di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
Quando si partecipa ad una degustazione verticale di vini, poi scatta la caccia all’annata che è piaciuta di più, accendendo il confronto che forse è la parte più interessante in questo tipo di eventi.
Che il pubblico partecipante voglia dire la sua è il miglior risultato che ci si possa augurare. Se il vino proposto è il Brunello di Montalcino di Luciano Ciolfi, è quasi automatico che la platea si scaldi. Resta in silenzio durante la presentazione, ascolta attentamente quanto detto dal produttore e da chi modera, ci ragione, ma poi vuole dire la sua e sentirsi protagonista.

E’ proprio quello che è accaduto a Storie di Vini e Vigne a Cap’alice, nel salotto buono di Napoli, dove Luciano ha presentato il suo Brunello di Montalcino Bramante. Il nome è del nonno al quale è dedicato per il ruolo importante che ha avuto nel convincerlo a puntare con decisione su un vino che lo rappresenti il più possibile.

In degustazione i millesimi 2008, 2010, 2013, Riserva 2013 e Rosso di Montalcino 2016. E’ vero che l’andamento climatico dell’annata tracci inevitabilmente le differenze nei vini, ma quello che è emerso tra gli assaggi è soprattutto il percorso in continua ascesa verso l’eccellenza andando avanti nel tempo. Se la sono giocata alla grande, testa a testa, i millesimi 2010, ritenuto dalla critica di settore l’annata del secolo, e 2013.

Il Brunello 2010 si fa notare per l’eleganza e il passo leggiadro, il 2013 forse ha più cose da dire, personalmente mi ha stregata. All’eleganza aggiunge una personalità di spicco e volendo fare un esempio tradotto in immagini, il primo classicheggia e va sul facile indossando il tubino nero stile Chanel, il secondo sceglie ogni particolare singolarmente, tutti diversi, a più colori, e si spinge negli accessori creando una armonia d’eccezione. C’è ancora chi fa fatica ad accettare l’idea che un vino possa emozionare. Invece è proprio il caso del 2013, emoziona, seduce con il suo ritmo battuto sull’ampiezza e profondità dei profumi che aprono con toni floreali leggiadri di rosa, poi il rabarbaro, i frutti scuri, e continua all’assaggio cadenzato e vivace segnato da tannini di gran razza.
Anche il Rosso di Montalcino 2016 si è fatto notare, ha sorpreso non poco e questo la dice lunga sullo stile del produttore che non si risparmia, ma vuole dare il meglio sempre, amando profondamente la sua terra e il proprio lavoro.

La serata si è conclusa con un gemellaggio enogastronomico tra il vino toscano, tra i migliori d’Italia, e il mitico ragù napoletano preparato dall’oste Mario Lombardi. E sì, l’Italia è il regno del gusto.