di Patrizia Pittia
Carissimi lettori, per la mia prima visita in cantina del 2015 ho scelto un giovane produttore dei Colli Orientali del Friuli che ha trasformato, tempo fa, una semplice richiesta del nonno di essere aiutato per la vendemmia, in una travolgente passione per il mondo del vino. Sto parlando di Marco Cecchini, piccolo  produttore che conosco da molti anni: fin da subito ho intravisto nei suoi vini grandi potenzialità.  L’appuntamento è a Faedis, un piccolo angolo del Friuli, ai piedi delle Prealpi Giulie, fra sentieri impervi e colline lievi. E’ una fredda domenica di inizio febbraio: sono insieme ai miei amici enoici, curiosi di conoscere  anche loro questa realtà. Marco, un bel giovanotto dai modi garbati ci accoglie sorridente. L’abitazione e sede dell’azienda è in mezzo ai vigneti.

“Tutto è iniziato più di 16 anni fa – racconta -: era il 1998 e studiavo Economia del commercio e dei mercati valutari all’università di Trieste. Ma quel che più conta è che a casa mia si è sempre respirato il profumo del vino. Fu allora che mio nonno materno, Alfio, che possedeva mezzo ettaro di vigneto a Faedis , mi chiese di aiutarlo per la vendemmia. E’ stato un vero colpo di fulmine: da allora, per tre anni, ho diviso tutto il mio tempo tra gli studi universitari e i primi approcci nel mondo del vino”.

E poi com’è andata?
“Mi sono laureato nel 2001. Per i lavori in vigna e in cantina sono stato aiutato da alcuni   consulenti enologi. Mi sono impegnato parecchio: tanto studio sui libri di enologia e viticultura, molto lavoro in campagna, cercando di valorizzare un terreno di cui oggi sono letteralmente rapito”.

Ora gli ettari sono 7 di cui 2,5 di proprietà. Si snodano nelle diverse zone attorno a Faedis, donando caratteristiche diverse ai vini. Il tipo di allevamento prescelto è il Guyot, per seguire la tradizione del doppio arco e assecondare le vecchie viti che, in questo modo, sono sempre piegate. Altre caratteristiche? Dalle 4000 alle 4500 piante per ettaro, potature diverse per ogni tipo di vite, rese basse. Niente diserbanti, inerbimento, niente meccanizzazione. Una filosofia agricola il più naturale possibile: solo zolfo e rame, piretro per gli insetti.

Spiega ancora Marco: “Cerco di fare vini che rappresentino al meglio il territorio e ogni annata deve rifletterne le caratteristiche, seguendo anche l’andamento climatico. Il terreno è costituito da marne eoceniche come la tipica ponca. Le escursioni termiche apportano ai vini sapidità e mineralità”.

E’ il momento di entrare in cantina: una bella struttura in legno edificata nel 2003. Qui, a  vinificazione conclusa, i vini si affinano in cisterne di acciaio o in barrique e tonneaux di rovere francese. Per la degustazione di oggi, trattamento particolare: saremo ospiti nella cucina di Marco, accolti da Valentina, la compagna, bravissima mosaicista, le cui opere originali e colorate, sono esposte per tutta la casa. Assieme a Marco, hanno suggerito gli abbinamenti ai vini che andremo a degustare.

Tasting

Seduti attorno a un tavolo imbandito sulla grande cassapanca in legno, grandi travi a vista sul soffitto, una cucina calda e profumi di cibo pronto per noi. Mi ricorda il pranzo della domenica quando ero bambina con i miei fratelli, papà Vittorio e la dolce mamma Caterina bravissima cuoca: sensazioni che mi riempiono il cuore.

Come primo vino Marco ci sorprende con un rosso giovane: “Volevo fare un vino leggero frà un rosé e un rosso adatto anche per il pesce”.
Malatesta  2013. Un Beaujolais Novueau made in Italy, da uve sanissime di Merlot, Cabernet Franc e Refosco: dopo la macerazione carbonica, si pressano le uve e poi si travasa tutto senza filtrazioni. Una tecnica che permette di ottenere vini molto fruttati e poco tannici. Nel bicchiere è rubino chiaro; naso accattivante segnato da un’ esplosione di frutta rossa: ciliegia, marasca, lampone. In bocca è fresco con piacevole  ritorno delle note fruttate. Valentina ci propone dei rotolini di pasta sfoglia ripieni di  speck, mele, gruviera, mandorle e noci e l’abbinamento ci piace.

Tovè 2011. Un blend da uve autoctone con 90% di Friulano e 10% di Verduzzo (vino solitamente dolce): un vero uvaggio. Dopo maturazione perfetta delle uve, segue  pressatura soffice e macerazione a freddo. Il 70% si affina in acciaio con frequenti battonage sui lieviti e il 30% in tonneaux di rovere francese dove avviene la fermentazione malolattica. Giallo intenso nel calice con sentori di frutta tropicale, note aromatiche,  sapidità. Molto elegante e complesso: un rosso “travestito” da bianco. Lo degustiamo con un tortino al radicchio rosso e taleggio: la tendenza amara del radicchio, per una pulizia perfetta della bocca, richiede una temperatura di servizio del vino leggermente più fredda.

Riesling 2010. Un vitigno dalle nobili origini, per palati fini, dalle vallate del Reno ha trovato un habitat ideale anche sui Colli Orientali del Friuli. Questo Riesling nasce da una rigorosa selezione di uve di tre vigneti da zone diverse e dai 15 ai 40 anni di età. Racconta Marco: “Le uve hanno una buccia molto fine. Perciò operiamo una vendemmia tardiva, con  raccolta manuale, proprio per esaltare i profumi del Riesling. Poi le uve subiscono una macerazione pellicolare di  alcune ore a freddo: avviene cioè il contatto del mosto con le bucce in assenza di ossidazione per poter estrarre meglio i composti aromatici. Il 30% si affina in rovere e il 70% in acciaio per un anno; poi assemblaggio e ancora un anno in bottiglia”.
Il vino è di un giallo dorato splendente. Note tropicali di ananas e anice pure. Al primo sorso grande mineralità, morbidezza e freschezza, ritornano i sentori di idrocarburi. In abbinamento un risottino al farro, salsiccia, radicchio rosso e porro.La dolcezza del porro combina bene con la morbidezza del Riesling: vino vellutato, equilibrio perfetto.

Riesling 2009. Marco vuole coccolarci con questo Riesling: un’annata particolare, giallo dorato e note di frutta matura (banana, poi mela cotogna che ricorda alcune note ossidative che dopo un po’ di ossigenazione spariscono). Molto intenso, fresco, piacevole, morbido e complesso.

Refosco 2009. Due micro vigneti di solo un ettaro compongono questo vino: Refosco dal peduncolo rosso e Refosco di Faedis (autoctono della zona). Rese basse e selezione delle uve, vinificazione in acciaio e lungo affinamento in barrique di rovere francese. Rosso rubino intenso con note violacee; al naso frutta matura, spezie, pepe, liquirizia e caffè; fresco in bocca con tannini morbidi. Pasteggiamo  con la guancetta di vitello e polenta cinquantino (un tipo di polenta gialla con mais “cinquantino”, varietà storica che ha la caratteristica di maturare in 50 giorni). La succulenza e l’intensità del piatto si sposano bene con il Refosco. Bravissimo Marco: anche come cuoco provetto.

Refosco 2007. Coccole gustative in serie con questo Refosco molto intenso, dalle note di spezie dolci. Morbido sì, ma con una freschezza che gli darà ancora lunga vita. Un rosso da tenere in cantina.

Verlit 2008. Vino passito da uve Verduzzo raccolte in surmaturazione e fatte appassire in cassette nel sottotetto. Dopo una lunga fermentazione matura in barrique di rovere francese nuove per 12 mesi. Un giallo ambrato splendido, note mielate di castagno, frutta candita e albicocca. In bocca è fresco, cremoso, non stucchevole, bevibile con brio. Lo assaggiamo insieme ai cantucci alle mandorle, ma starebbe molto bene anche con formaggi erborinati o da meditazione.

La nostra incursione enogastronomica si è conclusa. Le ore sono volate piacevolmente con Marco e Valentina, perfetti padroni di casa. Prima di andarmene chiedo ancora al piccolo, tenace vignaiolo: perché hai deciso di fare il vino? “Per regalare un po’ di felicità alle persone attorno a un tavolo e renderle amiche. Il vino da solo non basta per comunicare il vino con passione e personalità: gli si devono abbinare anche territorio, storia e cucina tipica”. Grazie a Marco e Valentina che sono riusciti a trasmetterci tutto questo.

www.cecchinimarco.com

 

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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