contessine. L’affinamento dura 16 mesi in barrique nuove, per il 50% da 112 litri e per un altro 50% da 225 litri. 9200 bottiglie che escono sul mercato a tre anni dalla vendemmia.

Un vino “problematico” lo definiscono Cinzia e Massimo, che deriva da un’annata altrettanto problematica: inverno rigido e piovoso, primavera calda e soleggiata, agosto caldo ma non torrido. Rosso granato. Sentori vanigliati che proseguono su un frutto concentrato di marmellata di more, un po’ segnato dal legno. Bocca imponente, corposa, tannino fine e finale non lunghissimo. E’ il meno buono fra i tanti buonissimi di questa “bella dozzina”.

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2008 – Il Merlot della svolta
Uve da due soli vigneti, Puntone e Vignone. Fermentazione per 20 giorni, in parte in acciaio e in parte in tini di legno. Invecchiamento: 14 mesi per il 75% in barrique nuove e 25% in barrique di secondo passaggio, tutte da 225 litri. Poi 16 mesi di affinamento in bottiglia. Prodotte 10.000 bottiglie in commercio a tre anni dalla vendemmia.

Da quest’annata l’azienda cambia totalmente le piccole botti adoperate per l’invecchiamento. Il passaggio di stile si vede. E’ anche la prima annata curata dall’attuale enologo Luca Rettondini (subentrato al collega Luca D’Attoma). Andamento climatico regolare, inverno non rigido, piogge ben distribuite, primavera mite. Un’annata perfetta, con maturazioni perfette delle uve e gradazioni alcoliche non elevate.

Ecco un naso decisamente fine e intenso, in linea sullo stile Merlot. Sa di vaniglia, caramello, mentolato, confettura di ciliegie. Sensazioni che si ritrovano tutte, coerenti, nel gusto altrettanto intenso, piacevole, avvolgente, morbido e setoso, nei suoi tannini fini. lungo. Davvero un guanto di velluto elegante, un vino modernissimo!

2009 Faticoso, ma in evoluzione
Stessi tempi e metodi di vinificazione del 2008. Affinamento per 17 mesi in bottiglia, 10.000 quelle prodotte. Inverno regolare, primavera fresca e piovosa, poi asciutta; inizio d’estate calda con un anticipato sviluppo delle piante. “Un’annata faticosa”.

Rosso rubino nel calice. Frutti di bosco, spezie nere, pepe rosa, rosmarino e un corredo di note dolci come il caramello. Al palato sfila morbido, caldo e setoso, quasi magro, chiudendo un po’ amarognolo. Ha molti margini di miglioramento.

2010 – Il Merlot in frac
Dopo 20 giorni di fermentazione, parte in acciaio e parte in tini di legno, invecchia sempre per 14 mesi in barrique da 225 litri, per il 75% nuove e per l’altro 25% di secondo passaggio. Affinamento per 17 mesi in bottiglia. Prodotte 10.000. Primavera fresca e piovosa, vendemmia ritardata volutamente per aiutare la maturazione delle viti e la concentrazione delle uve. Fine estate splendida e corredo aromatico perfetto grazie alla forte escursione termica giorno/notte. E’ stato possibile ottenere vini freschi e complessi con un contenuto minore di alcol.

Questo Merlot è davvero un bel vedere e un bel gustare! Si avverte nettamente l’influsso marino con le sue note iodate, di macchia mediterranea, piccole pennellate di spezie, liquirizia, fiori di violetta e tabacco dolce. Si sorseggia con soddisfazione: è intenso, fine, molto equilibrato, freschissimo, con tannini setosi.  Bel finale balsamico. E’ un vino garbato che garba, bevibile ed elegante. Il migliore di tutta la verticale.

2011 – Il maturo
Vendemmiato nella prima decade di settembre, invecchia 20 mesi: 75% in barrique nuove e 25% in barrique di secondo passaggio. Stabilizzazione per 2 mesi in cemento, poi 20 mesi di affinamento in bottiglia. 10.000 bottiglie prodotte. Estate calda con forti escursioni termiche e leggera pioggia a rinfrescare. Uve mature e perfette. Una delle migliori vendemmie degli ultimi anni.  In vendita dal febbraio 2015.

Spicca fra gli altri nella sua veste rubina fitta. Emerge una bella nota di ciliegia sotto spirito su un tessuto di aromi più scuri, nettamente balsamici e di pepe nero. Presente, ma non troppo, l’effetto legno che non dispiace. Al palato subito un tannino presente, in evoluzione, morbido ma non troppo, corposo, di grande freschezza. Piacevole, in evoluzione. Da riassaggiare più avanti trovandolo migliorato.

2012 – Il lunatico
Uve sempre raccolte dai vigneti Puntone e Vignone. Fermentazione di 25 giorni, parte in acciaio e parte in tini di legno. Invecchiamento di 20 mesi sempre per tre quarti nuove e per un quarto di secondo passaggio. Poi stabilizzazione di un mese in cemento e 18 mesi di bottiglia. 9500 le bottiglie prodotte. Sul mercato nel febbraio 2016. estate molto calda e secca, poi qualche pioggia. Annata difficile a detta dei vignaioli.

All’inizio è un po’ timido al il naso: lo definisco “lunatico”. Emergono sentori di spezie, bacche e more. Al palato è ancora giovane, irruento, tannico, spigoloso, non lunghissimo nel finale.

2013 – Grande potenzialità: presto il migliore
Fermenta per 30 giorni in parte in acciaio e parte in cemento. Invecchiamento 20 mesi, 70% in barrique da 225 e 228 litri nuove e 30% in barrique di secondo passaggio. Poi stabilizzazione di un mese in cemento e affinamento 18 mesi in cemento. 11.000 bottiglie commercializzate dal febbraio 2017 (perciò le abbiamo assaggiate in anteprima assoluta). Piogge invernali abbondanti, primavera fresca e piovosa, con escursioni termiche estive. L’annata perfetta, secondo gli esperti.

Bella veste rosso rubino. Nei profumi la verve giovane del Merlot Bolgherese, tra fiori di violetta, more fresche e spremute ragionevoli di vaniglia. Si beve benissimo: pronto, morbido, fresco, finissimo e vivace nei tannini. E’ un vino scattante, snello, vivace, molto elegante. Quando uscirà sul mercato esprimerà tutto il suo potenziale: ne siamo certi.

La nostra personale classifica della verticale, in ordine di piacevolezza:
2010 – 2008 – 2013 – 2011 – 1994 – 2004

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L’asso nella manica de Le Macchiole

Sta tutto – secondo noi e non solo – nello stile e nella filosofia aziendale. Le Macchiole è una realtà viva che non si adagia mai sugli allori, ma che si mette sempre in discussione, alla ricerca continua di metodi per migliorare sempre la qualità già altissima dei vini prodotti. E poi, si vede già dall’approccio con i visitatori, dallo stile, dall’eleganza dell’accoglienza che inizia fin dal sorriso timido ma spontaneo della titolare, Cinzia Merli, e prosegue con l’immediatezza più contadina del fratello Massimo, poi con la bravura mai spocchiosa dell’enologo Luca Rettondini, e si riflette in un futuro già presente dei figli di Cinzia e del compianto Eugenio, Elia e Mattia. Senza dimenticare il resto dello staff e le squadre dei vendemmiatori e delle vendemmiatrici, preziosissime per selezionare gli acini e “fare qualità vera” fin dal raccolto. Definirei queste etichette come i “vini del sentimento”.

Le Macchiole anno per anno
Nel 1983 Eugenio Campolmi e la moglie Cinzia Merli decidono di scommettere su un sogno: smettono di fare i commercianti e acquistano pochi ettari in un terreno che si affaccia sulla via Bolgherese coltivato all’epoca solo a grano e olivi. L’idea era: “Partire dal vigneto e investire tutto sperimentando su varietà allora poco usate a Bolgheri”.
La prima produzione è del 1987, con una linea che non esiste più; nel 1989 nasce il Paleo Rosso.
Negli anni ’90 Eugenio e Cinzia puntano tutto sui vini da monovarietali per interpretare il territorio di Bolgheri con vini unici.
Nel 1994 nascono Messorio (100% Merlot) e Scrio (100% Syrah) e nel 2001 Paleo Rosso (100% Cabernet Franc).
Nel 2002 la scomparsa di Eugenio: tocca alla moglie Cinzia prendere in mano le redini dell’azienda insieme al fratello Massimo. Possiamo ben dire: missione compiuta alla grande!

Messorio04 – Calligrafia di un sentimento
E’ un’idea lungimirante e generosa nata dalla sensibilità di Cinzia Merli finalizzato a valorizzare il territorio Bogherese, attraverso le cinque cornici 16:9 in corten, donate al Comune di Castagneto Carducci, che inquadrano alcuni dei luoghi narrati dal poeta Giosuè Carducci. Ma per conoscere i dettagli di questo originale progetto leggete quest’altro articolo di Wining. Stay with us!

Info
Azienda Agricola Le Macchiole  di Cinzia Merli Campolmi
Via Bolgherese 189/A – 57020 Bolgheri (LI) – Tel. 0565 766092
info@lemacchiole.it
www.lemacchiole.it
Ettari vitati: 27
Vitigni coltivati: Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Chardonnay, Sauvignon Blanc
Bottiglie prodotte: 160.000 (70% di quota export in 44 paesi)