di Michela Pierallini
Biologico. Quale importanza può avere questa parola per chi è nato e cresciuto in campagna e si è nutrito di cibi sani e genuini, rispettando la stagionalità e anche i cicli della natura? Non c’è bisogno di faresimposio-01 comparazioni dal momento che bio è la normalità. Sono entrata in confidenza con questa parola la prima volta che ho avuto le tonsille infiammate e il dottore mi ha prescritto un antibiotico. Anti-BIOtico? No, grazie, preferisco i  rimedi naturali. Sarà per questo che sono viva e pimpante. Ma quanto è bella questa parola? Pim-pàn-te! Mi assomiglia. Se entriamo nel mondo del vino ci imbattiamo in una serie di definizioni anche fantasiose: industriale, artigianale, convenzionale, naturale, biologico, biodinamico, diocenescampieliberi, ma cosa significa? Le parole sono simboli che indossano significati enormi e non possiamo usarle impropriamente. Per questo oggi sono qui, ospite dell’azienda Le Carline. Il titolare, Daniele Piccinin, si occupa di viticoltura biologica da quando, 25 anni fa, ha iniziato la sua avventura nel mondo del vino. Ha ritenuto che questo fosse il momento giusto per condividere la sua esperienza con chi ha il desiderio di saperne di più su un mondo tanto affascinante quanto ancora sconosciuto. Convinto che occorra fare chiarezza, ha deciso di promuovere una serie di simposi culturali sul mondo del Bio e, nel caso specifico, su “Vino Biologico e Benessere”.

Conosco Daniele e sua moglie Diana, sono già stata qui in occasione della vendemmia con i ragazzi speciali della cooperativa Alba. Si respira un’aria buona, familiare e pulita, diciamo pure…biologica! Sono appena arrivata e mi sento già frastornata. Sono i saluti, le chiacchiere e le presentazioni con chi vedo per la prima volta in carne e ossa dopo tanto scrivere sui social. Incontro Natascia Artosi, creatrice di Etica Vitis, una cantina online che propone solo vini biologici e biodinamici di qualità, e poi Antonella Rambaldi, Andrea Fasolo, Giorgia Costa, Maria Grazia Melegari, Ivana Signori, Giuseppe Piovesan, Antonella Crapisi, che è stata mia insegnante all’università di Padova, Cristina Collodi, un talento del marketing, titolare insieme al marito Marcello Francescon dello Studio Francescon & Collodi a Conegliano. Inizia il simposio.
Daniele Piccinin ci racconta il suo percorso e le difficoltà incontrate poiché negli anni ’80 in Italia non c’era ancora esperienza di bio. “Noi produttori di vino biologico non abbiamo la pretesa di dire che il nostro vino è migliore degli altri, ma chiediamo con forza che ci sia correttezza da parte di tutti, e che arrivi un’informazione più esaustiva su cosa contengono e su come vengono prodotti i vini naturali, biodinamici e biologici».
E chi può dirlo meglio di Cristina Micheloni, agronomo, vicepresidente AIAB e coordinatrice scientifica del progetto Orwine? “Ci sono voluti 20 anni – spiega – per arrivare all’attuale Regolamento Europeo: non è facile riuscire a creare una norma dettagliata che si applichi da Malta alla Svezia, è già un bel traguardo aver creato il logo BIO”.
Orazio Franchi, enologo, ci mostra le differenze tra prima e dopo, per quel che riguarda la produzione del vino: “Gli ausiliari chimici permessi sono 68, nel Regolamento 203 dedicato al vino Biologico, ne sono stati tolti 24: esattamente quei prodotti che permettono a noi tecnici di poter incidere anche sulla struttura del vino. E’ stato fatto un lavoro intelligente che mette alla prova la capacità del produttore che deve lavorare bene prima di tutto in vigna. Come diceva il professor. De Rosa: “Nonostante l’intervento del tecnico, si può fare il vino buono”.
Parliamo ora della famigerata anidride solforosa, quei famosi solfiti riportati sulle retro-etichette: “Nei vini bianchi miracoli non ne facciamo – continua Franchi –  i problemi di ossidazione ci sono, ma il consumatore lo sa e non lascia la bottiglia aperta per giorni. I rossi non danno le stesse problematiche. Qui non c’è una letteratura, stiamo facendo prove e l’esperienza matura vendemmia dopo vendemmia”.
Massimiliano Degenhardt, medico agopuntore, interviene con una battuta: “Se il tuo medico ti vieta il vino, le donne e il tabacco, cambia medico”. Un punto di vista il suo, che prende in esame le componenti del vino quando si trasformano nel nostro corpo. Cosa accade al bicchiere di vino che bevo, quando entra in contatto con il mio organismo? Ci sono elementi come gli antiossidanti e in particolare il resveratrolo, che producono effetti importanti sulle malattie di tipo degenerativo e cardiovascolari. “Se mangio alimenti sani, vino compreso, posso avere qualche beneficio. Se mangio cose non sane, di sicuro mi faranno male. Noi siamo ciò che mangiamo e dobbiamo sapere cosa mangiamo! Una dieta sana, equilibrata, composta da alimenti di stagione, fa bene. Se sono in salute e bevo vino, l’alcool lo consumo, non mi fa male. Il medico dovrebbe dire: “Beviti un bicchiere di vino, può anche farti bene!”. Purché sia sano, Biologico ancora meglio”.
Paolo Chinellato, sommelier AIS, ci guida nella degustazione di un Lison e di un Cabernet. “Il Biologico dà valore aggiunto alla degustazione. I vini devono essere ciò che sono, mantenere una pulizia nel gusto e soprattutto la loro tipicità. Nel bio troviamo proprio questo: tipicità invece di omologazione”.

Bene, ora non ascolto più nessuno, chiudo gli occhi e resto a tu per tu con il mio vino. Il Lison classico, 80% Tocai e 20% Chardonnay, è prelevato in botte. Al naso profumi esotici e frutta gialla. E’ complesso ed elegante. In bocca acidulo, sapido, una leggera ruvidità che sarà addomesticata in bottiglia. La maturazione dell’uva ha portato un bel colore giallo paglierino carico piacevole agli occhi. La sua freschezza nasconde un importante alcolicità che funge da antiossidante in assenza di anidride solforosa.
Il Cabernet DOC Lison Pramaggiore senza solfiti aggiunti mi conquista con la sua eleganza. Discrete note di cabernet franc e profumi di ibisco. E’ un vino di carattere e ha classe da vendere: sarà mica L’uomo in frack di Domenico Modugno?
Marcella Tresca, psicologa, ha scelto di vivere Bio investendo nell’azienda Ca’ di Rico a Dovadola. E’ qui insieme ad Alessandro Strada che si occupa della campagna e dell’agriturismo. Vino, olio, animali da cortile, suini, frutta e verdura: c’è tutto e anche di più in questo angolo di paradiso. Il cuoco dell’azienda ha cucinato per noi e ora si mangia! Non riesco a scrivere con le mani impegnate a tenere piadina, gnocco fritto, crostata di susine selvatiche di Mirabolano e altre leccornie che sono riuscite a tenermi a bocca chiusa. Insieme al dolce, Daniele ha offerto il Dogale Passito IGT Veneto Orientale, da uve Verduzzo vendemmiate tardivamente. Mugolo, miagolo, insomma, me la godo un mondo e vi invito a provare, sperimentare, conoscere e lasciarvi incantare dal mondo Bio.
Per informazioni, delucidazioni, spiegazioni e dettagli tecnici, scrivete a info@lecarline.com  e chiedete la cartella stampa del simposio.

Links:
www.lecarline.com
www.aiab.it
www.degenhardt.it
www.cadirico.it
www.francesconcollodi.com
www.eticavitis.it