di Umberto Gambino
sicilia1-7Amici lettori, ve lo dico subito: in queste righe sarò volutamente parziale e poco obiettivo perché parlerò dei vini della mia terra. E lo farò senza mezze misure.

Prima considerazione: il “laboratorio Sicilia” non si smentisce e nel mondo del vino contribuisce a costruire quella che si può definire una “nuova frontiera enologica”. La ventata di novità è arrivata, come ogni anno, con “Sicilia En Primeur”, la manifestazione organizzata dalla Assovini isolana in cui sfilano sui tavoli degustazione le annate 2011 dei principali rossi e bianchi dell’isola, un maxi tasting al quale ho partecipato, insieme ad altri colleghi italiani e stranieri. Ne parlerò in un articolo dettagliato. Qui mi preme fare alcune considerazioni generali sui temi più “caldi” che ruotano attorno al mondo del vino siciliano.

Il focus è l’Etna

La nona edizione di “Sicilia en Primeur” è stata ospitata a Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna, il territorio trainante per tutto il settore enologico regionale.

Facile per i superficiali azzardare paragoni che da queste parti non avrebbero senso: Rovittello e Passopisciaro come Nuits Saint Georges e paesini limitrofi della Cote d’Or? No di certo. In Borgogna, a fronte di vini dall’indubbia fama e dall’eccezionale qualità, un sostegno determinante proviene da strategie di marketing collettive e mirate che spuntano considerevoli successi di mercato. Gioco di squadra vincente, insomma, per i cugini transalpini, ma non solo. E nell’amata (mia) Trinacria? Qualcosa si sta facendo, sul serio, per i vini dell’Etna (e siciliani) ma non basta: la strada da percorrere è ancora lunga e frastagliata. Il chiavistello per vincere sui mercati di mezzo mondo c’è e si chiama (appunto) Etna: che è oggi indiscutibilmente il “brand” che attrae attenzione, simpatia e, soprattutto, investimenti. Negli ultimi anni quasi tutte le più grosse aziende siciliane (e non solo) hanno acquisito proprietà ai piedi del vulcano. Così il prezzo per ettaro dei vigneti nella zona è aumentato a dismisura. In tutto il comprensorio della DOC Etna ad oggi sono 600 gli ettari coltivati per una produzione stimata di circa due milioni di bottiglie. Non esiste un tetto all’impianto di nuove barbatelle e la conformazione del territorio favorisce lo sviluppo della vite: “funzionano” bene i nuovi impianti, ma i vini più eleganti e affascinanti provengono (inevitabilmente) dai vigneti più antichi o addirittura centenari. 

I vitigni reliquia

Non c’è solo l’Etna però a rappresentare la Sicilia del vino oggi: sarebbe un grave errore pensarlo o farlo credere, soprattutto all’estero. All’edizione etnea di “Sicilia En Primeur” hanno partecipato 28 aziende (erano 37 nel 2011). Un calo secco di un terzo, forse dovuto alla crisi generale o all’esigenza per certe realtà medio piccole di contenere quanto più possibile i costi o, anche, alla scelta deliberata di promuovere i prodotti in altro modo.

Il professor Attilio Scienza ha saggiamente illustrato la “strada maestra” da seguire per i vignerons isolani. Esistono intanto “le Sicilie del vino, con la diversità nell’unità”, non una sola Sicilia: un vero e proprio continente che oggi funziona da laboratorio di innovazione enologica. Un battistrada che le altre regioni potranno seguire (e inseguire) con curiosità e attenzione.
Prova ne sia che – come ha annunciato Lucio Tasca d’Almerita – “ci sono 60 nuove varietà di vitigni autoctoni in fase di sperimentazione in Sicilia”.
Sono i “vitigni reliquia”, retaggio di antiche coltivazioni spesso dimenticate e oggi coltivate per scegliere, poi, su quali puntare come più promettenti e di maggior garanzia produttiva. Potremo un giorno avere in bottiglia, per esempio, Racina di vento, Inzolia nera, Dunnuni, Fiore d’arancio, Nivureddu, Racinedda, Tintorè o anche Nocera, il Vitrarolo, l’Alano, e tanti altri. Nomi, oggi, ai più sconosciuti, ma che il 50% dei vignaioli della Tinacria è seriamente interessato a produrre. Vitigni autoctoni puri che solo qui, sull’isola, sono stati riscoperti grazie all’impegno dell’Assessorato all’Agricoltura, dell’Istituto per il Vino e l’Olio e soprattutto grazie ai ricordi dei nonni dei contadini e alla passione dei giovani viticoltori siciliani. “Avremo vini originali e irripetibili, contro il rischio della banalizzazione” ha assicurato Scienza, perché “è questo uno dei pochi serbatoi di variabilità viticola europei”. 

Vignaioli autoctoni e d’importazione

E’ dirompente l’energia positiva trasmessa dalla stragrande maggioranza dei produttori siciliani. A proposito: non solo siciliani DOC (i produttori): ormai c’è tanto Nord da queste parti. Dalla Lombardia e dalla Toscana, dal Veneto e dal Trentino, grandi gruppi enologici, ma anche storici vignaioli “non autoctoni” che si sono sinceramente innamorati di queste terre o anche chi (semplicemente) ha voluto diversificare i propri investimenti dal “core business” primario. Così oggi i vigneti di Sicilia hanno tanti e variegati “padroni”, più o meno di successo. L’importante – mi preme sottolinearlo – è che la ricchezza e gli investimenti non siano effimeri e che restino nell’isola, in primis per la prosperità degli stessi siciliani.   

La nuova Doc Sicilia per rafforzare l’immagine del territorio

La Doc Sicilia sarà a tutti effetti la ventitreesima Doc regionale. Il nuovo disciplinare di produzione sarà inaugurato con la vendemmia 2012. Antonio Rallo, presidente di Assovini Sicilia, dispensa ottimismo: “La Doc Sicilia ci darà l’opportunità di valorizzare la nostra produzione sotto diversi punti di vista: una migliore qualità perché per fregiarsi della Doc i vini dovranno essere ottenuti da rese per ettaro inferiori rispetto a quanto avveniva con la Igt Sicilia; poter puntare tutti sul brand Sicilia ci permetterà di essere più facilmente riconoscibili e quindi appetibili agli occhi del consumatore straniero. Sarà possibile menzionare il nome Sicilia anche nelle Doc già esistenti per caratterizzare e localizzare meglio il territorio. La Doc Sicilia offre poi il vantaggio di poter accedere con più facilità ai fondi che l’Unione Europea mette a disposizione per la promozione attraverso la OCM Vino. L’importante è che i soldi si spendano bene”.
Tutto positivo dunque? No di certo. Purtroppo è stato evitato di inserire nel disciplinare della nuova Doc il divieto di imbottigliamento al di fuori del territorio siciliano. Il cardine di tutto è l’articolo 5 che ha introdotto alcune deroghe che consentono di imbottigliare al di fuori dell’isola a chiunque lo abbia già fatto per almeno due anni, anche non consecutivi, negli otto anni precedenti all’entrata in vigore del nuovo disciplinare: questi potranno godere di una deroga di 5 anni (prorogabili) per continuare l’imbottigliamento fuori dalla zona di produzione. Un “problema di riconoscibilità” non da poco per la neonata Doc Sicilia. Ora si guarda alla prossima tappa: dopo la Doc Sicilia ci sarà la costituzione del Consorzio. 

Boom dell’export e conclusioni

Uno fra i tanti indicatori positivi emersi: il 58% del fatturato complessivo 2011 delle aziende è stato realizzato all’estero. L’export è diretto in media in 24 paesi. I mercati che più apprezzano i vini siciliani sono: USA, Canada, Nord Europa, Germania, Regno Unito, Svizzera, Giappone, Russia. Tra i paesi emergenti, i più recettivi sono: Brasile, Cina, Est Europa, Messico e Sud America, India, Indonesia, Sud Corea, Hong Kong, Singapore. Il vino siciliano sembra in ottima salute… almeno sul mercato. Però? Però…. servono nuove idee e nuovo slancio: più marketing, più gioco di squadra di tutti i territori insieme (non solo Etna), più innovazione anche e soprattutto attraverso le nuove forme di comunicazione che passano sul Web e costituiscono uno straordinario moltiplicatore di pensieri, esperienze, condivisioni e … vitalità!

link: www.assovinisicilia.it

 

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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