di Sara Vani
sangiovese-17 Ho conosciuto Davide Bonucci, Enoclub Siena, l
anno scorso in una domenica di primavera, a tavola con amici, pronti a stupirci delle annate deboli del Sangiovese. Titolava così la degustazione da lui organizzata per quel pranzo: divertimento, gioco e qualità altissima, ad esempio nei memorabili assaggi del 2002 e del 1996. Interessante ed istruttivo, pensai allora. La sua passione e la conoscenza del territorio sono state sfoderate anche nella scelta di proporre “Sangiovese Purosangue, Vini e Vignaioli di Toscana“, alla sua terza edizione di cui la seconda a Roma, che in collaborazione con Riserva Grande offre ai partecipanti unesaustiva panoramica delle espressioni di questo poliedrico vitigno, dal nord al sud della regione. Lidea è nata dalle conversazioni con gli amici produttori, mi racconta Davide, che da anni sentivano lesigenza di superare le logiche dei consorzi, decidendo insieme di muoverci autonomamente nella promozione del Sangiovese. AllExed Luxury Events, spazio multifunzionale in Piazza della Repubblica, latmosfera è concentrata, nessuna concessione allo sfarzo e, neanche a dirlo, le 37 aziende presenti riempiono le sale di pubblico in un batter docchio. La disposizione talvolta serrata dei banchi dassaggio non disturba, anzi mette in bella mostra le sinergie tra i produttoriche qui si faccia squadraè molto chiaro! 

Gli assaggi, così come gli incontri, saranno tanti. Nella scelta dei miei dieci preferiti metto a pari merito lemozione regalata dal vino e quella regalata dal produttore (o chi lo rappresenta). Per me le persone sono il centro, un tuttuno con quello che trovo nel bicchiere e allora, vista la qualità mediamente molto elevata delle etichette in degustazione, questa selezione è tutta mia

A Montalcino c’è Lucia Nannetti, per Il Marroneto:  la voglio salutare subito e appena entrata mi dirigo veloce da lei. Due chiacchiere e risate tra donne che si stanno simpatiche a pelle, e via. Lazienda è brunellista, ma oggi scelgo il Rosso di Montalcino DOC Madonna delle Grazie 2004, ottenuto declassando una botte di Madonna delle Grazie, la loro selezione di Brunello, per la prima volta usata per il Rosso. La base è la stessa, ma invece di stare 41 mesi in botte grande, ne esce dopo due anni. Non filtrato, dal naso delicato e fresco, si apre con petali di rosa e poi va cercato, trovando spezie dolci, frutta secca e un accenno balsamico. Lassaggio non ha il corpo sontuoso del Brunello, ma stupisce per equilibrio, vivacità e longevità, lasciando la bocca pulita ed invitando alla tavola. Mi piace.

Un tantino più ad ovest, a nord-ovest di Siena direi, incontro un intruso: la Vernaccia di San Gimignano de Il Colombaio di Santa Chiara. Alessio Logi fa parte di un gruppo di giovani produttori che lavora da tempo per vincere la diffidenza diffusa nei confronti di questo vino di cui, fino ad una decina di anni fa, non si aveva una percezione di particolare qualitá e pregio. Oggi la tendenza é radicalmente cambiata e lattenta cura in vigna ed in cantina porta a grandi risultati, come questo Selvabianca 2011, albicocca e pesca sciroppata al naso, con una mineralità spiccata che ritrovo in bocca, già in equilibrio, dinamico, godibile. Il Campo della Pieve 2010, il loro cru a 400 mt, comincia ad illustrare le potenzialità di invecchiamento della Vernaccia, e dopo qualche minuto in più nel bicchiere si impreziosisce.

Con due passi sono in provincia di Grosseto, al Castello di Potentino, alle pendici del Monte Amiata, a conoscere Charlotte Horton e Alexander Greene. I vigneti si trovano in una conca protetta, a 360 mt, dove lescursione termica ed il terreno vulcanico regalano ai vini eleganza e una logica chiara come mi dice Charlotte nel suo accattivante accento inglese. Dopo il secondo intruso sulla mia strada, il loro Pinot nero Piropo 2008, Alexander mi versa il Sacromonte 2001 IGT Toscana (dal 2002 diventa DOC Montecucco Rosso). Il colore è acceso, il naso profondo rivela decisa mineralità e petali di viola. Allassaggio una conferma: sprizza vivacità, è elegante, con un corpo deciso che non ti abbandona facilmente.

Intanto arrivo in pieno Chianti Classico, da Val Delle Corti, piccola azienda di agricoltura biologica a Radda in Chianti, con le vigne tra 450 e 500 mt, in una microzona con terreno fortemente minerale. Roberto Bianchi mi offre il Val delle Corti Chianti classico Riserva 2007, da un vigneto di 40 anni, che si presenta subito al naso con uneleganza sfacciata. La rosa rossa, poi fiori di lavanda, una foglia di eucalipto nemmeno tanto nascosta. Lassaggio entra prepotente, esplosivo, poi resta dimensionato, raccolto, gioca aggraziato con i suoi tannini e poi ritrova freschezza.

E caso di restare un po in questa zona e, un passo a destra, trovo un ragazzo sorridente, Diego Finocchi, giovane titolare dellomonima azienda, che qui ha portato il suo Chianti Classico, LErta di Radda 2009. Mentre fa capolino dal calice, sparge tostatura di cioccolato e una ventata floreale intensa; allassaggio è calmo, dice chi è, si presenta con sicurezza, come Diego, che con un aneddoto (Quelli della Val dArno dicono che nel Chianti o inciampi in un bischero, o inciampi in un sasso) ha fotografato il terreno ricco di Galestro che conferisce una lunghissima sapidità al vino, che resta fresco e di grande bevibilità.

Radda in Chianti è anche  Montevertine, dove approdo attratta dal Pergole Torte 2006, una conferma di perfezione, con  leleganza e la rotondità di un sangiovese che rispecchia sempre lannata, precisa Liviana Midollini, moglie di Martino Manetti titolare dellAzienda. Poi mi emoziono col Montevertine 2008,  figlio di unannata piùmaschile, naso deciso e bocca intrigante, spigoloso quanto basta, non nasconde un corpo pieno e tanta persistenza. Notevole.

Da I Botri di Ghiaccioforte, in Maremma, mi ci mandano. E fanno bene! Prima ancora dei vini, mi incuriosisce Andrea Andreozzi, aria intellettuale e orgoglio vignaiolo mentre racconta che lAzienda ha prodotto per prima il Morellino di Scansano biologico, dal 1994, coltivando nel vigneto del 69 esclusivamente uve autoctone del territorio. Il suo Vigna I Botri 2006, Maremma Toscana IGT, è uscito in quellanno dalla DOCG per ottenere la Denominazione Comunale Scansano. Un naso pulito ed immediato, con ricordi salmastri e balsamici, che ritrovo nel sorso, piacevolmente invogliante ed equilibrato. Gli faccio i complimenti e Andrea ringrazia sorridendo: Siamo un’azienda familiare in tutto, facciamo solo il vino che ci piace, al modo borgognone.

Tornando su a Montalcino mi fermo da Loacker, dove Telsche Peters, responsabile marketing e PR, mi accoglie con un caloroso sorriso. Anche loro pionieri del biologico, oggi sono passati alla biodinamica e ai rimedi omeopatici in vigna. Il Corte Pavone Brunello di Montalcino 2006 è il giusto tributo ad una bella annata e nel calice scorgo quellaccenno animalesco che mi mancava, facendomi subito dopo catturare dalla sua bocca morbida ma serrata, consapevole che è il tannino carezzevole la sua carta vincente.

Ben più a nord, a Carmignano, tra le colline pratesi, si trova la storica Fattoria di Bacchereto, in quella che un tempo era il Barco Reale, una riserva abitata dalla famiglia de Medici. Mi spiega Rossella Bencini Tesi che la qualità del Sangiovese di Carmignano è favorita dalla presenza verso ovest del Montalbano, un contrafforte appenninico che garantisce lideale escursione termica per  profumi e aromi. Il Terre a mano 2009, Carmignano DOCG, con le sue tostature cioccolatose, la frutta secca che ritrovo allassaggio, ma anche la semplicità delle note fruttate, la bocca freschissima e lunga, mi porta via, sulle ali della leggerezza.

Ranuccio Neri, titolare, agronomo ed enologo dellantica Azienda Campriano a Murlo, tra le crete senesi e i boschi della Val di Merse, ha deciso di fare un esperimento con il suo Rosso di Campriano 2011: riportare agli antichi splendori il tipico fiasco chiantigiano da 2 l, in cui troppo a lungo sono finiti vini non allaltezza.  Penso che la sfida sia coraggiosa, mentre mi godo il Chianti Colli senesi DOCG Riserva 2006, con le sue tostature fumè e di cuoio, la sua bocca speziata, divertente e profonda.  

Il mio bilancio? Ho sempre considerato il Sangiovese un tipo strano, selvaggio ma non rude, a volte chiuso in sé stesso ed altre molto comunicativo, capace di accarezzarmi confondendomi le idee, suadente tanto da farmi sospettare, perché le buone maniere le ha imparate, non ci è nato con la dote delleleganza, complicato sì ma più affascinante quando è sincero. Forse lo approcciavo tenendo un po le distanze, mentre oggi mi ha convinto che posso lasciarmi andare. E siccome chi ben comincia è a metà dellopera, usciti dallExed la serata si conclude degnamente,  condividendo con tre amici pizza e una bottiglia di Brunello!

– Un ringraziamento particolare al sito www.sidewine.com per la gentile concessione della foto di copertina della slide.

Links:

http://enoclubsiena.blogspot.it
www.sangiovesepurosangue.it
www.riservagrande.com
http://www.exed.it
http://www.ilmarroneto.it
http://www.colombaiosantachiara.it
http://www.potentino.com
http://www.valdellecorti.it
http://ertadiradda.blogspot.it
http://www.montevertine.it
http://www.ibotridighiaccioforte.com

http://www.loacker.net/it
http://www.facebook.com/pages/Fattoria-di-Bacchereto/398877873462379
http://www.campriano.com/ITA/home.html

 

 

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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