di Silvia Parcianello

merano 1-9 Storie dal Merano Wine Festival. Ogni vignaiolo ne ha una da raccontare, ogni bottiglia racchiude la propria, alcune hanno una leggenda alle spalle. Tra tutte quelle che ho ascoltato alla Kurhaus di Merano ne ho scelte dieci.
Dieci bottiglie di grande pregio e per ognuna di esse un perché vi consiglierei di assaggiarle. Eccole, da nord a sud, in un tasting reportage in tempo quasi reale, a poche ore dalla chiusura del Festival:

Aureus Riesling Beerenauslese Cochemer Nikolausberg Edelsuss, Moselweingut Ring, 2010
: perché solo nella regione della Mosella il grande vitigno riesling si esprime con tale poesia. Nonostante il nome di lunghezza infinita il vino è contenuto in una bottiglia molto piccola, si tratta di un vino dolce. Una dolcezza che mitiga la grande acidità del riesling prodotto nelle terre del nord e che regala un nettare freschissimo e molto elegante, che nei sentori mescola agrumi e frutta a pasta bianca. Da abbinare a una compagnia allegra.

Zero Dosage, Champagne Encry, 2009
: perché c’è un po’ di Italia in questo champagne, tra l’altro storia già raccontata egregiamente dalla collega Sara Vani tra le pagine di Wining. Nato nel cuore della Cote de Blancs da uve 100% chardonnay, al naso è tagliente,  minerale e agrumato, lime e pompelmo. In bocca conferma la spiccata mineralità per chiudere molto lungo con note sapide e di arancia amara. Buono sempre, mangiate ciò che più vi piace e saprà accompanare ogni pietanza con grazia.

51,151 Trento Doc, Moser Francesco, 2010: perché porta in etichetta un mito del nostro sport, il recorddell’ora stabilito da Francesco Moser il 23/01/1984 a Città del Messico. E poi è proprio il grande ciclista che cura le viti di chardonnay e pinot  noir che lo compongono. E’ uno spumante molto facile alla beva, al naso ha profumi di frutta bianca e gialla, in bocca la nota minerale ne esalta la freschezza. Catalana di crostacei.

Plus Venezia Giulia IGT, Bastianich, 2009
: perché nasce dall’idea di Joe, il giudice di Masterchef di appassire una parte delle uve di friulano che lo compongono, creando così quello che potrebbe definirsi l’Amarone bianco. Al naso spiccano le note dolciastre date dall’appassimento, mele cotte, miele, agrumi maturi e mandorla. Il sapore è decisamente strutturato, degno di un vino da meditazione. Lo abbinerei con formaggi a pasta dura e prosciutto di San Daniele provvisto della sua parte grassa.

Barolo Riserva Docg, Borgogno, 1982
: perché assaggiare un vino che ha trent’anni e ha ancora dei tannini vivi, quindi potrebbe tranquillamente durare ancora, è emozionante. Perché nel 1982 mentre la Nazionale vinceva i mondiali di calcio, a Barolo, nel vigneto Cannubi stavano maturando i grappoli di nebbiolo che  avremmo assaggiato dopo tutto questo tempo. Per raccontarla tutta io all’epoca non sapevo cosa fosse il calcio, e men che meno il vino, anche se già vendemmiavo qualche grappolo sotto sorveglianza del nonno. Il colore è granato scuro. Al naso è polveroso per poi aprirsi in profumi di sottobosco, spezie dolci, caffè. In bocca è ancora vivo, avvolgente, lunghissimo. Il classico brasato al barolo, davanti a Borgogno mi inchino e voglio essere banale.

L’Apparita Toscana IGT, Castello di Ama, 2009
: perché è il merlot più famoso e costoso d’Italia. Sentiamo  come viene nella terra del Chianti Classico (siamo a Gaiole). Rubino intenso nel bicchiere, al naso emana profumo di marasca e frutta rossa mature, spezie, caffè, cioccolato. In bocca è caldo, morbido e molto avvolgente. Da provare con Parmigiano Reggiano molto stagionato.

Ornellaia, Bolgheri Superiore Doc, 2010: perché è il vino che celebra i 25 anni di questo leggendario Supertuscan, nato nel 1985. Composto da diverse percentuali di cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc e petit verdot a seconda dell’annata, la versione del 2010 si presenta molto elegante al naso, frutta rossa matura, marasca e una nota floreale. A seguire spezie e tabacco. In bocca è molto potente, con tannini ancora freschi. Lo proverei con grigliata di carne mista ma anche con il cioccolato extra fondente.

Es Primitivo di Manduria Doc, Gianfranco Fino Viticoltore, 2011: perché è uno dei vini rossi italiani più osannati, un primitivo di Manduria molto tipico, che sa di cioccolato e caffè misti ad amarena sotto spirito. L’alcolicità è imponente ma la carica aromatica di questo vino è talmente forte che non la fa percepire rendendo la beva piacevolissima. Frutto della passione di Gianfranco e Simona Fino e di vigne di oltre 60 anni a ridosso del mare. Un grande arrosto di agnello lo accompagnerebbe egregiamente.

Pietramarina, Etna Bianco Doc, Benanti, 2009: perché racchiude in un vino l’essenza del territorio etneo. Da uve carricante alleavate ad alberello e in parte a piede franco, profuma di frutta matura e di mare. Al palato è, nell’ordine, fresco di acidità, poi sapido, a seguire arriva con forza la nota sulfurea del vulcano. Il fin di bocca è salmastro con note di macchia mediterranea. Il dio Vulcano nutre bene i suoi frutti. Cous cous di pesce alla trapanese, meglio se gustato in riva al mare.

Bukkuram Padre della Vigna Passito di Pantelleria Doc, Marco De Bartoli, 2008: perché è un passito di Pantelleria freschissimo, nettare a cui il vento che batte l’isola ha portato via ogni nota pesante e stucchevole. Se si chiudono gli occhi si sente un panettone della tradizione, prepotente arancia candita, poi malaga, poi fico secco ma di una finezza ineguagliabile. E’ perfetto con la pasticceria siciliana, non servirebbe neppure lo scrivessi. Ma anche con una giornata di sole, a cui ha rubato il colore.

Considerato che molti dei vini qui raccontati sono inavvicinabili vuoi per prezzo, vuoi per difficoltà di reperimento, farò seguire un altro pezzo in cui vi parlerò di nettari più democratici. Ma questa è un’altra storia, da gustare nei prossimi giorni. (Puoi leggere qui il secondo reportage sui 10 vini migliori qualità/prezzo)


Links:
www.moselweingut-ring.de
www.champagne-encry.com
www.cantinemoser.com
www.bastianich.com
www.borgogno.com
www.castellodiama.com
www.ornellaia.it
www.gianfrancofino.it
www.vinicolabenanti.it
www.marcodebartoli.com
www.meranowinefestival.com

 

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Trentasei anni, trevigiana, capelli rossi e lentiggini, tendenza all'anticonformismo. Sommelier Fisar dal 2010, dal 2012 collaboro anche con la guida "Ristoranti Che Passione". Una laurea in giurisprudenza e un lavoro in banca sono riusciti, solo in parte, a darmi rigore perché in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Sia questo istruire un mutuo, degustare un vino, sfinirmi in piscina e dare il massimo in una gara di nuoto, provare e recensire un ristorante. O scrivere un pezzo per Wining. Il cibo e il vino sono per me sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e del mezzogiorno d'Italia. In casa mia è difficile trovare un pomodoro a dicembre, non fosse altro perché sa di plastica. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell'era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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