di Silvia Parcianello
Il Mercato dei Vignaioli Indipendenti che si tiene ogni anno a Piacenza nell’ultimo weekend di novembre è una gran festa.
Immaginate 600 vignaioli appassionati, pronti e disponibili a raccontarsi e a raccontare la propria azienda. 18.500 presenze in due giorni, un ‘infinità. Tutti sorridenti, curiosi, in vena di far festa. Assaggiare vini di tutta Italia in ordine sparso, innamorarsene e poterli acquistare là, subito. Sempre che siate riusciti ad accapparrarvi un carrello. Oltre a tutto ciò quest’anno c’era un’ampia area relax dove potersi rifugiare e gustare specialità gastronomiche. Un panino con i salumi piacentini consente una maggiore resistenza all’alcol.

Enrico Togni

 

Ci si trova così a cominciare con il vignaiolo più rock di tutto il mercato, Enrico Togni, azienda Togni Rebaioli, che dalla Valcamonica produce dei vini identitari e indimenticabili. Su tutti il Marti Cuntrare, un metodo classico da uve Erbanno in purezza, acidità ficcante e succosità al gusto melograno. E’ la prima degustazione del mattino ma Enrico ci costringe a provare anche i rossi, tutti di gran carattere. E nel carrello metto anche un nebbiolo in purezza.

Qualche stand più in là Camillo Favaro e il suo mondo fatto di attenzione estrema alla natura e alla qualità in quel di Piverone, azienda Favaro Benito. L’Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2017 è una lama tagliente di acidità che lascia una lunga sensazione di pulito. L’Erbaluce di Caluso Tredicimesi, con un breve passaggio in legno, aggiunge potenza e note leggermente più morbide. Applausi per entrambi.

Continuiamo con le bollicine, d’altra parte siamo a fine anno e il carrello dovrà ospitarne parecchie. Calatroni, Oltrepo’ Pavese è una sicurezza. L’intera produzione è degna di nota ma il rapporto qualità prezzo del Pinot 64, blanc de noirs da pinot nero è inarrivabile. Pulizia e profondità per una bollicina da usare tranquillamente a tutto pasto.

Incontriamo poi il folletto Braulin, un sauvignon elegante e fruttato proveniente da Cividale del Friuli, azienda Lis Fadis. Azienda singolare Lis Fadis (traduzione “le fate”), che produce principalmente rossi e a ogni bottiglia dà il nome di un folletto.

Grande scoperta Mattia Filippi, un ragazzo trentino che produce vini che egli stesso definisce “ortodossi”.  La produzione aziendale è limitatissima, i vini da urlo, le etichette molto belle. Non posso resistere dall’acquistare il metodo classico non dosato Augusto Primo, uno spumante di ottima struttura ed estrema pulizia. Per la cronaca ne ho portato via una cassa.

Luca Ferraro

 

 

Luca e Paola Ferraro di Bele Casel, profondo territorio del Colli Asolani Prosecco Docg hanno portato a fare un giro al mercato Fivi anche Bepi, uno spaventapasseri insolitamente ingrassato per l’occasione.  Vignaioli al 100% di origine controllata e garantita propongono una singolare confezione natalizia a base di Colfondo e sopressa col filetto. Trevigianità assoluta.

Camilla Rossi Chauvenet

Che dire infine di Camilla Rossi Chauvenet e della sua bellissima azienda in Valpolicella. Massimago propone un Valpolicella Superiore, il Profasio, che ha pochi rivali, con marasca fragrante e speziatura profonda. Ma quello che colpisce di questa giovane vignaiola è la capacità di svecchiare alcuni clichè del territorio veronese. Con la corvina produce anche un metodo charmat rosato che chiama Magò e che è un soddisfacente aperitivo. Ancora, sempre con la base del  Magò arriva il Zurlie, definito confidenzialmente un “vino da giardino”, l’anello di congiunzione tra il vino e la birra, un rifermentato in bottiglia da 500 ml.

E ancora, Luigi Maffini e il suo Kratos, fiano dal Cilento di grande spessore, Rita Babini di Ancarani Vini e il redivivo Centesimino, vitigno autoctono da poco riscoperto. Il Sangiovese di Romagna Marta Valpiani Rosso, fruttato e gustoso.

E tanti altri. In un giorno non sono mai abbastanza quelli che si possono visitare. Ma nel 2019 ci sarà un altro Mercato, e sarà ancora festa grande.