di Patrizia Pittia

PA191015E’ la seconda  volta che salgo a Lis Fadis, sulle colline di Spessa, vicino a Cividale del Friuli. Ero già stata qui l’estate scorsa per un’interessante degustazione, ma è sempre emozionante essere in questo luogo! Arrivo in anticipo e trovo ad accogliermi Elena Roppa, promotrice ed organizzatrice dell’evento. Ne approfitto subito per farmi accompagnare in cantina e scattare qualche foto, prima  che arrivino gli altri ospiti. Ogni ambiente è come un’opera d’arte: all’ingresso sono attratta da due vetrine dalle cornici lignee del 700 e inizio 800 in cui sono esposte una splendida collezione di bottiglie di grappa, bicchieri e recipienti per tabacco da fiuto. Accanto due torchi mitteleuropei che risalgono a trecento anni fa, una solforatrice a mano , due bigonce da muro, una tappatrice artigianale friulana di almeno un secolo fa.
Per gli assaggi, una tavola rotonda ricavata da una macina da olio pugliese databile alla prima metà dell’ottocento. Spicca poi un mobile da sagrestia del 700 sopra il quale si erge la statua lignea cinquecentesca di Sant’ Urbano patrono dei vignaioli. Le volte e le pareti in pietra formano gli spazi di una cantina completamente interrata come si usava nei tempi andati. E’ proprio dentro questa marna eocenica che maturano quei vini ai quali le medesime marne hanno dato vita nutrendo le uve. Affermare che la cantina Lis Fadis sia magnifica è dir poco. L’hanno voluta così i coniugi Vanilla Plozner e Alessandro Marcorin, lei imprenditrice, lui antiquario. Una storia che merita di essere raccontata.

Amanti da sempre del Friuli e della Carnia, avevano un sogno nel cassetto: possedere un’azienda vitivinicola in quei colli Cividalesi che da sempre li affascinavano. Dopo tanto girovagare, alla fine la loro scelta è caduta su un vecchio ronco tra i colli di Sant’ Anna  e Ronchi San Giuseppe. La vecchia casa sulla quale avevano messo gli occhi era stata  registrata su una mappa di fine ottocento. Così Alessandro ha trasferito le sue conoscenze di antiquario nell’azienda Lis Fadis, sui Colli Orientali del Friuli, trasformandola in un vero e proprio scrigno d’arte. Nove ettari complessivi di cui cinque a vigneto, in più circa 300 piante di varietà autoctone di olivo: bianchera, grignano, gorgazzo e una piccola collezione di fruttiferi. Il terreno è composto da marne arenarie di origine eocenica disposto su terrazzamenti a circa 200 metri sul livello del mare con escursioni termiche tali da favorire una maturazione perfetta delle uve. Dopo la visita in cantina, saluto i proprietari e gli ospiti. Mi presentano lo chef Dario Martina, cuoco della serata, gestore del ristorante “Da Afro” di Spilimbergo, un locale tipico della tradizione gastronomica friulana. Incontro con piacere il Presidente dell’Associazione tartufai del Friuli Venezia Giulia, Erminio Barnia e il consigliere Pietro Cussigh. Risale al 1999 il bollettino ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia sulla disciplina di raccolta, coltivazione, conservazione e commercio del tartufo friulano. L’associazione, costituita tre anni dopo, ha lo scopo di tutelare e incrementare le tartufaie,  salvaguardando l’ambiente. Il protagonista della cena della serata sarà il Tuber Mesentericum (cioè il tartufo nero autoctono friulano) tipico delle vallate pedemontane pordenonesi. Ebbene, lo sapevate che l’Italia è il maggiore produttore ed esportatore al mondo di tartufi? Il prezioso tubero italiano verrà ora proposto per la candidatura all’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità.


I folletti di Lis Fadis

Ma ora è il momento dell’aperitivo di benvenuto. I padroni di casa, Vanilla e Alessandro, ci accolgono sotto il porticato, con la degustazione dei crostini con salsa di tartufo e del formaggio morbido sempre al tartufo. Il vino in abbinamento è il loro
Friulano, Sbilf 2010 (a proposito: gli sbilf sono dei folletti che popolano le montagne del Friuli in particolare i boschi della Carnia e i  proprietari  hanno voluto chiamare i loro vini con come questi simpatici, mitici personaggi). E “Lis Fadis”, direte voi, cosa significa? Ma sì, siamo sempre in tema: sono queste le fate nella mitologia popolare friulana che, assieme alle Agane, sono belle, giovani e buone, e aiutano la gente nei lavori dei campi: sono legate all’acqua che scorre nelle campagne.

I 5 biotipi del Friulano
Il
Friulano è il risultato di una selezione di 5 biotipi di Tocai giallo antico, vinificato e affinato in botti di cemento naturale. Dopo la fermentazione, rimane sulle fecce 8-9 mesi e in bottiglia per altri 6-8 mesi. Il vino è intenso, fruttato, elegante e si abbina molto bene ai crostini e al formaggio al tartufo che mangio con voracità.
Ora entriamo nella stupenda sala da pranzo dell’azienda arredata da mobili antichi. La sala ha le pareti di sassi a vista e una scala in legno che l’attraversa. Al centro della tavola i padroni di casa. Viene servito l’antipasto: una balota con funghi , ricotta e tartufo nero friulano. La balota è una ricetta della zona di Clauzetto con marchio registrato. E’ una polpetta di  polenta amalgamata  assieme a formaggi, funghi e per l’occasione (ovviamente) con il tartufo nero: il  tutto messo a  gratinare al forno, servito con un po’ di panna e ricotta. In abbinamento l’annata precedente dello Sbilf, il 2009, che si rivela un bianco piu evoluto, dalla struttura che rende armonico il piatto. Davvero piacevole l’intensità gusto olfattiva del vino che si accorda bene col piatto.

La filosofia enologica di Lis Fadis

E’ davvero piacevole parlare con Alessandro Marcorin. Capisco subito che è un uomo di spessore: ha dato e  continuerà a dare anima e corpo per questa sua azienda. Per creare i suoi vini non ha badato  a spese: è andato alla ricerca di vecchi cloni, aiutato dall’
enologo Emilio Del Medico e dagli agronomiEnos Costantini e Carlo Petrussi, studiosi del territorio vitivinicolo e dei vecchi cloni abbandonati. In vigna e in cantina lavora un enologo che io ammiro tantissimo: Emilio del Medico, punto di riferimento dell’enologia friulana. Le vigne di Lis Fadis sono allevate a Guyot, dalle 4000 alle 5000 piante per ettaro, ognuna  delle quali produce meno di 1 chilogrammo d’uva. Quest’annata particolare, fino  a 400 grammi. L’intento aziendale è quello di produrre vini di altissima qualità, in prevalenza da vitigni autoctoni e anche – a breve – un Sauvignon da cloni tipici e storici. “Saranno sempre  vini nati nel rispetto del territorio”, conferma Alessandro.

La cena con degustazione e il perfetto abbinamento cibo-vino
Siamo al
primo piatto: Blecs con fonduta di formadi tal cit e tartufo nero. I blecs è una forma particolare di pasta tagliata a quadretti, impastata con farina di grano saraceno. Il formadi tal cit è originario della ValTramontina: è un formaggio morbido nato dalla necessità di recuperare le forme non riuscite perché non ben amalgamate (il formaggio veniva fatto a pezzettini, coperto di latte, panna e aromi, quindi mescolato fino a formare una crema densa che veniva posta ad affinare nel cit, un caratteristico vaso di pietra).
In abbinamento un vino molto amato da Alessandro: lo Chardonnay Guriut 2008(folletto dispettoso). Per sua scelta, uno Chardonnay stile Borgogna, da uve selezionate e fatte fermentare in tonneau di rovere da 500 litri. Prima la fermentazione malolattica con  frequenti batonnage sulle fecce per 5-6 mesi, poi rimane in botte altri 15 mesi e ancora 6-8 mesi in bottiglia prima della vendita. Nel calice è di un giallo dorato intenso; al naso erbe aromatiche, pane tostato e sentori di vaniglia; gusto equilibrato e fresco. Il giusto abbinamento per un piatto molto intenso. Questo vino mi  ricorda uno Chateau Meursault della Cote des Blancs, chardonnay in purezza degustato in Borgogna: complimenti  Alessandro!

Bergul, dall’uvaggio affascinante
Il
secondo piatto è un piccione al forno ripieno, con tartufo e patate, contorno  di misticanza, tartufo e melograno. In abbinamento il Bergul 2008(bergul è il folletto che s’adorna di frasche per mimetizzarsi ai lati dei sentieri) . E’ un uvaggio di Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino e Merlot dal peduncolo rosso. E’ la prima volta che sento nominare questo Merlot. Alessandro mi spiega che è un biotipo antichissimo di Merlot ritrovato in zona. Le uve vengono fatte fermentare in tinelli di rovere da 10 quintali, poi follati a mano più volte al giorno per circa 20 giorni. Matura in botti df rovere di diverse dimensioni per 18-20 mesi, poi altri 8-10 mesi di affinamento in bottiglia. Il Bergul è un rosso intenso con riflessi granati, le narici si inondano di sentori di frutta rossa matura, note balsamiche e speziate. Pieno e appagante al gusto. Un vinone! ma anche una bottiglia che può tranquillamente invecchiare in cantina per diversi anni. L’azienda produce anche il Gian, Merlot del peduncolo rosso in purezza.

Crema di Afro e… folletti finali
aSiamo arrivati al
dolcecrema alla Afro, una particolare versione di crema catalana. ecco la ricetta: il rosso d’uovo viene amalgamato con panna e amaretto di Saronno, la crema viene messa al forno a bagnomaria, poi servita con caramello fatto in casa. Una’autentica delizia! E l’abbinamento? Inconsueto per noi sommelier. Considerato che l’azienda non produce vini dolci, Alessandro ha voluto viziarci con un Brut metodo classico Rosé da Pinot Nero dell’azienda Luretta dei Colli Piacentini. Il giusto residuo zuccherino del vino, la struttura del Pinot Nero e la freschezza si accordano bene con la crema alla Afro pulendo bene la bocca. Veramente un sogno questa serata. Con il suo degno finale. E si può ben dire Vanilla e Aklessandro hanno davvero coronato il loro segno con Lis Fadis e i suoi magnifici vini. Un grande grazie a Elena, splendida come al  solito. Tutto finito? No…. Sono così inebriata che quando salgo in macchina mi sento (come dire?) accompagnata. Da chi? Ma come… tutt’attorno vedo fate, agane, bergul, sbilf. Folletti? Gnomi? Aiuto! Che dite? Forse avrò bevuto troppo…

 

Lis Fadis – Strada Sant’Anna, 66 – 33043 Spessa di Cividale (UD), Telefono: 0432 719510


Links:
www.vinilisfadis.com
www.tartufaifvg.it
www.osteriadaafro.com 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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