di Umberto Gambino
L’Argentario del Trentino
si trova nel piccolo borgo di Martignano. L’Argentario del Trentino – che da queste parti si chiama Monte Calisio – non è un luogo per turisti, tutt’altro. E’ l’habitat ideale per la viticoltura di Maso Martis, azienda che è diventata portabandiera del Metodo Classico targato Trentodoc.

Bollicine dallo stile inconfondibile, armonico e deciso, avvolgente e minerale. Non è la prima volta che assaggio gli spumanti di Maso Martis e non è la prima volta che mi ritrovo a sorprendermi. All’ultimo Vinitaly è andata in scena una verticale di 6 annate dispari di Madame Martis Metodo Classico Riserva Trentodoc, che è poi l’etichetta di punta aziendale. I vigneti si trovano a 450 metri sul livello del mare: viticoltura di montagna com’è nello stile tipico trentino.

Antonio Stelzer e Roberta Giuriali con le figlie Alessandra e Maddalena, fieri di una forte identità familiare, hanno raccontato i vini, insieme al loro enologo di fiducia, Matteo Ferrari. Una cavalcata di dieci anni, dal 1999 al 2009.  

Maso Martis è praticamente l’unica azienda trentina che ha piantato le viti di Pinot Meunier, il terzo vitigno classico dello Champagne (oltre ai più noti Chardonnay e Pinot Noir). E Madame Martis strizza un po’ l’occhio allo stile Champagne pur mantenendo integra la stretta corrispondenza al territorio d’origine. E’ una cuvée particolare, un capovolgimento degli schemi, molto contro corrente: è una riserva particolare composta al 70% da Pinot Nero, al 25% da Chardonnay e al 5% da Pinot Meunier anche se le percentuali non sono così rigide, ma variano secondo le annate. La “killer addiction” sta proprio in quel piccolo apporto di Meunier, che detta il ritmo di Madame Martis, prodotto sempre con le uve migliori, mettendo insieme l’eleganza del Pinot Nero, la fragranza dello Chardonnay e, appunto, la morbidezza del Meunier. C’è un’inversione delle percentuali tradizionali considerando che in Trentino si privilegia di solito lo Chardonnay e non il Pinot Nero. Una scelta coraggiosa che risulta vincente. Ne vien fuori, nel calice, un mix esplosivo ed elegante al tempo stesso. Quasi intagliato nella raffinatezza di Roberta Giuriali e nella determinazione di Antonio Stelzer. 

Nota fashion: tutte le bottiglie di Madame Martis sono elegantemente rivestite da una calza blu, appositamente ideata dall’azienda Ileana, che mette in risalto l’etichetta dorata.

Ecco le sei annate degustate.

Verticale di Madame Martis

2007
E’ l’annata più giovane presentata (almeno 9 anni di permanenza sui lieviti). La sua tostatura di nocciole, le tinte di caffè, l’effetto agrumato, la presenza decisa dei lieviti e delle spezie fini si fondono in un sorso ricco di sapidità, avvolgente, intenso, nervoso. Una bollicina vivace, complessa, minerale, che certamente avrà ancora molto da dire nei prossimi anni.

2005
E’ di un bel giallo brillante, dal perlage molto fine e persistente. I profumi fanno pensare a un bel cono gelato fresco ed evoluto al tempo stesso. Richiamano subito i lieviti, il pan brioche, la vaniglia e una lieve tinta di nocciola, con sentori di tostatura, caramella d’orzo, pesca, susina e cioccolato bianco. Al gusto è sapido, corposo, un po’ più ruvido rispetto al 2007, di grande freschezza, dal retrogusto di lieviti molto coerente.

2003
Giallo dorato brillante, perlage molto fine e persistente. Ha una verve esplosiva al naso, fra note di frutta secca e tostate, poi emerge la componente balsamica spiccata, insieme a note di liquirizia e crema pasticcera. E’ uno spumante dal sorso sensuale, ricco, avvolgente, voluminoso, sapido e molto fresco, fine, equilibrato. Accarezza e seduce il palato. E’ una bomba! Per me il migliore della verticale.

2001
Note di acqua di roccia per una matrice molto minerale, mista a frutta tropicale, mela cotogna, pepe e spezie aromatiche come lo zafferano. Bocca molto fresca, sapida, ben equilibrata, in cui prevalgono le componenti dure su quelle morbide. Si sorseggia diritto, persistente, non lunghissimo, meno opulento degli altri e chiude lasciando un bel ricordo di mandorla dolce.

1999
Giallo dorato, brillante, perlage finissimo, praticamente infinito. Il naso è cangiante e sorprendente per vitalità e freschezza degli aromi: un bouquet elegante e complesso di erbe aromatiche, lieviti, frutta esotica e poi spunta la nota fumé. Al palato si esprime agile e intenso allo stesso tempo, molto sapido, finissimo, persistente. Un vino che dimostra longevità ed eleganza spiccata. Del 1999 sono state conservate 500 bottiglie. Di solito sono 1000-1500 per ogni annata. Questo ’99 dimostra quali sono le potenzialità del Trentodoc, forse al di là dei limiti: siamo a vent’anni dalla vendemmia. Il vino è perfetto!

2009
La sesta annata non era inizialmente prevista, ma Roberta e Antonio hanno deciso di farci una sorpresa. Per la 2009 un’anteprima assoluta, non ancora in commercio. E la stoffa c’è, promettente assai.
Diffonde al calice, lievito e zucchero di canna, liquirizia, frutta gialla fresca. Profumi nitidi, lineari che denotano gioventù e personalità. Il gusto è pieno, quasi opulento, sapido, vellutato, vivace, lunghissimo. In questo spumante – meglio che negli altri – si apprezza bene l’effetto Meunier. Sarà famoso? Senza alcun dubbio.

Queste le annate dispari. Aspettiamo con curiosità la verticale delle annate pari …