di Giorgia Costa
losangeles-22 Arrivo nel pomeriggio, ammirandola baciata dal sole. Ne colgo la sua vastità: un mare di case, una città che si sviluppa in orizzontale, quasi 4 milioni di abitanti la city, più di 12 con l’hinterland (seconda municipalità USA dopo New York).
Margaret, la signora ottantaduenne che mi è seduta accanto, mi racconta che è di ritorno dalla sua vacanza in Egitto: Mar Rosso e piramidi. Wow! … a quell’età penso io, da sola! Mi guarda e mi sorprende dicendomi: “Giorgia, never stop travelling… especially with your mind!”.
Questa frase mi arriva così imperativa da imprimersi nella mente quasi divenendo il mio “mantra” per i giorni successivi e portandomi a ricordare quella frase letta su una maglietta tre anni prima: Never stop exploring! Stessa potenza.
Arrivo nel downtown, entro nella lobby e trovo subito un sorriso sincero, non resisto. Il vicino Farmer’s Market mi stuzzica, così colorato ed effervescente di giovani, ma non solo. La calda luce del tramonto che tutto rende dorato, mi avvolge, mi fa sentire a casa. I fiori, le piante, belle e rigogliose mi trasmettono un senso di benessere, il sole che filtra tra le palme mi fa sentire fortunata semplicemente per essere lì e per poter assaporare e gioire di tutto ciò.

La sera a cena scambio qualche chiacchiera con il cameriere, un ragazzo trentenne di Torino che sta impostando il suo futuro. Mi racconta che il mese prossimo si trasferirà in Florida per partecipare all’avviamento di un nuovo locale. “Ma sai, io qui ho un mio sogno da realizzare. Voglio aprire una scuola privata stile alberghiera, ma specifica sugli abbinamenti cibo-vino”. Da quel momento ogni giorno interagivo con persone che mi pronunciavano la parola sogno. Quello che li ha mossi a trasferirsi, quello che li ha fatti realizzare qui, quello che stanno inseguendo, quello che vogliono concretizzare. Penso a me, ai miei sogni, tanti per fortuna. Penso all’Italia dove la parola sogno non ha lo stesso “sound”. Qui si sogna perché si sa che il sogno può diventare realtà, da noi, spesso, il sogno rappresenta un’evasione dalla realtà. Che meraviglia!
Penso al suo significato (sentimento vivo e improvviso di ammirazione, di sorpresa, che si prova nel vedere, udire, conoscere cosa che sia o appaia nuova, straordinaria, strana o comunque inaspettata), alle sensazioni che suscita in me, alla gioia immensa che provo osservando le piccole cose, mi sento infantile e grande allo stesso tempo. Penso alla frase di Proust: “Il vero viaggio di scoperta non è nel conoscere nuove terre, ma nel guardare con nuovi occhi”. E’ questo quindi che fa la differenza, il saper approcciarsi alle diverse situazioni, alle persone … alla vita, con nuovi occhi, con nuovi orizzonti, da nuove angolature.

Ricordo Margaret e nel mentre sto scrivendo ciò, guardo fuori dal finestrino un coloratissimo
sunset mi meraviglia lungo questo volo verso New York.
Ripenso al piacere di certe visioni dei giorni scorsi, a come mi sentivo brillare gli occhi ed aprire il cuore. Ricordo l’incanto nel girarmi di scatto seduta in auto ad ammirare dietro di me la vista su Malibu beach. Nulla di straordinario nella sua singolarità, ma così armonica nel suo insieme, stringersi e snodarsi in un blu, grigio, azzurro indefinito, con la spiaggia di sabbia dorata quasi a perdersi tra cielo ed oceano. Le casette come palafitte, come gabbiani rivolti all’orizzonte. Ed io che salivo sulla collina della Pepperdine University. Lo stupore nell’ammirare questa sede universitaria con la sua vista mozzafiato sul mare. Penso alla gioia del poter studiare in un ambiente così, immerso tra il verde e la quiete. Abbandono questa striscia di costa lunga 40 km, lasciando la Pacific Coast Highway. Le colline diventano montagne, il verde dell’erba cede il posto al verde del bosco.

Percorro ora la Malibu Canyon Road. Alla mia destra un parco (uno dei molti qui tra le Santa Monica Mountains) e, quasi da stoppare bruscamente l’auto, un gruppetto di daini. Uno più attento si accorge del mio stupore e sta fisso a guardarmi. Ma la libertà li chiama e li vedo allontanarsi tra il bosco. Mi chiedo: quante auto sono transitate davanti a loro, quante se ne sono accorte, quanti si saranno emozionati a quella vista?… la frase di Proust rimbalza, quegli occhi pure… Ritorno nella city. Questa volta dalle sue spalle, dalle colline degli Studios, da Hollywood.

Los Angeles
, la città doppia o meglio con la doppia faccia, con le tante facce, come tante metropoli hanno, come ognuno di noi ha. La città del gossip, dei vip, delle star. La città che non dorme e dove non si dorme: elicotteri, sirene a tutte le ore. Un tutt’uno di locali, pub, ristoranti.
La città dello shopping e del lusso specie nella famosa Rodeo Street, a Beverly Hills. La città del relax, del benessere e del “green sense”, delle macchine elettriche e della quiete a Santa Monica. So colorful e trendy, la “vera California” per Antonio che ci vive da 20 anni, Venice con la sua immensa, vasta, infinita spiaggia.
La città dell’eccesso, dove bisogna apparire ad ogni costo da un lato, del business dall’altro. Città scrigno e tesoro di sogni. Città trampolino per molti. Labbra rifatte, bionde siliconate, sedute a fianco di borse all’ultimo grido da un lato, ragazze come tante che corrono dall’altro. Ferrari dai colori più stravaganti sfrecciare e cabriolet lungo i vialoni contornati di palme, ragazzi in skate o a piedi nudi con le tavole da surf tra le mani lungo la spiaggia.

Fine wine, fine food ovunque. Impossibile non “gustarla” per l’alto livello della ristorazione proposta. Notevole l’apporto e la presenza di quella italiana. Non vi dovete perdere il sorriso di Evelyne ed il suo
“green”risotto alla verdure (green asparagus, broccoletti and spinach with burrata cheese) in Melrose da Fred Sagal – Mauro’s Cafè. Uno dei miei migliori risotto: saporito, cremoso e soprattutto al dentissimo! Il giovedi sera suonano musica dal vivo. La calda, semplice e suggestiva atmosfera, gioviale e raffinata, le lucette stile gazebo (vi ricordate quelle del film Dirty Dancing?!) vi porterà ad immaginarvi di essere proprio sulla spiaggia. Chiudete gli occhi…. sentirete le onde.

Avete nostalgia dell’Italia? Andate da Adoteca in San Vicente Blvd, la terza creazione dello chef Antonio Murè d’origine siciliana, cresciuto poi in quel di Parma. Un misto di simpatia, allegria, conoscenza della materia. Una persona innamorata della vita specie qui, a Los Angeles. Da provare: il carpaccio di Branzino ai Ricci di mare olio e limone, l’insalata di Crescione, rape rosse, Caprino e nocciole tostate, ottimi i tortelli al tartufo. Se vi sposterete invece on the beach: andate da CasAdo, Marina del Rey – Venice o alla Locanda Portofino, Santa Monica. Due locali molto diversi, ma in totale sintonia ed armonia con il contesto che li circonda: l’ottima qualità del cibo li accomuna.
Questo e molto altro è Los Angeles. Città che mi ha offerto molti spunti di riflessione rivelandosi più profonda di quanto a prima vista possa invece sembrare.

Si dice che le persone sono artefici del proprio destino, oppure che nulla avviene per caso. Ad ognuno di voi il proprio pensiero…
io ripenso al daino, al suo porsi, ai miei occhi che soli hanno fotografato la più bella foto non scattata. Al cogliere, al fermarsi e riflettere o… al semplice transitare.

Links dei locali visitati da Giorgia Costa:
www.mauroscafe.com
www.adotecabrentwood.com
www.casaado.com
www.locandaportofino.com