di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
La FIVI quest’anno ha compiuto con te dieci anni di attività. Come hai scelto di affrontare questo compleanno importante?
Abbiamo fatto una bella festa dopo la nostra assemblea del 4 luglio, nei Colli Piacentini, ospiti di un nostro socio. E’ stata una festa tra di noi, in vero spirito Fivi. I 10 anni sono un traguardo importante. Avrei voluto che ci fossero tutti i fondatori mentre alcuni di loro, per motivi di salute, non hanno potuto essere con noi, oltre a Leonildo Pieropan, che voglio ricordare con grande affetto e che è mancato proprio quest’anno.

A che punto è il vostro dossier in sette punti per snellire la burocrazia per i viticoltori? Lo presenterete al muovo ministro delle Politiche Agricole?
“Il dossier in parte è superato perché alcune istanze sono state già recepite dal legislatore e sono entrate nel Testo Unico della vite e del vino. Altre istanze sono ancora tra le nostre priorità. Abbiamo in programma a breve di incontrare il ministro per presentargli la Fivi e i temi che ci stanno a cuore”.

Sul problema dell’abbassamento del limite di rame da usare in agricoltura, da voi sollecitato, avete ottenuto riscontri?
“Abbiamo avuto qualche riscontro ma non è sufficiente. Noi siamo per l’abbassamento ma in modo graduale, passando prima dalla soglia dei 5 kg, per poi arrivare a 4 come richiesto dalla Commissione. Chiediamo però che per il biologico il limite venga mantenuto a 6kg/ha; per il convenzionale ci sono molecole alternative mentre per il biologico ad oggi non c’è nulla che abbia dimostrato la medesima efficacia del rame contro la peronospora”.

Quali saranno le novità del prossimo Mercato FIVI del 24 e 25 novembre a Piacenza?
“La prima novità è la continua crescita, quest’anno saremo in 600, quasi un centinaio più dell’anno scorso. Ci sarà un intero padiglione a noi dedicato e gli Artigiani del cibo ci affiancheranno nel padiglione accanto dove ci saranno ampie zone relax e di ristoro. Verrà consegnato il premio “Leonildo Pieropan” al Vignaiolo dell’anno 2018″.

La FIVI si batte da sempre per la salvaguardia dei vitigni autoctoni minori: quali varietà avete ritrovato e salvato nelle diverse regioni d’Italia?
“La FIVI si batte da sempre per la tutela dei territori, per la custodia e la salvaguardia degli stessi. Lo facciamo seguendo il nostro obiettivo principe che è quello di tutelare il Vignaiolo. In quest’ottica più che affrontare il discorso salvaguardia dei vitigni autoctoni minori abbiamo scritto perché venissero tutelate le vecchie vigne. La tutela dei vecchi vigneti è per i Vignaioli Indipendenti un valore culturale, un patrimonio di biodiversità e un fondamento storico per le denominazioni, indispensabile da salvaguardare. Abbiamo chiesto come FIVI che vengano salvate dall’espianto le vigne di almeno trenta anni d’età nelle Denominazioni di Origine, anche se non conformi ai disciplinari. Disciplinari spesso forzati e controlli fin troppo precisi effettuati dagli Organismi di Controllo possono portare all’esclusione di interi vigneti dalle Denominazioni di Origine qualora si ravvisi la presenza di varietà non autorizzate dal disciplinare”.

 Cosa significa per te una vigna vecchia? Qual è il suo valore?
“Il vignaiolo indipendente ha il suo patrimonio nella vigna: io dico che i suoi piedi sono le radici delle nostre vigne. Sappiamo bene che le vecchie vigne sono un patrimonio da salvare, rappresentano la storia e la tradizione di quel determinato territorio. Non si può produrre prescindendo da quello che è stato fatto prima da chi ci ha preceduto”.

In definitiva: voi vignaioli FIVI vi ritenete viticoltori naturali, biologici o qualcosa di completamente diverso?
“FIVI rappresenta un modello produttivo (il vignaiolo) e non uno stile produttivo (biologico, biodinamico, convenzionale…). Ci sentiamo quindi di rappresentare tutti i vignaioli indipendenti, che, nella loro indipendenza, decidono di fare il vino come preferiscono. E’ comunque un dato di fatto che circa la metà dei nostri vignaioli sia biologico o biodinamico”.

Sulla viticoltura biologica vi ritenete “talebani” o “ragionevoli”?
“Cerchiamo di ragionare con il buon senso. Abbiamo contribuito, a livello europeo, alla stesura del regolamento del vino biologico e ritengo che ci sia ancora troppa burocrazia mentre le risorse andrebbero investite maggiormente sui controlli dei prodotti sul mercato”.

Quanto è possibile una viticoltura sostenibile, che rispetti l’ambiente e garantisca un futuro al pianeta?
“Sicuramente è possibile anzi, andrebbe incoraggiata a tutti i livelli. Il mio sogno sarebbe che la viticoltura italiana fosse tutta sostenibile, visto che abbiamo la fortuna di vivere in un Paese con condizioni climatiche molto favorevoli. Il fatto poi che tanti giovani si avvicinino a questo mondo mi fa ben sperare”.

Il numero di donne vignaiole è in continua crescita. Come hanno cambiato questo mondo?
“E’ una domanda che mi sento fare spesso; sono nata in una famiglia di 6 figli, 4 femmine e 2 maschi. Non ho mai avvertito, da parte dei miei genitori, alcun trattamento diverso tra noi e i miei fratelli. Le donne sono entrate in questo settore, come in tutti gli altri, portando le loro attitudini, sicuramente arricchendo questo mondo. Nella Fivi tante aziende sono al femminile e molte sono anche le vignaiole giovanissime. Ricordo con piacere una degustazione di vignaiole a cui ho partecipato l’anno scorso in Oltrepò; tutte, nel raccontare la loro storia, sono partite dai ricordi di quando erano bambine, ciò che facevano i loro nonni, i loro padri e le loro madri. Per la prima volta mi sono accorta di come il racconto sia del tutto diverso dall’azienda maschile”.

Cosa ha significato per te essere riconosciuta presidente della FIVI?
“Per me è stato un momento molto importante. Non ho mai voluto entrare in dinamiche associative, ma lavorare per tutti i vignaioli Fivi mi regala molte soddisfazioni. Penso anche che la mia elezione abbia confermato che Fivi sia molto democratica ed aperta a tutti”.

Cosa vorresti per i tuoi vignaioli che proprio non sei ancora riuscita ad ottenere?
“La prima cosa che vorrei ottenere è cambiare i criteri di rappresentatività all’interno dei Consorzi di tutela. Troppo spesso, in giro per l’Italia, vedo una disaffezione verso i Consorzi ed è un vero peccato. Quando un vignaiolo, sentendo di non poter avere voce, decide di uscire dal Consorzio, è una perdita per tutti”.

La Fivi aderisce alla CEVI (Confederation Europenne des Vignerons Indipendants) , nata tempo prima in Francia. Quali sono le differenze tra voi e loro? La Francia è più attenta alle esigenze dei piccoli vigneron?
“Abbiamo molto in comune, anzi, devo riconoscere che, se 10 anni fa siamo nati, è stato anche per iniziativa dei vignaioli francesi che volevano avere l’Italia all’interno della Cevi. La grande differenza tra noi e loro è che sono nati 30 anni fa e tante nostre battaglie le hanno già affrontate da tempo. I numeri sono anche importanti, 7.000 contro i nostri 1.200”.

Qual è la regione italiana più virtuosa nel rispetto e nelle iniziative a favore dei piccoli vignaioli ?
“Qui faccio fatica a rispondere. Tutte le regioni sono più o meno virtuose. Fivi sta cercando di farsi accreditare ai tavoli regionali di tutte le regioni per poter portare il nostro contributo”.

Ascolta qui il podcast dell’intervista integrale di Marina Alaimo a Matilde Poggi dal sito di Radio Siani
www.radiosiani.com/webradio/trasmissioni/item/14496-acino-ebbro-matilde-poggi-e-i-10-anni-della-fivi-federazione-italiana-vignaioli-indipendenti.html 

twww.fivi.it