di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
Stappa in totale naturalezza Ettore Ciancico le sue bottiglie di Sangiovese Vald’Arno con tappo a vetro. Sì, tappo a vetro, sfatando l’idea comune che un vino rosso importante e da lungo invecchiamento debba assolutamente utilizzare il sughero per evolvere al meglio. Siamo a Cap’alice, al centro di Napoli, per gli appuntamenti di Storie di Vini e Vigne che da cinque anni conduco con produttori da tutta Italia. L’altra grande sfida accesa da Ettore nella sua cantina La Salceta, è la scelta di lavorare e affinare i vini solo in acciaio. Non c’è prova più diretta e precisa di una degustazione verticale per costruire una idea completa sui vini di un produttore. Analisi superata con successo, convincendo sorso dopo sorso sulla qualità dei suoi Sangiovese, sulle scelte di lavoro e sulla capacità si stilare il territorio goccia a goccia, con un timbro caratteriale proprio. In degustazione: Chianti Riserva 2006, Ruschieto Vald’Arno 2011, 12, 13, Ruschieto Vigna Ruschieto 14.

Ettore Ciancico e Mario Lombardi

La piccola azienda agricola La Salceta è in regime biologico sin dalla sua origine, dal 2003. Parliamo di tre ettari di vigneto a Loro Ciufenna, a cavallo tra Siena, Arezzo e Firenze, ad un’altitudine di circa 350 metri. Il terreno si presenta prevalentemente argilloso: Ettore racconta con puntualità e pacatezza la grande attenzione dedicata al suolo che non viene lavorato, vivacemente inerbito, quindi vivo e ricco di tutti i suoi elementi, dei microrganismi che lo rendono forte insieme alle viti. Sì, perché un suolo vivo e integro rilascia i nutrimenti necessari alle piante per svilupparsi al meglio, rafforzando  le loro difese naturali. Ecco che poi queste scelte agricole consentono di intervenire il meno possibile con i trattamenti antiparassitari e l’uva raccolta si presenta saporita, in piena forma, raggiungendo standard di qualità elevati. In cantina poi diventa tutto più facile e il vino nel bicchiere saprà raccontare tanto di sé.

La Salceta è tra le aziende che hanno fortemente ricostituito la Doc Val’d’Arno di Sopra, già fondata nel 1716 da Cosimo de’ Medici. In quell’anno Cosimo istituì le prime Doc della storia della viticoltura italiana, in seguito alla crescente richiesta di vini toscani dall’ Inghilterra, a discapito della Francia verso la quale erano stati aumentati i dazi di importazione, dovuti ai continui conflitti tra i due paesi. Mi ricorda tanto altre storie alle quali stiamo assistendo adesso. La sua idea di vini espressione del territorio e la scelta di lavorare nel pieno rispetto della natura, lo hanno indirizzato verso la FIVIFederazione Italiana Vignaioli Indipendenti, della quale è presidente per la Toscana.

Ecco il racconto dei vini in degustazione. 

Colpisce la vivacità del Chianti Riserva 2006 che ritroviamo sia nei profumi che all’assaggio: balsamico, frutto integro sui toni delle visciole, spezie delicate di liquirizia e cioccolato, sottile e serrato il sorso, di piena freschezza.

Si coglie l’annata favorevole nel Ruschieto Val’d’Arno di Sopra 2011, ma anche un cambio di passo notevole. Ettore conferma che è diversa la gestione della vigna, il terreno è inerbito con diciotto differenti essenze. Molto espressivo già nei profumi che mantengono toni scuri di more, viole, liquirizia, decise le erbette mediterranee. Vivace e lungo il sorso, a tratti austero per i tannini decisi, ma non invadenti, è fresco e succoso.

Annata media la 2012 per Ruschieto Val’d’Arno di Sopra nell’andamento climatico. Un po’ timido al naso, richiede tempo per poi raccontarsi con una certa eleganza, con la coerenza e la precisione che ritroviamo in tutti i millesimi in degustazione. Anche qui tornano le visciole, la finezza della viola sussurrata, del corbezzolo, le spezie delicatissime e la piacevolezza piena dell’assaggio, saporito e vibrante.

Seduce tutti in sala l’annata 2013 Ruschieto Vald’Arno di Sopra, straordinario, molto espressivo, profondo e complesso, spazia lungamente tra sentori di carrubo, viola, more, cioccolato, in bocca è ricco, dinamico con tannini serrati e fini e una freschezza precisa che lo rende leggiadro.

Ricorda la storia dei figli non voluti Ruschieto Vigna Ruschieto Val’d’Arno di Sopra 2014, Ettore non voleva portarlo a termine, non credeva in questo vino che si esprimeva male sulle prime per l’annata difficile e piovosa. Il tempo però gli ha dato l’opportunità di dire la sua e con fiducia. Austero e vivace, ancora giovane all’assaggio, si fa valere senza indugi.

Come sempre, segue la cena dell’oste Mario Lombardi che ha ulteriormente acceso quel clima di piena convivialità e allegria che caratterizza il suo locale e la zuppa di funghi porcini, castagne e fagioli servita nella pagnottella calda e croccante ha messo tutti golosamente d’accordo.

www.lasalceta.it