di Silvia Parcianello
Selezionare una decina di bottiglie emozionanti al Merano Wine Festival diventa un’impresa sempre più difficile. L’appuntamento del primo weekend di novembre nella cittadina preferita dall’imperatrice Sissi è ormai un cult di ogni appassionato di vino che si rispetti e sembra che chi lo organizza faccia di tutto per mettermi in goduriosa difficoltà.

Sarà perché la selezione oltrepassa i 2000 vini e voi capite bene che un essere umano donna non potrebbe testarli tutti nemmeno in modalità degustazione seriale, uno dietro l’altro.

Sarà perché la qualità è sempre altissima. Questo da un lato è una grande cosa che si ripete a Merano e in poche altre occasioni ma dall’altro lato comporta che tutti gli anni ci sia il rischio di ripetersi. Ci sono dei vini che hanno una continuità di eccellenza altissima e sarebbe reato non darne atto. Per contro le cosiddette new entries possono essere vini già noti o già premiati in altre occasioni.

Insomma è difficile, piacevole senz’altro, ma non facile e sicuramente riduttivo. Così quest’anno ho pensato, tra il centinaio di assaggi che sono riuscita a fare in un giorno di degustazioni, di raccontare cinque grandi conferme e cinque bottiglie di cui non mi sono mai occupata ma che meritano senz’altro un pensierino e magari un piattino per metterle alla prova.

Prima le nuove. In ordine sparso.

  1. Torre a Oriente – 2011 Biancuzita Falanghina del Sannio Doc: bottiglia assai singolare, di grande forza, acidità e complessità. La falanghina, vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, dà prova di grande potenzialità di invecchiamento e, accanto ai classici profumi di mela annurca e vaniglia, perde gran parte del floreale per acquistare note iodate e di limone candito. Il sorso è fresco e potente, un’esplosione di sole, un richiamo alla terra e a una pizza margherita.
  2. Le Battistelle – 2016 Soave Classico Doc: denominazione presa decisamente sottogamba quella del Soave, vini vulcanici dal Veneto, terra spesso identificata con il Prosecco, l’Amarone e vignaioli che parlano in dialetto e lavorano sodo. Ecco, i vignaioli, oltre che lavorare sodo lavorano bene, nella terra della garganega e ci regalano prodotti di pregio tra cui si distingue questa bottiglia, freschissima, nervosa e piacevole nelle sue note di sasso bagnato e timo limone. Perfetta con risotti di verdure.
  3. Vajra – 2016 Moscato d’Asti Docg: dopo una carrellata di nebbiolo-barolo-barbera da far accapponare la pelle arriva questa delizia profumatissima, altra categoria spesso e volentieri vituperata. Floreale come un’eau de parfum, solare come un giorno di primavera, dolce come un biscottino e leggero al punto giusto. Pronto per le prossime feste e un fragrante pandoro artigianale.
  4. Quintodecimo – 2012 Vigna Grande Cerzito Taurasi Riserva Docg: vitigno scomodo l’aglianico, dal carattere duro e difficile da domare. Questo Taurasi porta al calice tutta la forza e il carattere dell’uva e dell’Irpinia, terra da cui proviene, aggiungendo delle note balsamiche che rendono piacevolissimo il sorso. Per me il top con la lepre in salmì.
  5. Cieck – Alladium Erbaluce di Caluso Passito Doc: dolce? Sì. Ossidato? Sì. Alcolico? Il giusto. Piacevole? Molto. Singolare? Unico. Grande bottiglia con una corrispondenza naso bocca perfetta. Noce, nocciola, zeste di arancia, datteri, il tutto a fondersi un sorso armonico che potrebbe anche non aver bisogno di cibo accanto a sé o che starebbe bene con cose strane. Tipo un gelato con colata di fichi cotti e caramellati. O un pezzo di mandorlato di Cologna Veneta.

 

 

 

 

Ora tocca ai grandi classici. Mi ripeterò… se qualcuno mi ha seguita negli anni passati forse rileggerà cose già sentite ma con certi non si scherza, non sbagliano un colpo.

  1. Mosnel 2012 Extra Brut Millesimato “Ebb”Franciacorta Docg: sono innamorata di questo spumante da uve chardonnay in purezza. Cremoso il perlage, croccante e nervosa la beva, succosa la frutta acida al sorso, ineguagliabile la pulizia. Una delle migliori bottiglie di metodo classico italiano che ci sia in circolazione. Una delle poche che sa tener testa ai mostri sacri della Champagne che hanno sfilato martedì 14 novembre nella Kurhaus. Abbinateci quello che volete tranne il dolce.
  2. Gianfranco Fino – 2015 Es Salento Primitivo IGT: un grande. Es è Il Primitivo. Suadente, vellutato con note chiare di marasca e prugna disidratata che emergono nonostante l’alcolicità imponente. Un fin di bocca lunghissimo e finissimo, che porta con sé un bastimento carico di spezie. Ogni anno che passa è un capolavoro e preferisco non andare oltre. Arrosti, arrosti, arrosti. Tipo quei volatili ripieni che compaiono sulle tavole nei giorni di festa.
  3. Giacomo Fenocchio – 2011 Bussia Barolo Riserva Docg: questo Barolo è particolare, elegante, forse meno austero di altri, ricco di profumi balsamici. Molto affascinante. La beva è piena e allo stesso tempo leggiadra, il tannino è quello polveroso del nebbiolo, che asciuga e prolunga i sapori. Un grande vino che aspetta solo del gran cibo con cui sposarsi. Sapori forti e decisi, ca va sans
  4. Montevertine – 2014 Le Pergole Torte Toscana Rosso Igt: secondo me, il re dei Sangiovese in purezza. Da Radda in Chianti, territorio del Chianti Classico, il vigneto Le pergole torte ha 50 anni ed è esposto a nord-est. La resa per ettaro è particolarmente esigua, si ferma a 40hl e l’affinamento per due anni in botti prima grandi e poi in barrique regala eleganza senza togliere carattere. Profuma di arancia sanguinella, marasca e frutta rossa fragrante. Il sorso è pieno e sostenuto da un tannino presente e ben bilanciato. Pollame nobile, faraona in salsa peverada.
  5. Zymè – 2009 Amarone della Valpolicella Classico Dop: è giovane, otto anni per un Amarone sono nulla, ma già piacevole, l’Amarone di Celestino Gaspari, alias Zymè. Si sente bene la marasca, lievemente addolcita dall’appassimento. Si sentono le spezie, tante, dolci, gentili. Si sentono le erbe balsamiche. Un ventaglio di profumi che prelude a un sorso speciale, netto e lungo, con tannino ben vivo. Può solo migliorare anche se di fatto non servirebbe. Un formaggio Monte Veronese di malga è perfetto.

E per finire, il vino che ci piace ogni anno di più: una conferma assoluta!

  1. Palari -2015 Faro Sicilia Rosso Doc. Nerello Mascalese al 50% e poi altri vitigni. Note di frutta rossa accompagnate da pino marittimo e spezie. Il vulcano non è lontano, il mare è vicinissimo. Il sorso è molto elegante, sapido e teso, intriso di tannino caldo e terroso. Con formaggio piacintinu di Enna per esaltare le note speziate

Dopo tutto ciò mi sono dovuta sacrificare con gli Champagne, un paio di giorni dopo. Ma questa è un’altra storia. Stay tuned… 

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