“La svolta per il futuro del settore vinicolo italiano si gioca sulla cooperazione e la competizione internazionale. Frammentazione e dispersione sono i nostri punti deboli”. Questa è la conclusione di Giovanni Paolo Mantovani direttore generale di Veronafiere, ente ospitante l’evento “wine2wine”,  primo forum business sul vino, svoltosi a Verona il 3 e 4 dicembre. Il primo appuntamento di networking del settore vitivinicolo ha visto lo svolgimento di 26 workshop  sviluppati in 4 sessioni parallele. Un ricco programma fatto di convegni, incontri formativi, case history di cantine italiane ed internazionali e contatti commerciali. Il seminario “I molteplici valori del Vino in Italia: dalla redditività agli impatti patrimoniali sui territori” ha visto come partner l’Associazione Donne del Vino guidata da Elena Martusciello, relatrice insieme a Giovanni Mantovani (componente Comitato Scientifico Padiglione Vino Expo 2015), Denis Pantini (Wine Monitor di Nomisma), Bill Thomson (presidente Rete Italiana della Knight Frank) e Mario Mancini (Dirigente Banco Popolare  di Verona).

Il settore del vino si rivela tra i più dinamici dell’economia italiana, ma insieme ai dati record dell’export (il 2014 si chiuderà con oltre 5 miliardi di euro) ci sono ombre derivanti dalla legislazione europea sui diritti di impianto, che dal 2016 saranno modificati con il sistema delle autorizzazioni. «Negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso 10mila ettari di vigneto all’anno – ha detto Domenico Zonin presidente di Unione Italiana Vini – le prospettive derivanti dalla nuova regolamentazione, se non sarà cambiata in chiave più flessibile, ci proiettano verso una perdita stimata in 6000 ha/anno. Quindi – ha concluso Zonin – l’esportazione, verso Ue e soprattutto extra Ue, diventa una strada obbligata per la tenuta delle aziende italiane del vino». Trai i mercati emergenti c’è ovviamente la Cina. Dati alla mano si evince che non esiste una ricetta unica per conquistare quell’appetibile mercato né un profilo unico di consumatore. Servono scelte mirate per convincere i cinesi ad acquistare e a bere vino italiano, ancora poco presente nelle filiere dell’Ho.Re.Ca e soprattutto nel segmento del lusso.  Non a caso la Francia detiene il 46% delle importazioni cinesi in valore, mentre l’Italia (5° Paese importatore) si ferma solo al 7% a pari merito con la Spagna, superata anche da Australia (15%) e Cile (11%).

Al Social Media Marketing e alla comunicazione sul web è stato dedicato molto spazio durante  “wine2wine”. Nel 2011 l’analisi del mondo 2.0 si riferiva al 100% ad aspetti quantitativi, numero di fan e follower. Tre anni dopo, questa percentuale scende sotto il 50%, lasciando spazio alla qualità del target, al sentiment, strategie ed in minima percentuale alla preddittività. Quest’è  la fotografia fatta da Paolo Errico, amministratore delegato di SocialMeter, nel workshop dal titolo  “Wine blog: utili o inutili?”. “Secondo la multinazionale Cisco nel 2020 – ha ricordato Errico – nel mondo ci saranno 50 miliardi di device online (oggetti collegati alle rete). Il rapporto delle cantine italiane con i blog,  e più in generale con i social network secondo l’indagine di BeSharable  realizzata su 3.439 produttori,  vede  il 94% presente con  almeno un sito internet collegato a uno o più social. Ciò testimonia che il settore del vino è entrato in una fase più matura e consapevole dell’utilizzo degli strumenti social e della comunicazione virale, ormai indispensabili”.

http://www.wine2wine.net/

http://www.ledonnedelvino.com/