di Patrizia Pittia
Cari lettori oggi voglio raccontarvi la storia esemplare di una famiglia friulana che halivon-04 vissuto con tanta  passione ed amore la propria terra.
Quasi 50 anni fa, Dorino Livon acquistò i primi vigneti sul Collio Goriziano,  poi negli anni ’80  i due figli Valneo  e Tonino acquistarono altri di terreni, in zone diverse, per poter rimanere all’interno di un mercato con una produzione diversificata di vini, mantenendo sempre alta la qualità e la competitività. Ora è la terza generazione che fa capolino e vuol dare il proprio contributo, proseguendo nel solco di nonno Dorino.
Perciò, come ultima  visita prima dell’estate (anche le blogger vanno in vacanza), ho voluto organizzare  questo tour  fra i vigneti  delle diverse aziende che la famiglia Livon possiede in Friuli, per poi concludere con una  interessante degustazione all’aperto a Villa Chiopris, l’antica tenuta nobiliare che fu degli Hausbrandt (acquistata nel 2002 dalla famiglia Livon e riportata al suo antico splendore nel 2008) che si trova  nella Doc Grave.


Livon e la storica cantina di Vencò
E ‘ una calda e serena domenica di luglio. Il numeroso gruppo enoico ha appuntamento  presso la  vineria di Vencò a Dolegna del Collio, proprietà della famiglia Livon, un posto di ristoro con vendita dei vini della casa. Tutti puntuali, ad attenderci  Matteo Livon figlio di Valneo e Rossella, un bel ragazzo sorridente  e gioviale, fresco di studi in enologia con diploma all’Istituto agrario Paolino d’Aquileia di Cividale del Friuli: è lui che segue le pubbliche relazioni  e le diverse degustazioni in Italia e all’estero.
La prima tappa è la storica cantina di Vencò che si trova proprio dietro la vineria: all’entrata mi colpisce un grande quadro con disegnato su mosaico il logo delle etichette della linea cru e gran cru Livon, brevettato dalla famiglia Livon negli anni ’80: è la donna alata di Erté.

Il marchio ideato da Erté
L’artista è Romain de Tirtoff detto Erté, pittore, designer e scultore francese  di origini russe, uno dei massimi rappresentanti dell’art dèco: negli anni ’30 aveva disegnato i numeri dell’alfabeto, raffiguranti  donne vestite di perle e di piume. Valneo Livon, grande appassionato d’arte, prese  il numero cinque rovesciato trasformandolo in una C di Collio e nacque così il marchio che li contraddistingue in tutto il mondo. La cantina di Vencò viene usata per l’affinamento dei vini rossi in tonneaux e barriques in legno: qui i cru e Gran Cru maturano diversi mesi.
E’ il momento di trasferirci sul Collio di Ruttars, Matteo è molto entusiasta del suo lavoro, mi racconta del nonno Dorino che era una persona speciale: “Buono, lavoratore, sempre allegro. Ogni mattina si alzava presto per andare a controllare le vigne. Purtroppo due anni fa è mancato ma vive sempre nel cuore di tutta la famiglia”. Matteo è anche felice che il papà Valneo abbia molta fiducia in lui : questo passaggio generazionale lo rende molto responsabile.

Le colline del Collio a Ruttars
Arriviamo a Ruttars. Un panorama stupendo ci attende: colline ad anfiteatro sulle vigne del Braide Alte (Braide in friulano vuol dire appezzamento) e ogni  Cru e  Gran Cru nelle etichette è preceduto dal nome Braide o Tiare (terra). Il terreno del Collio è composto da marne e arenarie che danno struttura e mineralità ai vini.
Troviamo anche il vigneto  di Friulano  che i Livon hanno voluto chiamare Manditocai, in ricordo di quel nome ormai perso dopo anni di battaglie legali vinte dall’Ungheria.  Matteo  sposta la nostra attenzione verso un filare di Picolit, vitigno autoctono, la seconda Docg friulana dopo il Ramandolo.
Purtroppo quest’anno, a causa del maltempo, i grappoli del Picolit  hanno pochissimi acini sul grappolo. Dovete  sapere  che questo vitigno soffre di aborto floreale spontaneo (acinellatura), quindi  parte del grappolo non dà frutti per la mancata fecondazione del fiore.  Dalla sommità della collina, di fronte a noi, le colline della  vicina Slovenia.

L’acetaia di famiglia e Tenuta Roncalto
Quando Matteo ci fa salire, oltre il cancello in ferro battuto troviamo il grande casale  acquistato nel 1964: entriamo e subito le nostre narici captano sentori  forti di aceto.
Questa da 25 anni è l’acetaia  voluta da Valneo e Tonino, una passione che il nonno Antonio agricoltore gli ha trasmesso. L’aceto balsamico è distribuito in 35 batterie, ogni batteria composta da più legni:  ciliegio, frassino, castagno, noce, rovere, pero, susino. In un’altra stanza l’aceto di vino riposa nei tonneaux. Pensate, cari lettori, che qui la ventilazione è naturale grazie  al lavoro costante dei picchi che hanno forato le imposte in legno, tutte bucate: una cosa unica. La produzione di aceto è ridotta, solo per gli amici. La prossima meta è la cantina Masarotte.
Da Ruttars scendiamo verso Dolegnano (nel comune di San Giovanni al Natisone). Matteo indica la sommità più alta di una collina dove si intravede un caseggiato: quella – spiega – è la Tenuta Roncalto sempre nel Collio, l’azienda più piccola acquistata nel 1997, solo otto ettari coltivati a vigneto, e con un’esposizione  perfetta per vini di altissima qualità: qui la Ribolla Gialla  ci regala la sua espressione migliore.

Cantina Masarotte e i Grand Cru
Percorriamo un largo viale sterrato, ai lati i vigneti dell’autoctono Pignolo, vitigno storico recuperato dopo anni di abbandono: siamo nella Doc Colli Orientali.  Alla fine del  viale ecco la splendida cantina di  Masarotte. Uno spazio immenso in cui  sono custoditi i grandi contenitori inox a temperatura controllata. Qui arrivano le uve che dopo una macerazione a freddo in pressa orizzontale fermentano  in barriques o in acciaio. L’azienda ha scelto negli ultimi anni barriques di rovere ungherese per l’affinamento dei bianchi perché composti di legno molto fine e con quella leggera tostatura che rende i vini molto eleganti.
Le uve dei Cru e Gran Cru arrivano da vigneti con elevato numero di ceppi per ettaro, selezione delle uve e produzioni limitate per ottenere dei vini di grande struttura e longevi nel tempo. L’enologo storico di Livon è Rinaldo Stocco che segue tutte le aziende coadiuvato dall’agronomo Fabio Prodorutti (responsabile assieme a Tonino Livon  della gestione della campagna).

Villa Chiopris
Il tempo passa in fretta:, sono quasi le 13 ed è ora di avviarci verso  Villa Chiopris, ad una decina di chilometri. La villa si trova nel lembo più orientale della pianura friulana nel Comune di Chiopris Viscone a ridosso delle colline del Collio. E’ attorniata da un centinaio di ettari di vigneti nella Doc Grave. Entriamo nel grande parco dove ci attendono la bellissima  Rossella, mamma di Matteo, e la dolcissima Francesca, figlia di Tonino.  Ci danno il benvenuto e Rossella ci racconta che la villa, dopo una lunga ristrutturazione, ora è adibita a Bed and Breakfast con nove camere e due suite: un posto ideale per trascorrervi alcuni giorni e rilassarsi nella stupenda piscina nel parco; al piano di sopra una grande sala congressi.
Francesca  segue in primis la villa, Rossella si occupa della parte commerciale di tutte le aziende, degli oltre 65 agenti, delle pubbliche relazioni e dei contatti con i giornalisti. Il marito Valneo si occupa della produzione e della parte commerciale e amministrativa Italia ed Estero; Tonino, oltre alla campagna, segue la rete commerciale europea.  Il loro mercato è per 50% Italia e il rimanente 50% America, Europa, Brasile, Russia e Cina.

Il tasting: dalla Ribolla al Cru col Friulano 
Ora è il momento della degustazione. Una grande tavola  colma di ogni leccornia, la Rossella è anche una bravissima cuoca e nonostante i numerosi impegni,  ospita i clienti con le sue preparazioni culinarie e anche oggi ha preparato lei assieme a Francesca: frittate con le erbe , bruschette con pomodoro fresco e basilico, crostini con prosciutto e Kren, formaggi vari di diverse stagionature e salumi della zona.
Come primo vino una bollicina è l’ideale: la Ribolla gialla  spumantizzata  Fenix (fenice), un metodo charmat lungo, in bocca piacevolissima, bella freschezza, sentori  fruttati di mela golden, molto elegante che si può abbinare a tutto pasto.
Il secondo è un vino del Collio, il Solarco 2011, un Cru, 50% ribolla gialla, 50% friulano:  le uve raccolte subiscono una macerazione a freddo di circa 8 ore, poi il 20% fermenta in barriques di Allier nuove e l’80% in acciaio dove poi il vino si affina per circa sei mesi, prima di essere assemblato. Rimane in bottiglia per alcuni mesi prima della commercializzazione. Un giallo paglierino intenso, fruttato, al primo sorso una bella freschezza, sapido e molto minerale, ti invoglia a berne ancora, lo abbino con la frittata alle erbe che ci sta benissimo.

Le sorprese: Chianti Classico e Sagrantino
Ed ora una sorpresa per i miei amici enoici: un Chianti Classico Riserva il Lucarello 2009. Ma come – direte – un Chianti in Friuli? Ebbene sì, i Livon geniali, come vi dicevo all’inizio, hanno adottato una strategia  globale d’azienda, con prodotti destinati a coprire differenti segmenti di mercato. L’azienda è Borgo Salcetino che si trova nel cuore della Docg a Radda in Chianti. Al  Lucarello, nei mesi scorsi, la rivista Decanter gli ha dedicato la copertina come “vino selezionato tra le stelle nascenti dell’enologia italiana”. Ora ho proprio il desiderio di assaggiarlo: le uve che lo compongono sono 95% Sangiovese e Canaiolo 5%, un rosso granato intenso, al naso frutti di bosco e sentori di sottobosco; in bocca una tannicità vivace, persistente e molto elegante. Il Lucarello matura 24 mesi in botti di legno, poi affina a lungo in bottiglia. Il pezzetto di montasio stagionato ci sta molto bene.
Ma le sorprese non sono finite: spunta anche un Sagrantino Docg 2008. Ebbene sì: i Livon pochi anni fa hanno acquistato anche un’azienda in Umbria: La Fattoria Colsanto a Bevagna, un casale del 1700 nel cuore della Docg Montefalco. Il vino si presenta di un bel rosso granato; al naso frutta rossa e spezie; in bocca ritornano le note speziate, con tannini morbidi e grande struttura. Dopo la fermentazione  il vino si affina 15 mesi in botte e barriques francesi e ungheresi, 12 mesi in acciaio e ulteriore lungo periodo in bottiglia. Questo Sagrantino è un vinone da abbinare con carni importanti.
Chiudiamo con una dolcezza: Casali Godia Doc Cof. E’ un verduzzo passito che prende il nome dal Borgo nel Comune di Corno di Rosazzo  dove si trovano i vigneti. Le uve raccolte una volta perfettamente mature vengono messe ad appassire in cassette per 30 giorni; poi la fermentazione in barriques dove  il vino permane per circa un anno. Adoro i passiti e ho l’acquolina in bocca: nel calice un giallo dorato mi illumina; al naso mille sensazioni di miele, frutta matura, albicocca disidratata, cera d’api. Poi il primo sorso, dolce ma non stucchevole, con leggera tannicità. Ci sono dei biscottini secchi che stanno molto bene ma anche  il crostino con il formaggio erborinato lo trovo delizioso.
Ora è arrivato il momento di salutarci. Ringraziamo Rossella, Francesca e Matteo per l’accoglienza e la grande disponibilità nei nostri confronti: veramente una bella famiglia e una bella storia quella dei Livon.
Voglio salutarvi cari lettori con questo segno d’amore che i fratelli Valneo e Tonino hanno voluto dedicare ai loro genitori: il loro pignolo si chiama Eldoro, lo hanno dedicato a Elda e Dorino in occasione delle nozze d’oro. Il nome racchiude le loro iniziali. Che bravi!

Links:

www.livon.it
www.villachiopris.it
www.colsanto.it  

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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