di Silvia Parcianello

Mi piace parlare di vino in modo schietto, a tinte forti. La componente emozionale da cui non si può prescindere in nessuna degustazione non dovrebbe farcelo apprezzare ma farcene innamorare, farci, appunto,la Kursaal_affollata emozionare. Una delle occasioni migliori per provare questo genere di sensazioni è senza dubbio il Merano Wine Festival, esclusiva rassegna voluta e creata da Helmuth Kocher, che dal 1992 delizia la cittadina altoatesina. Dal 9 al 12 novembre il meglio dell’enogastronomia italiana e internazionale si è data appuntamento al Kurhaus di Merano: oltre alle selezionatissime aziende vinicole, erano presenti, nel padiglione Culinaria, i produttori di ogni genere di bontà, dai salumi ai dolci lievitati, dal tartufo al cioccolato. Nella Gourmet Arena si sono esibiti nello show cooking 13 chef, di cui 6 stellati. Da rimanere storditi.
Ma a Merano è di vino che principalmente si parla e di vino ora vi parlerò. A tinte forti. Mi è stata affidata la missione di individuare per i lettori di Wining i vini che mi hanno emozionato di più. Ammetto che non è stato facile data l’offerta di livello altissimo e il mio poco tempo a disposizione, oltre al fatto che il mio naso e la mia bocca a un certo punto hanno chiesto giustamente pietà. A ogni modo, ecco la mia personale dozzina di emozioni, in ordine crescente, come se dovessimo servirli in una interminabile piacevolissima cena. Pronti? Via…

Monsupello, 2006 Classese Millesimato Brut Oltrepò Pavese DOC –
 Tradizionalmente apriamo la nostra immaginaria cena con una bollicina. E che bollicina! Ottenuta per il 90 % da Pinot Noir e il rimanente 10 % da Chardonnay, 60 mesi a maturare sui lieviti. Elegante, corposo, forte. Il crudo di pesce, anche il più saporito, gli strizza l’occhiolino.
Firriato, 2011 Favinia, Sicilia IGT – Già sapere che questo vino viene dall’Isola di Favignana è emozionante. Sapere che è la prima volta che viene prodotto aumenta l’emozione. Assaggiarlo e sentire le note aromatiche dello zibibbo sposare quelle più fresche del Grillo, fondendosi in un bianco sapido, armonico e unico nel suo genere, danno il colpo di grazia. Ogni preparazione a base di pesce: seguite il vostro personale gusto.

Volpe Pasini, 2011 Zuc di Volpe Sauvignon Colli Orientali del Friuli DOC – Elegante! Non spreco altri aggettivi per questo Sauvignon friulano perché non ce n’é bisogno. Ricorda i Sauvignon prodotti nella Valle della Loira, non a caso considerati tra i migliori del pianeta.  Si presta a pesce e crostacei, ma io lo accompagnerei a uno dei piatti più comuni della nostra cucina: gli spaghetti al pomodoro e basilico.
Kellerei St. Pauls, 2010 Passion Gewurztraminer Sudtirol DOC – Il tipico profumo di rosa, delicata, non stordente, che invita al secondo sorso. Lo proverei con una crema di zucca, magari accompagnata da delle capesante avvolte nel lardo.
G
ianfranco Fino Viticoltore, 2010 Es Primitivo di Manduria DOC – Vino passionale, per la cura con cui è fatto e per gli aromi e la struttura che sprigiona in bocca. Classificato tra i vini estremi per l’età delle viti, di circa 50 anni, e per la scarsissima produzione che vuole (per fortuna), per restare di nicchia, per darci un prodotto unico. Manzo farcito alle verdure, melanzane magari.
Chateau Angelus, 2008 – Ci sono dei mostri sacri da cui non si può prescindere. Questo Bordeaux appartenente ai 13 Grand Cru Classès di Saint Emilion, zona in cui il  Cabernet Franc ha la meglio sul Cabernet Sauvignon nel comporre il taglio bordolese a prevalenza Merlot: emoziona dall’etichetta al bicchiere, dal naso alla bocca. Elegante e austero, minerale e con speziature dure, di cuoio e caffè. Con grandi piatti di carne, cucinati e serviti con rispetto.
Rocche dei Manzoni, 2008 Vigna Cappella di S. Stefano Barolo DOCG – Dalla Francia passiamo al Piemonte, stessa annata ma vino decisamente più austero, come ogni Barolo che si rispetti. Profumato e tannico al punto giusto: se si chiudono gli occhi mentre lo si ha in bocca appaiono le colline delle Langhe avvolte dalla nebbia del mattino. Il classico brasato ringrazia.
Benanti, 2000 Serra della Contessa Etna DOC – Ha 12 anni e non li dimostra. Formato per l’80 % da Nerello Mascalese e per il 20 % da Nerello Cappuccio allevati alle pendici dell’Etna, porta al naso e alla bocca tutta la mineralità e la forza della pietra lavica e del sole della Sicilia. Da stappare preferibilmente in presenza del dio Vulcano che – si dice – abitasse da quelle parti, e di formaggi molto stagionati.
Marco Bianco, 1999 Canè Moscato d’Asti DOCG – Sono onestamente in difficoltà a parlare di questo vino, tanto mi ha sorpresa. Non è che uno si aspetta un Moscato d’Asti di più di 10 anni. Al naso è balsamico, con un vago sentore di salvia, in bocca eccezionalmente vellutato, fresco e dolce. Indimenticabile! Ne ho messo una goccia sul polso, come se fosse un profumo. Non abbiniamoci nulla, basta e avanza lui.
Donnafugata, 2010 Ben Ryè Passito di Pantelleria DOP – Altro mostro sacro da cui non si può prescindere. Oro nel bicchiere, fichi secchi, datteri, uva passa e arancia candita, i profumi che ci regala il nettare che viene dall’isola che gli Arabi hanno chiamato “Figlia del Vento”. Pasticceria di mandorle e pistacchi, o anche nulla, come preferite.
Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, 2010 Chaudelune – Fa parte della categoria degli eiswein ma è più corretto chiamarlo vin de glace, come fanno alle pendici del Monte Bianco dove il vitigno Priè Blanc viene coltivato e poi raccolto nelle notti gelate di dicembre. Incredibile al naso, mescola timo e origano, tanto da ricordare una pizza. In bocca sprigiona una dolcezza non stucchevole, mandorla nel finale. Formaggi erborinati, se proprio volete.
Florio, Donna Franca Marsala Superiore DOP Riserva – Con cosa si può concludere un’ottima cena se non con un pezzo di cioccolato extra fondente? E che cosa si può abbinare al cioccolato extra fondente? Provate con questo Marsala, il sapore di noce che resterà nella vostra bocca quasi in eterno vi fornirà certamente la risposta.
A questo punto resta solo il silenzio. Al limite un bacio della persona che amate.

Links:
www.meranowinefestival.com
www.monsupello.it
www.firriato.it
www.volpepasini.it
www.kellereistpauls.com
www.gianfrancofino.it
www.angelus.com
www.rocchedeimanzoni.it
www.vinicolabenanti.it
www.marcobianco.it
www.donnafugata.it
www.caveduvinblanc.com
www.cantineflorio.it 

 

 

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Trentasei anni, trevigiana, capelli rossi e lentiggini, tendenza all'anticonformismo. Sommelier Fisar dal 2010, dal 2012 collaboro anche con la guida "Ristoranti Che Passione". Una laurea in giurisprudenza e un lavoro in banca sono riusciti, solo in parte, a darmi rigore perché in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Sia questo istruire un mutuo, degustare un vino, sfinirmi in piscina e dare il massimo in una gara di nuoto, provare e recensire un ristorante. O scrivere un pezzo per Wining. Il cibo e il vino sono per me sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e del mezzogiorno d'Italia. In casa mia è difficile trovare un pomodoro a dicembre, non fosse altro perché sa di plastica. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell'era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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