di Enza A. Moscaritolo
Torna “Melodia del Vino – l’Armonia dei Sensi”, il Festival Internazionale di Musica Classica, giunto quest’anno alla quinta edizione e che ha luogo nelle più prestigiose cantine toscane. Cornice prescelta per il 2015 è stata Rocca di Frassinello, una delle più note cantine della Maremma, a Gavorrano per la precisione, progettata dall’architetto genovese Renzo Piano. Protagonista assoluta dell’evento è naturalmente la musica che lo scorso sabato 25 luglio ha trovato nel sassofonista e compositore Stefano Cantini e nel fisarmonicista Simone Zanchini due straordinari interpreti, capaci di emozionare, coinvolgere, far vibrare il pubblico presente in barricaia, circondato da circa 2500 barrique che custodiscono i pregiati vini dell’azienda. “Classico in Jazz con echi etruschi” è il titolo del concerto che ha fatto conoscere, tra le altre cose, alcune sonorità eccezionali provenienti proprio da strumenti di origine etrusca ricostruiti con fedeltà filologica. “Melodia del Vino” si svolge con il patrocinio di Regione Toscana, Toscana Promozione, Fondazione Sistema Toscana, Associazione Nazionale Città del Vino e del Comune di Gavorrano.

Gli artisti

Cantini non ha bisogno di presentazioni: ha un curriculum notevole, ottenuto inanellando collaborazioni con artisti stranieri e italiani – da Laura Pausini a Phil Collins, da Alejandro Sanz a Fiorella Mannoia – lavori teatrali con Albertazzi, Riondino, Hendel e Foà, e colonne sonore per il cinema, tra cui quella per il film “Stregati” di Francesco Nuti, che ha ottenuto il “Nastro D’Argento” di Taormina nel 1986. Zanchini, suo interlocutore, ha saputo valorizzare le sonorità proposte dalle composizioni di Cantini, e degli standard jazz, mostrando la sua verve innovativa e sperimentale.

Rocca di Frassinello e gli Etruschi
16-StamnosLe suggestioni della serata sono state numerose e, soprattutto, di diversa natura, perché arte, musica e vino hanno ormai trovato un habitat naturale, accogliente e sicuramente stabile a Rocca di Frassinello. Attiva ormai da dieci anni, anniversario celebrato lo scorso anno con una superba opera di David La Chapelle (“Rapture of the Grape” l’opera di David La Chapelle diventata etichetta per la serie limitata di bottiglie dello speciale blend a base Sangiovese con Merlot e Cabernet), la cantina Rocca di Frassinello ha aggiunto un nuovo prestigioso tassello, un ulteriore contributo alla valorizzazione di quella parte di Toscana e alle ricchezze che custodisce. Grazie ad un’intensa collaborazione tra pubblico e privato (la cattedra di Etruscologia dell’Università di Firenze, la Soprintendenza Archeologica della Toscana e la cantina di Paolo Panerai, naturalmente) è stata “riscoperta” la necropoli etrusca di San Germano, una delle realtà più importanti del comprensorio. Il “Progetto San Germano” ha consentito di riportare alla luce – e all’attenzione dell’opinione pubblica – materiali archeologici provenienti dalla necropoli esposti in una mostra permanente che racconta l’uso del vino da parte degli antenati etruschi, particolarmente esperti, grazie all’allestimento di Italo Rota. «La Rocca di Frassinello – scrive Italo Rota come tutte le rocche, oppone resistenza a qualche cosa, forse alla banalità. Frassinello ci spiega come il mondo contemporaneo sia composto di infiniti ponti tra passato e futuro, Renzo Piano v/s etruschi, etruschi v/s Paolo. Regalando un futuro al passato di Frassinello, gli etruschi ci hanno regalato questo bellissimo vaso con Dioniso, che la festa cominci!».

La necropoli era l’area dove venivano sepolti gli abitanti di un insediamento. Già nota ed esplorata, la necropoli è costituita da “tumuli”, un tipo di tomba monumentale facilmente riconoscibile per il rilievo di terra che copre e circonda le murature. Le tombe – costruite tra la seconda metà del VII sec. a. C. e la prima metà del VI sec. a.C. – di cui oggi si conosce la struttura interna sono solo una decina, prevalentemente comprese nell’area archeologica della Rocca di Frassinello.

Il “pezzo forte”
Le sorprese non sono finite qui. Nei terreni di Poggio all’Olivo, infatti, la Soprintendenza archeologica della Toscana (in collaborazione con l’insegnamento di Etruscologia dell’ateneo fiorentino) ha indagato un altro grande tumulo nella necropoli di San Germano, con un “circolo” di pietre di oltre 20 metri di diametro, ribattezzato il “Tumulo 9”. Quest’ultimo presenta una struttura più complessa e simili ai prestigiosi tumuli rinvenuti a Vetulonia. Ciò presuppone che si tratti di una tomba di alto rango: il “pezzo forte” rinvenuto, infatti, è uno stamnos, recuperato in frammenti nella cella nord, realizzato e dipinto ad Atene intorno al 480 a.C., come spiega Luca Cappuccini della direzione scientifica dell’università fiorentina. Ciò dimostra che importavano e acquisivano prodotti preziosi da altri paesi, da civiltà che ammiravano e puntavano ad emulare. Lo stamnos veniva utilizzato come contenitore per il vino, come ribadito dal decoro del corteo dionisiaco, anche perché si sa che gli etruschi erano bravi vignaioli. «Lo stamnos attico, intorno al quale gira tutta l’idea della mostra esperienziale allestita dall’inesauribile genialità dell’architetto Italo Rota e la sua collaboratrice Francesca Grassi, è stato per me la straordinaria conferma che impiantare vigne a Rocca di Frassinello insieme a Domain Baron de Rothschild-Lafite voleva dire recuperare una tradizione di secoli e non sfidare la natura» scrive Paolo Panerai nella sua presentazione alla mostra. E noi non possiamo che confermare. Bellezza della natura e del paesaggio, vini straordinari e architettura che integra, contiene e allo stesso tempo si apre all’esterno per accogliere. Questa è Rocca di Frassinello.

La sfida imprenditoriale
Rocca di Frassinello nacque da una joint venture tra un’azienda francese e una italiana, grazie all’idea di Domanin Barone di Rothschild-Lafite e all’imprenditore Paolo Panerai. Realizzata in un angolo tra Bolgheri e Scansano, proprio al centro della Maremma, in un territorio particolarmente ricco geologicamente, baciato dal sole e rinfrescato dalle brezze provenienti dal mare che asciugano l’umidità, Rocca di Frassinello si staglia sulla sommità della collina che si forma ai due lati della vecchia Aurelia, di fronte al comune di Giuncarico. La sua struttura emerge in un contesto scarsamente antropizzato ed è perfettamente inserita nel paesaggio. All’inizio erano quaranta ettari con solo mezzo ettaro di vigna, giusto per le esigenze familiari del proprietario del podere Terminuzzo. Panerai, in due anni, mise insieme i terreni dei cinque ettari di questo anfiteatro naturale, protetto a monte da boschi di querce di sughero per dare vita a questa avventura. Le prime vigne furono impiantate nel 2000. Sfruttando l’esperienza di Castellare di Castellina in Chianti, negli anni la proprietà ha puntato direttamente all’eccellenza, mettendo insieme il know how e il meglio della tradizione enologica italiana e francese.

Renzo Piano
La sintesi tra il “found” – l’esistente – e il “built” – il costruito. Ecco la mossa primigenia di Renzo Piano, Renzo il Magnifico. Al centro, orientato verso Nord un pavillion in vetro dedicato al ricevimento, alla vendita diretta, alle attività commerciali. Leggerezza, stabilità, fierezza caratterizzano la costruzione, come la torre rossa che svetta verso l’alto, ben visibile a distanza. «Il rosso è bello, è frugale, è la Maremma» affermava Piano, che ne “La responsabilità dell’architetto” dichiara: «L’architettura deve rendersi complice, deve essere partecipe dei caratteri del luogo, del territorio. Bisogna saper ascoltare, perché ogni luogo racconta la sua storia. È che poi gli architetti non ascoltano…ma i luoghi parlano, eccome parlano».
Nella Torre avviene il rilevamento delle temperature, dell’umidità, delle piogge e del soleggiamento, mentre il ventre della Rocca è la Barricaia – scavata nella collina e sormontata da una sorta di “tappeto volante” – dove le botti vengono disposte sugli “spalti”. L’acustica, inizialmente imperfetta, è stata corretta con pochi tocchi: ora ospita concerti ed eventi che trovano la loro collocazione ideale, oltre ad esaltare l’esecuzione musicale.

I BestSeller
09-Degustazione Rocca“Il grande vino, prima che in cantina, si fa in vigna”. A parlare è Alessandro Cellai, enologo, direttore di Castellare e di Rocca di Frassinello. La sua idea, all’inizio dell’avventura di Rocca, è che la temperatura più alta della Maremma amplifichi le caratteristiche del Sangioveto (Sangiovese, come si chiama da queste parti). Dopo diversi test del terreno – un’ottimale combinazione di limo, argilla e sabbia – e le prime vendemmie di prova, arrivano i prodotti definitivi. Era necessario eguagliare i successi di Castellare di Castellina – l’altra cantina Panerai, nel cuore del Chianti – che con I Sodi di Niccolò aveva raggiunto ottimi traguardi e i massimi riconoscimenti: si parte con Poggio alla Guardia (Sangioveto 15%, Merlot 45%, Cabernet 40%), il vino base, la terza etichetta del progetto di Rocca di Frassinello. Fresco e fruttato per la presenza del Merlot, è facile alla beva e gradevole. La seconda etichetta è Le Sughere di Frassinello (Sangioveto 50%, Merlot 25%, Cabernet 25%), il cui nome è chiaramente ispirato agli alberi presenti in zona. Ha una struttura più complessa – affiorano note di cioccolata, vaniglia e sentori di frutti di bosco e nocciola – ed, infatti, è un vino da invecchiamento (che avviene in barrique). Il più importante, le grand vin secondo la classificazione bordolese, è il vino che porta il nome della cantina Rocca di Frassinello. Ricco e lungo nel finale di degustazione, è composto da un 60% di Sangioveto, 20% Cabernet e 20% Merlot.

www.melodiadelvino.it
www.castellare.it/ita/introFrassinello.html