di Umberto Gambino
029-20161024_154253Ho conosciuto Chiara Lungarotti perché l’ho intervistata più volte in qualità di presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, un incarico che oggi non ricopre più, ma che – in realtà (molto più che ad honorem) – le è rimasto nell’animo e nel cuore. Chiara e il gruppo Lungarotti (di cui è amministratore unico) costituiscono la limpida espressione di come una cantina dovrebbe gestire l’accoglienza per le diverse tipologie di visitatori: che siano o meno esperti, wine lover o semplicemente appassionati del vino.

La dimostrazione? Una bella visita (molto) guidata, insieme ad altri colleghi, nelle due cantine del gruppo Lungarotti: quella storica di Torgiano e l’altra più recente di Turrita, nel territorio di Montefalco. Chiara ci ha accolto fin dall’inizio senza tentennamenti, con grande spirito d’amicizia, mettendosi a disposizione e mettendoci tutto a disposizione. Accoglienza e disponibilità, le parole chiave.

E che in casa Lungarotti l’ospitalità sia sempre al primo posto lo dimostra anche l’apposita sezione del sito web aziendale dedicata al Turismo del Vino. In più c’è anche il bell’albergo “Le Tre Vaselle”, di proprietà della famiglia, nel cuore di Torgiano, attualmente in fase di ristrutturazione.

Si può dire senza paura di sbagliare: è davvero il cuore dell’Umbria che pulsa nelle terre e nei vini di quest’azienda fondata dal padre di Chiara, Giorgio Lungarotti, nel 1962. Qui, alla confluenza dell’affluente Chiascio nel fiume Tevere, le terre di Torgiano sono diventate famose in Italia e nel mondo proprio grazie ai vini di Giorgio Lungarotti, scomparso nel 1999.

Con la moglie, Maria Grazia Marchetti, grande donna di cultura, oggi splendida novantenne, Giorgio ha fondato a Torgiano il Museo del Vino e il Museo dell’Olivo e dell’Olio (ai quali sarà dedicato un post apposito), e nel 1987 la Fondazione Lungarotti, con l’obiettivo di valorizzare gli aspetti culturali e storici dell’agricoltura.
Laurea in agraria, specializzazione in viticoltura, Il motto di Chiara è: “Mantenere, continuare, espandere”. Oggi il terzetto di donne al comando del mondo Lungarotti è completato egregiamente da Teresa Severini, sorella di Chiara: lei è una delle prime donne enologo d’Italia nonché l’artefice di tutti i vini Lungarotti.

E’ Chiara però a portarci alla scoperta dei vini e delle due cantine, a Torgiano e a Montefalco.

La collina di Brufa, dove si trova la Vigna Monticchio, a Torgiano, è formata da strati argillosi alternati a frange sabbiose: queste ultime sono più frequenti nella medio-bassa collina. L’altitudine è di circa 300 metri sul livello del mare.

Proprio qui, sotto il sole autunnale che illumina le foglie gialle dei vigneti, Chiara parla del suo cruccio che è anche un sogno: “E’ Il meteo. Da circa due anni collaboriamo con i ricercatori dell’Università di Perugia raccogliendo dati per costruire dei modelli meteo e potere, finalmente, un giorno, lavorare davvero in previsione sulle condizioni meteorologiche delle nostre zone, invece che solo post eventi”.

Per esempio, il Sagrantino 2013 non è stato prodotto a causa di piogge violentissime (ovviamente non previste) che hanno rovinato il raccolto.

Guarda qui la miniclip di Chiara Lungarotti che parla di Vigna Monticchio.

Verticale di Torgiano Rosso Riserva Vigna Monticchio 

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A Vigna Monticchio, su 15 ettari di terreno vitato, solo 12 sono destinati alla produzione del Torgiano Rubesco Vigna Monticchio Riserva, il vino storico e più importante della cantina. Non solo: è questo uno dei nostri grandi vini rossi fra i più graditi all’estero e unanimemente apprezzati dalle guide specializzate italiane.

Nove le annate degustate: 1974 – 1977 – 1997 – 2000 – 2004 – 2005 – 2008 – 2009 – 2010

Abbiamo degustato i vini partendo dall’annata più giovane, ma, per tenere d’occhio i cambiamenti di stile e di composizione del vino nel tempo, scrivo partendo dal millesimo più vecchio, il 1974.

1974
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Dovete sapere che Il Vigna Monticchio nei suoi primi anni di vita non era un Sangiovese in purezza, ma si faceva anche con il Canaiolo, vitigno tipico dell’Umbria e soprattutto della Toscana (è nell’uvaggio del Chianti Classico). Questo perché – come si usava una volta – Sangiovese e Canaiolo crescevano insieme negli stessi vigneti.

Da uve coltivate “a palmetta” (una tradizionale forma di alberello), è questa la prima annata del vino in cui compare “Vigna Monticchio” nell’etichetta.

Se penso che sto bevendo un rosso che ha 42 anni d’età, la sorpresa è tanta. Il vino mostra intatta la sua vitalità e si dimostra uno dei rossi italiani più longevi, quasi a far concorrenza ai migliori Barolo e Brunello.
Esprime cacao, cioccolato fondente, cannella, tabacco, rabarbaro, per un registro aromatico molto evoluto.
Il gusto è intenso, rotondo, giustamente sapido, di buona persistenza. Più finezza e meno robustezza per un rosso che affina i suoi tratti somatici.

1977
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Rosso granato e unghia aranciata nel calice. Prevalgono le note di torrefazione del caffè, il tabacco dolce, il cuoio, una scia profumata di carruba. Al palato scorre vivace, intenso, sfoggiando tannini di gran stoffa e buona persistenza.

1997
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Un salto di vent’anni e già il metodo di allevamento in vigna passa a cordone speronato. E’ questa una delle migliori annate del decennio, secondo Chiara.

Si mostra con sentori che sanno di selvaggio, terra, humus, tartufo. Un Rubesco verace e vivo. Al gusto si distingue per corpo snello, tannino presente e buona morbidezza.

Note tecniche. Fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 20 giorni con circa 10 rimontaggi al giorno. Affinamento: 50% in botti di rovere francese e 50% in barrique di rovere francese per circa un anno e mezzo, seguito da 4 anni in bottiglia. In commercio dopo 6 anni dalla vendemmia.

2000
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Questa è la prima annata in cui la famiglia Lungarotti si è avvalsa della collaborazione del professor Denis Dubourdieu, grande enologo francese recentemente scomparso. Enologo in azienda è oggi Vincenzo Pepe.
Ne viene fuori un Rubesco di grande impatto, perfettamente evoluto e comunicativo. Esprime tabacco, cuoio, caffè, note ematiche, confettura di amarena sotto spirito. Al palato è “diverso”, particolare, sapido, minerale, evoluto, intenso, di lunga progressione. Forse è il Rubesco al massimo del suo potenziale espressivo.

Note tecniche. Affinamento: 12 mesi in botti di rovere di Slavonia per il 50% e 50% in barrique di rovere francese, poi affinamento per 3 anni in bottiglia. 

2004
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Forma di allevamento: cordone speronato doppio.
Al naso non si esprime subito: parte un po’ timido, poi emergono frutti di bosco e fungo. Bocca corposa, calda, di buona sapidità, non lunghissima.

Note tecniche. Affinamento: 12 mesi in botti di rovere di Slavonia per il 50% e 50% in barrique di rovere francese, poi affinamento per 3 anni in bottiglia. 

2005
Sangiovese 70% Canaiolo 30%

Spiega Chiara: “La 2005 è la prima annata di un nuovo corso nel senso che riflette per la prima volta la mia idea di come voglio che sia questo vino: una sintesi di potenza ed eleganza, frutto di un attento lavoro di vigna a 360°. Considero le annate dal 1997 al 2004 di transizione tra la visione e sensibilità di mio padre e quelle della nuova generazione”.

Nel calice si esprime con note di liquirizia, visciola in confettura, frutta secca. Esibisce un sorso di struttura e personalità: fresco, minerale, presente nel tannino e con un finale lievemente amarognolo.

Note tecniche: vinificazione: fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 25 giorni. Affinamento in barrique di rovere francese per circa 12 mesi, poi riposa in bottiglia per tre anni e mezzo. In commercio a circa 5 anni e mezzo dalla vendemmia.

2008
Sangiovese 80% Canaiolo 20%

Note molte speziate, tabacco, cuoio, caffè e una lieve componente fumé. Sorso dal tannino presente, a tratti rugoso, di struttura snella, molto fresco. La grande acidità è la componente caratteristica di quest’annata.

Note tecniche: annata calda, temperature torride, vendemmia nella norma (20 settembre). Affinamento in botti e botticelle di rovere francese per 12 mesi, poi 4 anni di bottiglia.

2009
Sangiovese 100%

E’ l’anno da cui il Rubesco Vigna Monticchio è solo da uve Sangiovese in purezza.
Naso che si apre piacevolmente su un’onda balsamica spinta, molto pepato, poi chiodi di garofano e una  bella concentrazione di frutto; e ancora un caleidoscopio di caffè, cannella, violetta. Gusto corposo, caldo, strutturato, molto lungo, chiude con un bel ritorno di amarena in confettura. E’ equilibrato, intenso, con una nota minerale dominante. E’ – a mio giudizio – l’annata migliore in assoluto.
Affinamento: botti e botticelle di rovere per 12 mesi, poi 4 anni in bottiglia.

2010
Sangiovese 100%
Il vino è un’anteprima. Uscirà sul mercato ad aprile 2017. Chiara la definisce come “l’annata perfetta per l’integrità delle uve”. Emerge netta la freschezza della frutta rossa come la mora, poi il floreale di violetta e la nota fumé. E ancora: tinte lievi di tabacco e spezie dolci. Il gusto è interessante, ancora da smussare con un po’ di bottiglia. Tannino presente che si ammorbidisce subito. Fresco e sapido, chiude un po’ amarognolo. E’ il migliore della verticale.

Affinamento in botti e barrique di rovere a grana fine per circa 12 mesi, poi 5 anni in bottiglia.

2013
Sangiovese 100%.

Degustata “fuori sacco”, fuori dalla verticale ufficiale. Annata calda, ma equilibrata. Note di mora, tabacco e pepe nero. Floreale di rosa su lieve sfondo balsamico. Nel complesso è piacevole, molto elegante, non corposo. Si beve agevolmente. Matura 10 mesi in botte grande. Ancora in affinamento.

Verticale di Sagrantino di Montefalco Docg

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Il senso della seconda cantina a Turrita di Montefalco, è tutto nelle parole di Chiara: “Abbiamo deciso di non muoverci dalla nostra terra che amiamo sopra ogni altra cosa: l’Umbria”.

Lungarotti ha scelto fin dall’inizio di impostare quest’azienda (20 ettari vitati) interamente sul biologico. Nella tenuta di Montefalco si coltivano anche Sangiovese e Merlot, oltre al Sagrantino, che entrano nell’uvaggio del Rosso di Montefalco.
La cantina, destinata solo ai vini rossi, è un’elegante palazzina che in origine, secondo il bozzetto dell’architetto, doveva essere un casino di caccia. Il Sagrantino fa affinamento in barrique di rovere francese. Bottiglie prodotte: 25.000 di Sagrantino, 25.000 di Rosso di Montefalco, 6.000 bottiglie di Sagrantino Passito.

La prima annata di Sagrantino prodotta è la 2005.
Spiega Chiara: “Il Sagrantino non si fa influenzare dal terreno ma è lo specchio del produttore. E’ un vitigno paragonabile a un cavallo purosangue, difficile da domare. Perciò bisogna lavorare alla perfezione, prima in vigna; poi in cantina diventa più facile”.

Annate assaggiate: 2005 – 2008 – 2010 – 2011 – 2012

2012

Il vitigno ovviamente è solo Sagrantino in tutte le annate.
Questo 2012 è decisamente floreale e fruttato, dai sentori ancora freschi e giovani. Sensazioni confermate in pieno al sorso, altrettanto fresco, ma anche sapido e da un tannino presente, ancora da smussare un po’. Bisogna attendere ancora un anno di affinamento in bottiglia.

Note tecniche: fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 28 giorni. Maturazione in barrique per 12 mesi. Leggera filtrazione e sosta di tre anni in bottiglia prima di essere commercializzato. La stessa procedura vale per le annate 2011 e 2010.

2011

Al naso è prorompente, speziato, con note di incenso e prugna fresca. Bocca molto da Sagrantino purosangue, giustamente tannico, nella tipologia. Mantiene freschezza, è muscolare ma non troppo. Lungo, piacevole, asciuga un po’. Ma è la freschezza la sua caratteristica principale.

2010

E’ decisamente l’annata più equilibrata. Naso che sa di ciliegia matura, amarena, liquirizia, spezie dolci.
Al gusto conferma di essere un vino maturo, rotondo, tannico, composto, di buon corpo, con un bel finale composto e dal ritorno fruttato. E’ il prototipo del Sagrantino biologico. Ben fatto e molto piacevole.

2008

Vive su note più animali e selvagge, di humus, idrocarburo e con una punta di piccante. Il sorso comincia morbido, poi alla distanza esce fuori, prepotente, il tannino alla distanza. Non ostenta forza.
Note tecniche: fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 28 giorni. Maturazione in barrique per 12 mesi. Leggera filtrazione e affinamento di 18 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato a 33 mesi dalla vendemmia.

2005

Naso minerale, di liquirizia, balsamico, poi emerge il floreale, seguito dai frutti di bosco. E’ vibrante, ferroso ed ematico. Questo Sagrantino è verace, dinamico, presente e scabroso nei tannini. Espressione di una buona annata. Corposo ma non troppo.
Note tecniche: fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per 28 giorni. Maturazione in barrique per 12 mesi. Leggera filtrazione e affinamento di 18 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.

2014

L’assaggio è una primizia assoluta. Sfodera la logica freschezza negli aromi, di frutti e fiori più che altro scuri e fitti. Al gusto si apprezza molto bene il frutto, poi il tannino molto serrato. E’ giovane, scalpitante, bisognoso di affinarsi molto, ma in prospettiva ha grandi potenzialità.

L’annata 2013 non è stata prodotta.

A proposito del Sagrantino by Lungarotti, Chiara sottolinea: “Il nostro Sagrantino è piacevole da bere. Il motto può essere: alla ricerca continua dell’equilibrio in vigna”. Per il sagrantino, ma non solo!

Sul versante dell’export, Lungarotti coltiva una buona fetta (45%) soprattutto verso la Germania, la Danimarca, la Svizzera, il Giappone e la Corea del Sud.

Lungarotti non è solo vino, però. C’è anche un ottimo olio prodotto dalle cultivar Leccino Miracolo Frantoio. Abbiamo avuto il piacere di assaggiarlo e di assistere alla raccolta delle olive, dagli oliveti di Torgiano, con il metodo delle vibrazioni.

Conclusioni

Al di là dei complimenti facili (che sarebbero meritati), alla famiglia Lungarotti piace vincere la sfida dei mercati con gusto ed equilibrio, senza arroganza. La qualità dei suoi prodotti e la filosofia aziendale sono esempi virtuosi da seguire. Un bell’esempio di “donne del vino” che conoscono alla perfezione come gestire le diverse attività di cui il gruppo è leader ma anche l’idea di portare avanti quel concetto di “Italia che funziona e che sa farsi conoscere nel mondo”, mettendosi sempre in discussione e cercando sempre di migliorare, attraverso la cura minuziosa dei dettagli. Mantenendo però intatto quel binomio “persone-legame col territorio” che non deve mai sfuggire dalla nostra percezione. Altrimenti saremmo “macchine”, non umani. E le donne Lungarotti non lo sono affatto!

www.lungarotti.it