di Germana Grasso

calici di_Fiano_di_AvellinoAiello del Sabato in Irpinia mi accoglie in un bigio sabato mattina di novembre. Nubi sonnacchiose si poggiano pigre sui rilievi, coprendone le cime. Le chiome degli alberi in lontananza creano un effetto cromatico compatto e mutevole: spatolate di colore a gradazione marrone, verde oliva, verde bottiglia, arancione, giallo ocra. L’autunno mette in mostra tutta la sua tavolozza. Il clima pungente ed umido si posa sul terreno: ovunque odore acre di humus. È il richiamo della terra. La mia trasferta irpina però non è solo uno spostamento attraverso questa terra montuosa, aspra ed affascinante. E’ invece un vero e proprio viaggio attraverso i miei sensi in relazione ad uno storico vitigno: il Fiano di Avellino.
Penna e taccuino alla mano, mi accomodo al mio banchetto all’hotel
La Locandina e predispongo corpo e anima davanti alla prima batteria di calici colmi di Fiano, in degustazione a BianchIrpinia 2012, evento dedicato ai più importanti vini bianchi della provincia di Avellino, organizzato e promosso dall’agenzia di comunicazione Miriade & Partners srl con oltre quaranta aziende del territorio e rivolto alla stampa specializzata.
Oggi sono protagoniste le ultime annate di Fiano di Avellino Docg, un vino figlio di un vitigno di pregio, coltivato in 26 comuni tra la Valle del Calore, la Valle del Sabato, le falde del Monte Partenio e la Valle di Lauro. Ecco i 15 migliori Fiano scelti per voi fra i campioni in degustazione.
Fiano di Avellino Docg 2010 Vigna della Congregazione – Villa Diamante
Bagliori d’oro guizzano su fondo giallo paglierino. Questo Fiano al 100% ammalia il naso con fiori bianchi e ginestra, sentore di pesca e mela matura, finale di mandorle tostate e mineralità. Piacevolezza che si riscontra anche al sorso, caldo e sapido con note quasi salmastre. Un vino prodotto a Montefredane, in provincia di Avellino, fa oltre dieci mesi in acciaio e dai quattro ai sei mesi in bottiglia.

Fiano di Avellino Docg 2011 Pendino – Colli di Castelfranci
Cristallino nel calice, unghia oro su fondo giallo paglierino. L’approccio al naso è dolce, piacevolmente fruttato di mela e pesca. Lo annuso e sento arrivare i fiori: camomilla protagonista del bouquet floreale. In bocca mi sorprende per la sterzata sapida ed acida, in controtendenza a quanto ho percepito al naso. Il Pendino fa quattro mesi in acciaio sulle fecce fini prima di passare in bottiglia.
Fiano di Avellino Docg 2011 Pietracalda – Feudi di San Gregorio
Il colore giallo dorato riluce e attira più degli altri nella batteria che ho davanti. Al naso l’approccio fruttato alla pesca si conclude in una coda di mandorla amara. Al sorso è caldo e sapido, netto e pulito. Il Pietracalda subisce pressatura soffice dell’uva intera e si affina quattro mesi in acciaio sulle fecce.
Fiano di Avellino Docg 2011 Radici – Mastroberardino
Brillante con riflessi tendenti all’oro molto luminoso per questo Fiano al 100%. Al naso è minerale e fruttato (frutta gialla e agrumi) con finale mandorlato. La mineralità percepita al naso, bagaglio di terreni ricchi di elementi minerali, è confermata dal gusto fine. Il Radici di Mastroberardino vinifica in acciaio a temperatura controllata e si affina sempre in acciaio sulle fecce per quattro mesi prima e tre mesi in bottiglia poi.
Fiano di Avellino Docg 2011 Alimata – Villa Raiano
Giallo paglierino brillante intenso e consistente alla vista. Al naso predominano note minerali piacevoli, di argilla e di grafite, che smorzano timide note floreali in sottofondo. Al sorso è caldo e sapido con piacevoli sensazioni agrumate. È un vino pulito e netto, che attrae per la sua semplicità. Alimata fermenta in acciaio, trascorre cinque mesi sulle fecce fini in tini di acciaio e altri cinque in bottiglia.
Fiano di Avellino Docg 2011 – Colli di Lapio
Una gioia per gli occhi il colore giallo paglierino con un lieve accenno verso riflessi verdolini. Fine al naso per note fruttate di pesca e frutta a polpa bianca e delicati fiori bianchi. La sapidità gustativa è contenuta rispetto alle precedenti degustazioni. In bocca conferma l’eleganza suggerita al naso. Questo vino fa acciaio ed è ricavato dai vitigni di Lapio, ritenuta la zona di elezione del Fiano.
Fiano di Avellino Docg 2011 Terre Dora – Terredora
Giallo paglierino con unghia oro-verde, brillante e luminoso. Al naso l’approccio è minerale/salmastro con fresche note delicate di ginestra. Al palato è piacevolmente fruttato con finale mandorlato. Equilibrato. Le uve provengono dai terreni argillosi e calcarei di Lapio, Montefalcione e Pratola Serra, i primi due considerati luoghi di elezione per questo vitigno.
Fiano di Avellino Docg Brancato 2010 – Tenuta Cavalier Pepe
Devo confessare che questa degustazione mi ha emozionato particolarmente. La Tenuta Cavalier Pepe continua ad ottenere successi grazie alla competenza ed alla creatività della giovane enologa Milena Pepe. Devo fare una promessa: questo vino fermenta in barrique prima di fare un anno in barrique di rovere francese e altri dieci mesi in bottiglia. E si sente che è diverso da tutti gli altri Fiano. Chi preferisce ritrovare nel calice i tipici aromi del vitigno potrebbe discordare con la scelta enologica. Il colore dorato intenso e luminoso rende particolarmente accattivante l’aspetto. Al naso è complesso ed inteso e continua a rilasciare profumi. L’approccio è dolce di vaniglia, burro di cacao, poi frutta sciroppata ed infine la mineralità. Al sorso, sebbene meno intenso, conferma quanto percepito dall’olfatto. Un vino quasi da meditazione!
Campania Fiano Igt 2010 “Don Chisciotte” – Pierluigi Zampaglione
Cristallino, giallo dorato con inizio di riflessi ambrati. Intrigante e complesso al naso: minerale, tufaceo con note salmastre e di fiori bianchi in sottofondo. Al sorso è austero e di carattere. La sapidità e le note salmastre confermano quanto percepito dall’olfatto. Le uve provengono dai terreni tufacei, argillosi e silicei di Calitri: una particolarità che si avverte nel calice. Fa acciaio, legno e affinamento in bottiglia.
Fiano di Avellino Docg 2011 “Sarno 1860” – Tenuta Sarno 1860
Oro verde luminoso. Approccio fruttato (pesca e poi frutti tropicali) e finale minerale. In bocca è netto, pulito e conferma quanto percepito al naso. Pressatura soffice di uve intere, sei mesi in acciaio sulle fecce fini e due mesi in bottiglia.
Fiano di Avellino Docg 2011 – Ciro Picariello
Cristallino, giallo paglierino con unghia quasi oro. Approccio dolce al naso di frutta gialla matura e sciroppata. Mineralità in lontananza. Al sorso è caldo e sapido. Acciaio e vetro.
Fiano di Avellino Docg 2011 – Donnachiara
Cristallino, giallo paglierino con riflessi tendenti al dorato. Al naso è minerale e floreale. Al gusto esprime calore e sapidità. E’ corretto e beverino, confermando i sentori tipici del vitigno. Fa acciaio e bottiglia.
Fiano di Avellino Docg 2011 – Pietracupa
Luminoso giallo dorato. Al naso è minerale e floreale. Al sorso presenta una mineralità persistente. Solo acciaio.
Fiano di Avellino Docg “Particella 928” 2011 – Cantine Barone
Giallo paglierino intenso con bordo dorato. Al naso è salmastro e minerale con finale di frutta gialla matura e mandorla in sottofondo. In bocca la nota fruttata lascia spazio alla piacevole mineralità. Pressatura intera delle uve e fermentazione senza aggiunta di lieviti. Fa 6 mesi in acciaio sulle fecce fini ed un mese in bottiglia.
Fiano di Avellino Docg “Iovis” 2011 – La Molara
Giallo paglierino. Al naso spicca la mineralità seguita dal bouquet floreale con note agrumate. Al sorso è fresco, abbastanza caldo e minerale. Ha un gusto pulito, netto. Fa acciaio e sei mesi in bottiglia.

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A proposito dell'autore

Germana Grasso

Giornalista professionista, sono convinta che la migliore qualità di questo mestiere sia la curiosità, un modo di essere che impregna i pensieri e scaccia la noia. Per curiosità mi sono accostata al mondo del vino e mi sono lasciata affascinare dalla scoperta delle nostre radici. Immagino ogni bottiglia di vino come un'opera, che il produttore lascia andare per il mondo a raccontare di sé. Ho voluto documentarmi per sentire cosa intende comunicare un vino, chi lo produce e la sua/nostra terra. Discendente da tre generazioni di pizzaioli napoletani, amante della buona cucina, ho eletto la comunicazione a stile di vita, passando dalla carta stampata, alla tv al web. L'incontro con Umberto e con Wining, il suo progetto nel cassetto, è stata l'ennesima occasione per confrontarmi con la curiosità e raccontare un mondo vitale, difficile, ma sempre ricco di umanità.

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