di Giorgia Costa
marche1-15 E’ un sabato di fine settembre. Sdraiata sulla mia nuova sdraio, guardando le verdi vigne in fronte a me, assorta tra la pace ed il silenzio dell’imbrunire, chiudo gli occhi. Il sole è sceso, il calore della giornata lascia velocemente il posto alla fresca brezza serale. L’ultimo week end estivo, annunciano le previsioni. L’estate che cede lentamente il passo all’autunno, ma che, dentro di me è viva come l’odore della vendemmia tutt’attorno. In un momento di relax quasi nostalgico, ormai assorta tra i ricordi, ripenso a qualche settimana prima. Tempo d’estate, tempo di vacanze. Tempo di mare, tempo di Marche. Ebbene sì dopo tanto tempo che non tornavo a soggiornare in questa regione, quest’anno, a distanza di qualche mese ci son tornata per ben due volte. L’enogastronomia ed il paesaggio mi hanno invogliata.

Le delizie di pesce del Sabya Beach
Avevo in passato visitato il Conero (Numana, Sirolo con la bella spiaggia delle Due Sorelle accessibile solo via mare o tramite un arduo sentiero a picco sul mare), Loreto e Macerata in collina. La vita, gli incontri, gli amici appassionati e cultori del buon vino e di bicicletta mi ripropongono un week end a fine maggio: periodo ottimo per un anticipo d’estate senza il sovraffollamento dei mesi più caldi. Il tempo non troppo clemente in quell’occasione, mi aveva comunque regalato qualche ora soleggiata sufficiente per conoscere ed apprezzare la curata spiaggia di Grottammare, il freschissimo pesce (anche crudo) al Sabya Beach e soprattutto la sua interessante carta dei vini curata da Andrea. Ottima non solo per il rapporto qualità prezzo, ma soprattutto per la scelta dei vini regionali ed internazionali. Ve la consiglio! E così come ormai potete immaginare, ogni occasione mi è buona per conoscere meglio quanto il territorio può offrire.

Vi voglio raccontare di due realtà che mi sono piaciute, tra le varie visitate, per il loro, seppur diverso, approccio al mondo vitivinicolo trovando poi congruenza tra produttore e produzione. 

Maria Pia Castelli e la verticale a sorpresa di Montepulciano “Erasmo Castelli”
Siamo a Monte Urano in provincia di Fermo presso l’Azienda Vitivinicola Maria Pia Castelli. Un’azienda di 8 ettari. Mi colpisce subito l’ordine dei vigneti prima e della cantina poi, la sua pulizia. Aveva appena piovuto e le vigne sono piene di lumache, segno di una viticoltura rispettosa dell’ambiente. L’azienda è infatti più che vicina alle pratiche biodinamiche. La visita mi regala subito un’inebriante sorpresa: una verticale di Montepulciano in purezza caratterizzato da un invecchiamento di 5 anni in barrique: l’Erasmo Castelli. Il marito di Maria Pia, Enrico Bartoletti, ci accompagna in questa degustazione, dalle note tostate del 2004 alla mineralità del 2009. Tutti molto tannici. Mi colpisce per la sua eleganza l’annata 2007. Al naso il vino si presenta fresco e pungente, con note di fieno appena tagliato, pepe bianco, pomodoro secco. Quasi balsamico. In bocca si rivela più morbido e vellutato. Ben bilanciato.
Marche, terra di Montepulciano e Sangiovese ma anche di Pecorino, Passerina, Verdicchio e Trebbiano. Si coltivano anche varietà internazionali quali Chardonnay, Sauvignon, Pinot Noir, ma in quantità molto inferiore.
Assaggio quindi  l’Orano 2005: Sangiovese in purezza. Al naso ricorda, seppure differenziandosi, il Sangiovese Toscano, ma trovo qui una nota balsamica e pepata che gli dà una netta sensazione di freschezza. In bocca è morbido, chiude netto e pulito.
Interessante al naso è pure “Stella Flora” 2009 un blend (50% Pecorino, 30% Passerina, 20% Malvasia) con macerazione sulle bucce e passaggio in legno. Un’esplosione di profumi: frutta esotica, ananas, mango, agrumi con note saline.
 

Rio Maggio, dal Falerio dei Colli Ascolani al Pinot Noir
Arrivano le ferie estive. Decido di tornare qui: tra il mare e la collina, alla ricerca di un po’ di tranquillità. La calura dei primi giorni d’Agosto non mi dà tregua neppure il mattino, al mare. La desiderata brezza mi fa quindi apprezzare l’altura, l’acqua fresca delle piscina, il relax del dondolo e dell’amaca. Sapete bene però che: ferma proprio non riesco a stare ed infatti…

Mi ritrovo a Montegranaro (qui è tutto un saliscendi, su da una collina, giù da una valle e su dall’altra e soprattutto, è tutto un Monte!): 16 km dall’uscita autostradale di Civitanova Marche direzione Macerata, in provincia di Fermo. Si vedono le aziende di noti marchi calzaturieri, dell’abbigliamento ma soprattutto della pelletteria: Paciotti, Prada e Bikkembergs solo per citarne alcuni.
Ad accogliermi all’ingresso dell’Azienda Vitivinicola Rio Maggio, nella Contrada Vallone, Simone Santucci. Tra una battuta ed un sorriso entro nella casa di famiglia prima, nella cantina poi. Una parete di vecchie bottiglie prodotte ancora dal papà cattura la mia attenzione. La polvere sopra di esse, le spesse mura, il grande tavolone nella stanza, il vecchio telefono mi rimandano alla cantina del nonno, quell’odore che sento e che ricordo mi dà calore. Ma ecco che all’improvviso vengo sopraffatta. E’ Tiziana, la moglie che, attenta e puntuale, mi allieta con dell’acqua fresca. Tra un sorso ed uno sguardo, Simone mi racconta che tutta questa zona era prettamente rivolta alla campicoltura. Ancora oggi la maggior parte dei terreni è a seminativo (specie quella del grano, vedi il nome del paese). La popolazione dei comuni tra Fermo e Macerata era soprattutto impiegata nell’industria calzaturiera. Dagli anni ’80 alcuni, grazie anche alle caratteristiche climatiche (brezza marina, giornate soleggiate e notti fresche), hanno iniziato ad investire nel settore vitivinicolo.

“La nostra azienda di famiglia risale agli anni ’70, quando mio papà, proveniente dal settore dell’abbigliamento, decise, per hobby, di dedicarsi al vino. Successivamente io, con Tiziana, decisi di proseguire, dandone, insieme, uno slancio”. Questa coppia, il loro simpatico interagire,  mi trasmettono una reciproca e viva complicità. Punti di vista non sempre congruenti, ma desiderio di “crescita” comune. E così il bicchiere si fa calice ed in modo del tutto naturale ci ritroviamo a passeggiare tra una vasca ed una botte. Il carattere vibrante dei due titolari lo ritrovo in cantina in particolare nell’assaggio di un “vino in divenire” una sorpresa che non so se vi posso svelare ora, ma che spero potervi un giorno raccontare perché mi è piaciuto tantissimo.

E’ ormai buio e la voce di Tiziana ci invita alla cena. La vista è bellissima: il paesino arroccato, le luci della sera, il silenzio attorno mi conducono ad una tavola imbandita: la luce vibrante delle candele, prodotti tipici del territorio mi accompagnano nell’assaggio dei vini di loro produzione. E’ il “Telusiano 2010, Falerio dei Colli Ascolani DOC a riconfermarsi tra i “bianchi”. Un blend di Trebbiano (40%), Passerina (30%) e Pecorino (30%) che mi piace per la sua freschezza (vinificazione e maturazione in acciaio) e mi affascina per la sua “composta complessità”. E’ una selezione delle migliori uve, raccolte in cassettina. Al naso note floreali ma soprattutto di frutta fresca: pesca e mela. In bocca si rivela intrigante e la sapidità iniziale chiude con note più morbide.

Simone mi vuole però stupire con un vino del tutto inusuale per questa regione: il suo Pinot Noir. Si perché oltre alla coltivazione di vitigni autoctoni, negli anni ’90 sono stati piantati dei vigneti da vitigni internazionali. La curiosità è quindi forte. Dal vigneto Monteverde, di nuovo impianto, arriva l’omonimo vino: “Colle Monteverde” 2008 Pinot Nero IGT Marche Rosso: vinificato in acciaio e lasciato maturare per 14-16 mesi in barriques francesi. Segue un lungo affinamento in bottiglia. Al naso note di ciliegia e ribes trovano corrispondenza in bocca nei tannini ancora giovani. (fine prima parte, leggi qui la seconda parte)

Links:

www.sabyabeach.it
www.mariapiacastelli.it
www.riomaggio.it