di Marilena Barbera

Se parti da Palermo per l’estero, o devi tornarci, per forza devi passare per Fiumicino. E se ti capita che il tuo volo ritardi, prima di mezzora, poi di un’ora, poi di due, non puoi sfuggire all’inevitabile, e “devi” pizza3mangiare qualcosa prima di partire.
La hall che i passeggeri attraversano subito dopo i controlli di sicurezza per tuffarsi nei corridoi dei terminal è un’area food imponente. Sono almeno duecentometriquadri openspace di tavolini e banconi, un’offerta ampia del cibo veloce all’italiana, che tu pensi “cibo di strada”, con un sorriso, e invece…
A questo giro ho detto: pizza!
La pizza, da Chef Express, stesa condita e cotta lì al momento. Margherita, sicuro meglio del Big Mac, pensi. Una ruota grande e sottile, tagliata in quattro, ogni fetta una porzione, servita nell’apposito piatto di cartone triangolare.

La pasta ha la stessa consistenza del Das quando inizia ad asciugare: argillosa plasmabile, tenera e scivolosa al centro, quando è ancora bollente, bitorzoluta dura e polverosa sul bordo. Se non la ingolli abbastanza in fretta, sorvolando sul rischio di ustione esofagea, non appena si è freddata inizi ad avvertire la sensazione di star leccando una mattonella di terracotta non smaltata dalla parte che si attacca al muro.
pizza a fiumicinoAnche il sapore è paragonabile: se non fosse per il pomodoro sarebbe quasi gradevole. Il fatto che sia giallognolo ti fa pensare che abbiano esagerato con il bicarbonato. Assolutamente necessario incorporarlo alla salsa, ci mancherebbe, sennò avresti sentito troppo l’acido aggiunto per mantenerla in vita dopo anni di freezer.
Fino a qui nulla quaestio, il problema vero è la mozzarella di copertura, insospettabilmente simile al Vinavìl quando è asciutto. La sensazione retrolfattiva è dell’olio di lino: quello che serve ad impregnare le persiane delle case al mare perché il legno non secchi troppo. Sensazione lunga e persistente, pure troppo.
Indispensabile bere mezzo litro di Coca Cola per disgregare la mappazza.

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A proposito dell'autore

Marilena Barbera

Da bambina sognavo la carriera diplomatica, ma dopo la Laurea in diritto internazionale a Firenze ed un Master tributario a Verona il richiamo della mia Sicilia è stato più forte, tanto da riportarmi a casa dopo quindici anni di studio e di lavoro. Tornata a Menfi, mi sono tuffata a capofitto nell'azienda vinicola della mia famiglia, occupandomi inizialmente delle vendite e del marketing sia in Italia che, soprattutto, all'estero, riuscendo così ad assecondare la mia grande passione per i viaggi e per le culture lontane. Stando in cantina a tempo pieno mi sono poi perdutamente innamorata del vino: dapprima in punta di piedi, negli ultimi anni con sempre maggiore dedizione. Fare il vino, metterci le mani la testa e il cuore mi ha permesso di scoprire una dimensione che è fatta soprattutto di sperimentazione, nella ricerca di una sintesi tra la splendida natura che mi circonda e la mia aspirazione a interpretarne l'essenza.

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