di Umberto Gambino
Marilisa Allegrini at Villa Della Torre, Allegrini, Valpolicella, ItalyAmarone della Valpolicella. Un vino unico, non imitabile in nessun’altra parte del mondo, prodotto oggi in 13 milioni di bottiglie, per il 60% vendute all’estero. E’ il rosso pregiato, la punta di diamante enologica della regione Veneto, quello per cui negli ultimi anni sono divampate polemiche anche accese fra aziende che lavorano nello stesso territorio e che in definitiva fanno lo stesso vino. Si è conclusa da pochi giorni l’Anteprima dell’Amarone Docg dedicata all’annata 2012, rassegna organizzata dal Consorzio di Tutela della Valpolicella. All’Anteprima non hanno partecipato (come accade da qualche anno) le dodici aziende dell’Associazione “Famiglie dell’Amarone d’Arte”. Di questa associazione è presidente una Donna del Vino dinamica, determinata, innamorata della propria terra e del proprio lavoro. Una donna che ha fatto dell’Amarone la ragione di vita. Lei è Marilisa Allegrini, nota in tutto il mondo come  “Lady Amarone”. Marilisa rappresenta la sesta generazione di una famiglia che vive in Valpolicella dal XVI secolo e la cui azienda è stata fondata nel 1854 da Giovanni Allegrini. Ecco l’intervista a cuore aperto sulla sua vita che ruota, ovviamente, intorno a un vino: l’Amarone della Valpolicella.

Ci va spesso nei suoi vigneti, a contatto diretto con la terra e le uve? Le piace sporcarsi le mani e assaggiare i chicchi d’uva per scoprirne il gusto e il grado di maturazione?
“Mi piace moltissimo camminare nei vigneti e stare a contatto diretto con la terra, con quel profumo che riesce sempre a farmi tornare indietro nel tempo a quando, da piccola, accompagnavo mio papà nei campi. Mi rilassa attraversare i filari e lasciarmi coccolare dal vento, è un po’ come allontanarsi per qualche minuto dalla realtà. Soprattutto durante la vendemmia, quando nei vigneti c’è un fermento emozionante ma silenzioso, un’atmosfera entusiasta ma scaramantica, mi concedo alcune passeggiate per assaggiare gli acini, controllare il grado di maturazione: è un’attività utile ma anche molto divertente per chi ormai questo lavoro lo sente nel Dna”.

Qual è l’eredità morale che le ha lasciato suo padre?
“Mio padre Giovanni è stato un grande uomo; più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto fosse speciale e di quanto sia riuscito a fare per la nostra famiglia e per il nostro territorio, con profonda umiltà e forse anche inconsapevolezza. Ancora oggi, quando devo prendere decisioni importanti o mi trovo davanti a scelte decisive, mi fermo a pensare a cosa avrebbe fatto lui, provo ad immaginarlo nella mia situazione e cerco di capire quale sarebbe il suo consiglio. Oltre al suo spirito fortemente innovativo dal punto di vista della viticoltura – come il recupero dei vigneti di collina, l’introduzione del guyot e l’aumento della densità per ettaro, l’importanza del vigneto ed il fascino dei cru –  è stato una guida importante ed un esempio di moralità sotto molti aspetti.
La sua umiltà e la sua semplicità nell’affrontare le sfide quotidiane, mi hanno sempre colpita; così come il suo grande senso di ospitalità, che poi mi ha portato a voler replicare questa filosofia fondante per Allegrini, con Villa Della Torre. Mio padre era un uomo molto orgoglioso del suo territorio e fiero dei propri vini che condivideva con gli amici, invitandoli in cantina e chiedendo giudizi e pareri. Mi ha insegnato inoltre un grande rispetto verso i miei collaboratori, che reputo parte integrante del “Patrimonio Azienda”, costituito si da vigneti, ma anche da idee, know how, passione e lavoro di squadra”.

Lei da giovane voleva diventare medico, poi è successo qualcosa che le ha cambiato radicalmente la vita. C’è stato un episodio in particolare che le ha dato la spinta verso il mondo del vino?
Dopo aver studiato ed aver lavorato come fisioterapista per diverso tempo, ancora giovanissima il richiamo alle origini mi ha portato ad entrare in azienda definitivamente e a tempo pieno:  non ricordo un preciso fatto in particolare. Ripensandoci adesso … credo piuttosto che fosse un percorso naturale, logico, sia per quel che riguarda la storia della mia famiglia ma anche relativamente alla mia indole. Inizialmente mi occupavo dell’amministrazione. Vedendo necessario impostare un’organizzazione aziendale strutturata, ho iniziato il mio lavoro con l’obiettivo di portare l’azienda a livelli internazionali. Quando io ho cominciato,  i viticoltori locali si occupavano solo della produzione ma nessuno di loro si preoccupava troppo di impegnare tempo ed energie per andare a cercarsi clienti anche fuori dai territori più conosciuti e vicini. Ebbi un’intuizione: era indispensabile muoversi, trovare un modo per differenziarsi e far sì che l’italianità diventasse un valore aggiunto, così decisi di fare i primi viaggi all’estero: in Europa ma anche negli Stati Uniti. E se già nel 1972 eravamo fra i pochissimi ad esportare, negli anni ottanta le vendite all’estero coprivano quasi il 50%”.

E’ vero che l’Amarone è nato da un errore, da un episodio casuale? Prima era un vino dolce conosciuto già ai tempi degli antichi Romani. Spieghi – soprattutto per i lettori che non la conoscono – la storia di questo vino.
L’Amarone è un vino che, più di ogni altro, è diventato negli ultimi anni il simbolo del Made in Italy nel mondo. Originale ed unico nel metodo di produzione e nelle caratteristiche organolettiche, è in grado di raccontare la storia di un territorio magico e la forza di una passione che si tramanda da secoli. L’Amarone è un vino prodotto con la tecnica dell’appassimento, un lungo periodo di “letargo attivo” che può durare dai 100 ai 120 giorni, durante il quale le uve perdono dal 40 al 50% del loro peso originario e subiscono una complessa trasformazione che ci regalerà un vino unico e vellutato, dagli incomparabili sentori di uva passita.  Grappoli selezionati di Corvina, Corvinone, Rondinella e Osleleta, raccolti tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, sono riposti in cassette e tenuti a riposare in spazi ben ventilati per la maggior parte del periodo invernale. La tecnica dell’appassimento è un metodo conosciuto fin dai tempi dei Romani, descritto nel ‘500 d.C. da Cassiodoro, Ministro di Re Teodorico. Originariamente veniva utilizzata per produrre il Recioto, dolce nettare, considerato oggi l’antenato dell’Amarone”.

Fra i diversi vigneti che gestisce qual è quello in cui torna volentieri, da sola, a passeggiare e a riflettere? Quello che insomma le sta più a cuore…
Adoro passeggiare nel vigneto Palazzo della Torre. E’ un vigneto bellissimo che mio padre lavorava già negli anni ’70 e che dà vita all’omonimo vino, oggi cru famoso nel mondo e molto apprezzato negli USA. Adesso mi è ancora più caro perché è il terreno che circonda Villa Della Torre, sede di rappresentanza di Allegrini dal 2008, da quando decisi di coronare il sogno di acquisire lo splendido monumento rinascimentale e consolidare il nostro legame indissolubile con l’Arte”.

Secondo lei, un buon Amarone non deve costare poco. Cosa giustifica prezzi più alti rispetto alla media? Si dice che sia un vino complicato che richiede tanto lavoro in vigna e in cantina.
È’ un argomento sul quale le Famiglie dell’Amarone stanno discutendo da tempo. Non ci siamo associati per rappresentare un gruppo elitario, come molto spesso alcuna stampa ci ha descritti. Ci siamo riuniti in associazione proprio per testimoniare le problematiche che, inevitabilmente aumenteranno anche per una denominazione importante come quella dell’Amarone. Una di queste è legata appunto al prezzo a scaffale di alcuni produttori. Dopo il successo dell’Amarone e il suo riconoscimento da parte di consumatori e critica, si sono innescate dinamiche di mercato lontane dalla filosofia produttiva che ha reso famoso questo vino. La cura e la selezione in vigneto, i cali ponderali durante l’appassimento ed il periodo di fermentazione, il lungo periodo di affinamento e l’alto rischio imprenditoriale legato ad un processo così delicato, sono tutte variabili che concorrono ad un prezzo finale che non può scendere sotto una determinata soglia. Purtroppo però non è quello che si vede: i prezzi che sempre più frequentemente troviamo su molti scaffali di tutto il mondo sembrano non tener conto di questi fattori. Credo che proprio grazie a quei produttori che hanno saputo portare l’Amarone nel mondo, comunicando e rendendo nel contempo famoso il bellissimo territorio della Valpolicella, i consumatori dovrebbero essere sensibilizzati a scegliere secondo una logica qualitativa, proprio apprendendo quanto straordinaria sia la tecnica dell’appassimento”.

Cosa pensa degli Amarone che costano meno di 15 euro?
Considerando il costo della manodopera dato dalla meticolosità di lavorazioni in vigneto ed in cantina, il calo ponderale delle uve, l’utilizzo di pregiate botti di legno, ed il lungo affinamento, non so come possano essere messi in commercio degli Amarone ad un costo così basso”.

Come Famiglie, avete denunciato il rischio che il vostro vino-bandiera, l’Amarone, smarrisca la propria identità. Quali sono i problemi che denunciate da tempo e come si potrebbero risolvere?
Noi vogliamo soltanto che l’Amarone mantenga le caratteristiche qualitative che lo hanno reso celebre nel mondo, senza il rischio che prenda campo la leva speculativa innescata da produzioni che sono aumentate in modo esponenziale nel giro di pochi anni e uno sbocco commerciale che ha visto abbassare le quotazione del vino in maniera deleteria.  Crediamo inoltre debba essere fatta una distinzione seria e scientifica fra i vigneti di pianura e quelli di collina, evitando che i vigneti ad alta vocazione viticola vengano notevolmente penalizzati”.

Come mai avete deciso di investire anche in Toscana con due tenute, Poggio al Tesoro a Bolgheri e San Polo a Montalcino? Perché avete scelto di puntare proprio su questi due territori?
Le origini della mia Famiglia sono legate indissolubilmente alla Valpolicella, e la posizione di leader nella produzione dell’Amarone, in realtà hanno segnato le solide basi per un radicamento nella Toscana più ambita. Volgendo lo sguardo al di fuori dei confini veneti, nei primi anni del 2000 con mio fratello Walter, iniziai a pensare di misurarmi con altre aree vinicole. Affascinati dalla possibilità di produrre vini importanti da varietà internazionali in Toscana, la decisione di dirigersi verso Bolgheri fu abbastanza istintiva.
Quella di Bolgheri, infatti, viene definita “una scelta dettata dal cuore e dalla ragione”, in perfetta continuità con la ricerca dell’eccellenza enologica che da sempre contraddistingue la Famiglia. Nel 2001 la quasi totalità dei vigneti era da impiantare ed era quindi necessario ricercare uno stile che potesse identificare la produzione, con un solo obiettivo da perseguire: l’unicità come Tesoro da costruire e l’eleganza da esigere nei vini, in un terroir naturalmente vocato da lavorare con cura. Qualche anno dopo, anche San Polo è stata una scelta che definisco coerente con il nostro stile produttivo, trovandosi in una della zone più rappresentative dell’enologia italiana: Montalcino”.

Come si fa a diventare numeri uno fra i produttori del proprio territorio (la Valpolicella nel suo caso)? Qual è la sua ricetta?
La mia ricetta è composta da un mix di curiosità, passione ed amore per la propria storia e per il proprio territorio, aggiungendo a questo la determinazione e l’impegno nel voler curare ogni dettaglio del mio lavoro. Credo che in realtà i “segreti” per il successo siano in realtà molto semplici, più duro è avere la costanza di perseguire i propri obiettivi anche nei momenti non facili”.

Si sentono spesso i produttori (non solo del vino) parlare del binomio “tradizione-innovazione”: due termini inflazionati che rischiano di svuotarsi di significato, limitandosi a pura teoria. Come si traducono, invece, in pratica “tradizione” e innovazione” in un’azienda vinicola?
Per noi sono due valori fondanti. Si tratta proprio della storia di Allegrini: “tradizione” e “innovazione” sono elementi vincenti se combinati insieme e miscelati in un percorso. La tradizione della Famiglia o del territorio deve costituire delle solide basi all’impronta aziendale, in termini di produzione, di tecniche, di approccio alla ricerca ed anche di etica. Le innovazioni possono essere portate avanti se poggiano su una struttura solida, allora diventano fondamentali per andare avanti in maniera differenziata rispetto agli altri, offrendo qualcosa in più”.

Potendo fare delle previsioni, da super esperta della materia, come sarà l’Amarone 2015?
“L’annata si è distinta per somme termiche abbastanza alte e per grappoli sani e perfettamente integri al momento della raccolta, requisito fondamentale per la fase di “letargo attivo” durante l’appassimento. La previsione è che i vini del millesimo 2015 saranno complessi e longevi, caratterizzati da una gradazione alcolica leggermente superiore alla media e da buon equilibrio acido-estrattivo”.

Quali sono state le annate migliori dell’Amarone e quali le peggiori, in cui sarebbe stato giusto non produrlo?
Nel 2002 non abbiamo prodotto l’Amarone, è stata un’annata orribile per moltissime aree viticole e non potevamo garantire che le uve avessero le giuste caratteristiche per affrontare l’appassimento garantendo l’integrità finale del frutto”.

Lei è un’esperta di export. Cosa trovano (o cosa vorrebbero trovare) gli stranieri nell’Amarone?
Credo che il motivo del suo successo sia proprio la sua unicità e la facilità nel riconoscerlo come un vino dal forte tratto identificativo in grado di abbinarsi con molte cucine del mondo. Sicuramente è stato essenziale il lavoro di chi, come me, ha girato il mondo e ha contribuito a far conoscere l’Amarone in maniera diretta, raccontando un territorio e una storia. Allegrini nonostante la complessità e l’incertezza del mercato globale, è arrivata, negli ultimi anni, ad un 88% di export sul fatturato totale nel quale i Paesi Extra UE ricoprono un’importanza fondamentale.
Il nostro primo obiettivo è garantire quella qualità costante nel tempo che ci porta ad essere per i consumatori una garanzia del Made in Italy, puntando a consolidare i molti Paesi che ci danno un positivo riscontro da anni, con lo sguardo però sempre rivolto a nuove frontiere oggi rappresentate da i Paesi che si stanno avvicinando al vino soltanto adesso”.

Secondo lei, esistono tipologie di Amarone differenti per le diverse destinazioni del mercato oppure l’Amarone deve essere un vino dalle ben precise, non sovrapponibili ad altri rossi importanti del nostro Paese?
L’Amarone deve sempre mantenere le caratteristiche che lo rendono un vino unico e con caratteristiche forti, riconoscibili e decise. Non credo sia una buona scelta offuscare l’identità chiara che lo ha reso famoso”.

Si è mai imbattuta in falsi Amarone venduti all’estero? Qual è il suo giudizio sul mercato dei vini contraffatti e cosa si dovrebbe fare per combatterlo?
“Per fortuna no, non mi sono mai imbattuta in falsi Amarone, ma so che è un problema presente e molto grave in tutto il comparto agroalimentare. Credo che si dovrebbe prevedere un sistema sanzionatorio rigido e rigoroso per chi produce ma anche per chi vende prodotti contraffatti, in modo tale da scoraggiarne l’acquisto da parte della distribuzione e delle catene di rivenditori”.

Come si svolge la sua giornata lavorativa tipo quando si trova in azienda e cosa fa invece quando è all’estero per vendere il vino?
Viaggio moltissimo durante l’anno, è un impegno molto faticoso che però da grandi soddisfazioni. Credo infatti che il desiderio di comunicare il mio territorio nel mondo abbia contribuito al successo dei vini Allegrini. Quando mi trovo in azienda ho sempre giornate molto dense e concentrate di appuntamenti, riunioni con i miei collaboratori e decisioni da prendere velocemente”.

Dove va la viticoltura del futuro? Come vede il biologico e il biodinamico, l’attenzione e il rispetto per il territorio? Avremo davvero vini più buoni e più genuini?
“Con San Polo stiamo andando in questa direzione, a partire da Gennaio 2014, siamo passati ad applicare il protocollo di viticoltura biologica in tutti i vigneti della tenuta. Credo che l’attenzione per l’ambiente ed il rispetto del territorio debbano essere priorità per l’imprenditore di oggi. A Montalcino abbiamo addirittura ottenuto la certificazione di Casa Clima Wine a testimonianza del rigore della cantina pensata secondo i canoni della moderna bioarchitettura. La struttura della cantina completamente interrata, realizzata nel 2005, nasce dalla volontà di creare un’architettura in grado di fondersi con il territorio inserendosi in modo naturale al contesto ambientale, ma di taglio assolutamente moderno, capace di interpretare, attraverso le innovative tecniche costruttive, lo sfruttamento intelligente e sostenibile delle risorse naturali”.

Il futuro della sua azienda è in buone mani?
Mi sono impegnata per consolidare l’azienda ed ampliarla in maniera equilibrata e solida. Sicuramente il mio lavoro verrà proseguito nel migliore dei modi dalle nuove generazioni. Spero che l’eredità più grande sarà trasferire un metodo di lavoro, una dedizione sincera ed una passione profonda, che sono il vero patrimonio di un’Azienda”.

Grazie Marilisa.

www.allegrini.it

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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