di Michela Pierallini

letrari1-07Una degustazione di Letrari Trento Doc Brut Riserva abbinato a funghi e formaggi: questa era l’idea iniziale. Ho chiamato Lucia per proporre una mia visita in azienda e lei mi ha risposto: “Dimmi il giorno ed io organizzo tutto”. Talvolta si dice che la realtà superi la fantasia. E’ vero.  Ci siamo incontrate a Grigno e Lucia mi ha consigliato di lasciare l’auto e salire con lei perché avremmo percorso una strada non autorizzata se non con un permesso comunale.
Imbocchiamo una via che profuma di bosco e cominciamo a salire intorno alla montagna. I pochi cartelli che troviamo a ogni curva scrivono “1° tornante, 2° tornante, 3° tornante” e via così, fino ad arrivare, se non sbaglio, al 19° o 20° tornante. Incontriamo soltanto qualche impavido ciclista che riesce a stare in sella nonostante la ripida salita. Ogni tanto ci fermiamo, accostiamo l’auto e scendiamo a scattare qualche foto perché il panorama da quell’altezza è davvero mozzafiato. Oggi abbiamo un fotografo d’eccezione, Franco Battistotti, studio Zero Uno Rossovino, tanto bravo quanto simpatico. Quando usciamo dal bosco, si apre davanti a noi un tipico paesaggio di montagna. Pascoli, rocce, baite di legno, alberi e vacche di ogni colore si muovono da qualunque parte noi guardiamo. Non siamo arrivati, c’è ancora un po’ di strada da percorrere. Apro il finestrino per respirare quest’aria così fresca e buona e capisco cosa voleva dire Lucia quando mi ha suggerito di vestirmi sportiva mentre io ho calzato i sandalini con la zeppa. Sono un genio!
Il Rifugio Barricata è una struttura bellissima, accogliente, immersa in un ambiente fresco e riposante. Ci troviamo a circa 1300 metri d’altezza.

La storia del rifugio Barricata
Siamo accolti dal vice-sindaco Tullio Stefani che siede a tavola con noi e ci racconta la storia del Rifugio. La sala è calda, tutta in legno chiaro, ariosa, luminosa, ben arredata con affascinanti foto storiche appese alle pareti.  Il Rifugio risale al 1350, appartiene al comune di Grigno ed è stato ristrutturato tre anni fa e inaugurato nel 2010. Ha ventinove camere molto grandi, con bagno privato, adatte alle esigenze di ogni ospite, per coppie di tutte le età, famiglie con bambini, single e gruppi di amici. Nel periodo estivo ci sono tre strade che portano al Rifugio. Ci si arriva da Grigno, previo permesso comunale, da Asiago e da Enego.  Durante l’inverno le strade sono chiuse perché si trasformano in piste percorribili esclusivamente con la motoslitta o con le ciaspole. Per gli amanti dello sci da fondo sono assicurati 150 km di percorso senza incontrare un’automobile.  Durante la 1° guerra mondiale qui alloggiavano 46000 soldati. A quei tempi il Rifugio era la caserma della guardia di finanza, per questo si chiama Rifugio Barricata, perché c’era il blocco del contrabbando di sigarette e alcolici. “Durante la guerra, la caserma fu distrutta e ricostruita più piccola – racconta il vice-sindaco – noi l’abbiamo ristrutturata e portata alle dimensioni originali, esattamente com’era allora, seguendo il progetto iniziale. Questo luogo non era molto conosciuto, ha iniziato ad avere fama soltanto quando la giunta comunale si è riunita qua. E’ diventata una meta ambita dai ciclisti, nel fine settimana passano da Grigno almeno 5000 biciclette e circa 600 arrivano quassù.  (ora mi spiego il cartello che abbiamo trovato lungo la strada) Il Rifugio è aperto a qualunque ora di qualunque giorno e la cucina è sempre attiva. Chi arriva al Rifugio Barricata sa che può trovare ristoro sia per bere sia per mangiare o riposarsi. Il ciclista, inoltre, ha a disposizione le docce e un deposito per le biciclette”.

Il Brut Riserva Trento Doc 2007 Letrari
Nel frattempo una faccia allegra e sorridente ci viene incontro con l’antipasto. E’ Giovanni Fietta, maître di sala, che insieme al caro amico Enrico Zen gestisce il Rifugio. Carpaccio di salmerino crudo e porcini in tempura su misticanza. “Di solito il porcino è crudo – mi precisa Giovanni – ma madre natura è stata poco generosa con la pioggia e la produzione di funghi è scarsa”. In abbinamento il Letrari Brut Riserva Trentodoc 2007, premiato con la Corona dalla Guida Vini Buoni d’Italia nella sezione “perlage”.
Le bollicine esaltano il gusto del piatto. Sarà l’aria del posto, sarà che sono suggestionabile ma questo Trento Doc è ancora più buono di quando l’ho bevuto in azienda. I profumi sono esaltati dal fresco del bosco, sento le chiome degli alberi frusciare, il din don dei campanacci, vedo un bimbo che raccoglie mirtilli e poi, con la bocca e le mani tutte viola, si arrampica sulle rocce. Odoro il muschio, le felci, m’inebrio del colore dei piccoli fiorellini di montagna. E’ insolito trovare il pesce in un rifugio, di solito trovo capriolo e polenta, ma questo salmerino è allevato qui vicino. Può darsi che sia per i chilometri zero, ma è strepitoso. Sorprende il gusto contemporaneamente delicato e intenso. Il binomio con i porcini è accattivante, ti riempie la bocca e soddisfa le papille gustative. Il Brut Riserva Trento Doc  2007, bevuto insieme a questo piatto, evoca in me immagini fresche e pulite. Una giovane ragazza dai capelli lunghi, con gli occhi luminosi e un vestito bianco candido siede al bordo del torrente con in mano un libro di poesie. Chiude gli occhi e si lascia trasportare dal suono dell’acqua che cammina e porta via la sua malinconia.

I Brut Rosè Trento Doc 2007 e 2009
Lucia Letrari
suggerisce di provare anche il Brut Rosé Trento Doc 2009 con l’antipasto e ha ragione. Il frutto rosso si sposa bene sia con il salmerino sia con i porcini, in una raffinata eleganza. Io prediligo il primo abbinamento perché sono un po’ rustica, ma questo è eccellente.
Arriva la seconda faccia allegra e sorridente: è Enrico Zen, lo chef, che ha in mano un vassoio che mi conquista al primo sguardo: “Questo è salmerino di torrente fritto in tempura con farina di mais di Storo”. Il fritto? Ma come si può resistergli? Sono toscana: da noi si dice “fritta l’è bona anche una ciabatta” ma questo piatto per me è del tutto nuovo. Infilo la forchetta in una nuvoletta dalla crosticina fine e fragrante. Il salmerino riprende vita nell’involucro di farina di mais di Storo. Ci vuole arte per proporre un fritto così leggero. Enrico mi spiega che si sceglie il pesce di una certa misura secondo il piatto che si vuole cucinare. Sotto i 30 cm va bene lesso, sopra va bene fritto, per la consistenza della carne. Il salmerino allevato in acqua corrente acquista le caratteristiche di freschezza, delicatezza e intensità di gusto grazie al maggior apporto di ossigeno e alla bassa temperatura. Provare per credere, cosa posso aggiungere? Il Brut Rosé Trento Doc 2007 si muove con leggiadria e nonchalance tra il salmerino e le verdure fritte. La qualità nel calice sposa la qualità nel piatto. L’abbinamento più gettonato è comunque quello con il Brut Rosè Trento Doc 2009.

La calda accoglienza di Grigno, piccolo comune della Valsugana
Il vice sindaco è tanto gentile da spiegarmi la filosofia del Rifugio: “Ci teniamo ad avere un riscontro nella comunità, Grigno è un paese di 2400 abitanti e i ragazzi che si occupano del rifugio vengono tutti dal paese. I gestori, Giovanni Fietta e Enrico Zen, lavorano qui insieme alla famiglia e tutto questo è fondamentale per dare alla struttura il calore e l’accoglienza giusta perché l’ospite si senta a proprio agio”.
Sto ascoltando e prendendo appunti quando il mio naso è attratto da un profumo irresistibile: mi trovo davanti ad una prelibatezza. Pasta fatta in casa con finferli e asiago di malga. Devo ammettere che il Brut Rosé Trento Doc 2009 sostiene egregiamente i funghi, con la sua buona struttura e supporta ottimamente anche la pasta e l’Asiago. Io però sono monotona e ripetitiva perciò continuo a riempire il mio calice di Trento Doc Brut Riserva 2007. A mio parere lascia la bocca più pulita e lo preferisco.  Questo piatto mi fa sentire a casa. Credo che sia cucinato con amore, non può essere che così. Lo chef, Enrico Zen, è un ragazzone che ha tutta l’aria dell’inquilino della porta accanto, quello che ha sempre lo zucchero quando tu l’hai finito, la moka sul fuoco al momento opportuno e una bottiglia del vino giusto per fare due chiacchiere con gli amici. “No grazie, bevo soltanto la sera, mai quando lavoro” e così non ci fa compagnia mentre le bottiglie vuote di Trento Doc Letrari iniziano ad accumularsi. “Quanto è buona la pasta, se non ci fosse tutta questa gente, leccherei anche il piatto” penso fra me e me. Le sorprese non sono finite!
Una forma di formaggio ricoperta di vinaccia sta avanzando verso di me ed è gioia immensa. Franco Battistotti immortala lo chef in una posa che racchiude tutti i 5 sensi.  Gusto di latte, di fiori, di buono, di sapori dimenticati,  vado in tilt, non so da cosa cominciare: c’è così tanta bontà che non so scegliere e mi perdo nei sorrisi, mi soffermo a guardare il sorriso sulla faccia di chi mangia. E’ la cosa più bella. Nutrirsi bene, provare piacere a tavola scegliendo la qualità, con consapevolezza, gustare sapienza, arte e tradizioni, tutto racchiuso qui, in questo piccolo pezzetto di formaggio! Potrei commuovermi per questo. Intanto si parla, si beve e si ride perché questo fa il vino: crea convivialità. E non bisognerebbe mai dimenticarlo. Intorno a un calice di vino nascono amori, amicizie, discussioni e conversazioni che possono non avere fine.
(fine prima parte – segue)
links:

www.letrari.it
www.comunegrigno.it
www.rifugiobarricata.it
www.zerounorossovino.it  

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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