di Silvia Parcianello
 Premetto che il Merano Wine Festival non è il posto più adatto per cercare e trovare del vino a buon mercato. Non dico che la cosa sia impossibile ma è molto facile innamorarsi di 029un prodotto e ritrovarsi con i capelli ritti dopo averne chiesto il prezzo, serbando il ricordo di quei profumi e sapori nella memoria sensoriale a lungo termine.
Premesso ciò mi sono permessa di annotare una decina di bottiglie in cui ho trovato il rapporto qualitàprezzo decisamente buono e mi sono posta un tetto massimo di 30 euro all’acquisto in cantina (ma a volte sono anche decisamente meno). Bottiglie che possiamo assaggiare con buona pace di coscienza e portafoglio.

Partiamo dagli spumanti… cameriere? Champagne…
E invece no:

Col Credas Rive di Farra di Soligo Valdobbiadene Docg, Adami, 2012
: un Prosecco asciutto, che profuma di fiori e frutta delicata, solido al palato e con un finale molto elegante. Dopo il primo bicchiere ne vorrete un altro, poi un altro ancora, se non dovete guidare anche oltre. Il suo finale molto secco lo rende ottimo con un risotto alle zucchine o alle erbe primaverili.

Montenisa Dizero Blanc de Blancs Pas Dosé Franciacorta Docg, Montenisa: da uve 100% chardonnay uno spumante vibrante di acidità e dalla struttura complessa. Al profumo di crosta di pane si uniscono frutta a pasta gialla e una nota minerale che si percepisce anche durante la beva. Molto versatile, fantastico con una crema di zucca accompagnata da finferli.

Valentino Brut Riserva Elena Spumante Metodo Classico Docg, Podere Rocche dei Manzoni, 2009: uno spumante d’Alta Langa di grande spessore, al naso si sentono fiori gialli e frutta tropicale mista a note tostate. In bocca la carica del 30% di pinot nero, che lo compone accanto allo chardonnay, gli dona una forza quasi da rosso. Grande con zuppa di pesce, anche al pomodoro e, of course, anche con i piatti a base di tartufo.

E anche quest’anno possiamo brindare alla grande senza svenarci. Sotto con i bianchi fermi.

Nova Domus Terlaner Riserva Sudtirol Doc, Kellerei Terlan, 2011: composto da pinot bianco, chardonnay e una piccola parte di sauvignon che al naso però si fa notare subito. E’ un trionfo di profumi, albicocca, fiori, salvia. Al palato ha grande corpo con le note date dall’affinamento in legno perfettamente equilibrate. Siamo ai limiti del tetto di prezzo che ho stabilito ma ne vale la pena. Uno dei pochi vini che secondo me accompagnerebbe con grande eleganza il salmone alla griglia.

Sciala, Vermentino di Gallura Superiore Docg, Vigne Surrau, 2012: questo Vermentino nasce a 5 km da Porto Cervo, località di lusso per antonomasia ma circondata da una natura ancora piuttosto selvaggia. Rispetta il proprio territorio, è un vino opulento, dai sentori di frutta tropicale ma anche sostenuto da una buona acidità che lo rende al contempo fresco. Finale classico di mandorla. Accompagna bene i pecorini sardi e i piatti di pesce, anche elaborati.

Cinque bianchi… ora tocca ai cinque rossi, la par condicio va rispettata.

Pinot Nero Selekcija, Simcic Marjan, 2010: il pinot nero è un vitigno difficile da domare ma Simcic, nel Collio Sloveno, ci riesce con grazia e lo propone a un prezzo interessante. Al naso è molto tipico, ciliegia matura e sotto spirito. In bocca ancora la ciliegia ma il finale è balsamico, quasi mentolato con una nota di scorza d’arancia. Una bella tagliata di scottona e finiamola qui.

Bergul Rosso Colli Orientali del Friuli Doc, Lis Fadis, 2009: 40% schioppettino, 40% refosco, 20% merlot. Bergul è un elfo birichino che ci fa percepire i sentori di questi tre vitigni ben distinti, prima lo schioppettino, poi gli altri due, poi tutti insieme. Bel vino, di carattere, asciutto e schietto. Il cinghiale al ginepro, come lo fanno a Cividale, nella sua terra, gli farebbe grande onore.

Rancia Chianti Classico Riserva Docg, Felsina, 2010: un Chianti classico dal gusto molto pulito e piacevole. Al naso è floreale per passare poi ai sentori di sottobosco. In bocca è morbido, con tannini vellutati che garantiscono un’ottima pulizia del palato. A me viene in mente una bella bistecca alla fiorentina, penso anche a voi.

Dorilli Cerasuolo di Vittoria Classico Docg, Planeta, 2011: questo è un grande vino a un prezzo che definirei popolare. Molto tipico al naso, sa di fragola e ciliegia molto dolci, quasi caramellose. Al palato spicca la nota acida che lo rende asciutto. I tannini morbidi gli conferiscono piacevolezza. Deve essere proprio buono con le arancine siciliane e con il formaggio ragusano stagionato.

Per finire ci vuole un vino dolce. Questa scelta è stata molto sofferta,  i vini passiti sono merce preziosa e per gustarne uno di davvero pregevole bisogna essere disposti a spendere un pochino. A ogni modo ho verificato… sul web riuscite a trovare il vino che vi propongo a prezzi vicini al tetto di 30 euro, è una bella esperienza.

Montefalco Sagrantino Passito Docg, Arnaldo Caprai, 2008: è di quelli che io definisco “vini da cioccolato”. Sentori di confettura di frutta rossa, spezie, e al palato la splendida sensazione del tannino che porta via la dolcezza lasciandoci la bocca perfettamente pulita. L’ho già detto. Chocolat. 

(E per chi volesse conoscere i 10 grandi vini degustati a Merano può trovarli qui).

Links:

www.adamispumanti.it
www.montenisa.it
www.barolobig.com
www.kellerei-terlan.com/it/
www.vignesurrau.it
www.simcic.si/it/
www.vinilisfadis.it
www.felsina.it
www.planeta.it
www.arnaldocaprai.it
www.meranowinefestival.com/it


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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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