di Umberto Gambino

27-DSC_8748Gianfranco Sabbatino è quel che si definisce un tipo “vulcanico”. Affabile, subito amico e amichevole, diffonde e ispira simpatia in ogni sua azione. Anche se lo conosci per la prima volta, lui è il classico messinese che ti tratta subito come un “compare” di vecchia data o un “compagno di merende” (per dirla alla “Amici miei”. In una vita precedente la sua professione era quella di commercialista. Poi è stato folgorato sulla “via del vino” e, nel giro di pochi anni, si è trasformato in viticoltore entusiasta e convinto. Il periodo della svolta è coinciso con l’annata di grazia 2008. E’ stato proprio allora che Gianfranco ha colto al volo un’occasione d’oro: acquistare una bella tenuta già vitata di sette ettari (di recente ne ha aggiunti altri tre), affidarla alle cure esperte dell’enologo toscano Carlo Ferrini, e rivoltarla di fatto come un calzino. Siccome noi di Wining rispettiamo sempre il lavoro di chi fatica sulla terra, non vi riveleremo mai chi era il precedente proprietario (si produceva sempre il vino Faro Doc, questo sì). Vi confermiamo, invece, che la produzione, da quando le vigne si chiamano “Le Casematte”, ha compiuto un salto di qualità notevole. L’occasione per incontrare Gianfranco Sabbatino e visitare l’azienda ci è stata offerta dall’enotour organizzato da Sicilia en primeur 2016, nel Nord-Est della Sicilia.

Gianfranco ha incontrato il mondo del vino quasi per caso, o forse per destino. Come e perché lo racconta lui stesso:

Vent’anni fa, per una strana serie di coincidenze,  ho cominciato a lavorare in un settore, quello vitivinicolo, mille miglia lontano da quella che era la mia professione. Ma la voglia sempre più grande di valorizzare questa lunga esperienza professionale, nel tempo è diventata una passione, qualcosa di mio: si è finalmente concretizzata, appunto nel 2008, quando, dopo tante ricerche, ho finalmente trovato ne Le Casematte un valido motivo che giustificasse quella che per me è una definitiva scelta di vita. Mi piace pensare alla mia azienda come una realtà piccola ma solida, dalle pareti spesse e dalle fondamenta ben affondate nel terreno come le radici della vite.

In azienda c’è il sostegno forte di un socio illustre: il calciatore della Juventus, Andrea Barzagli, anch’egli appassionato di viti e vini. Insieme portano avanti l’esperienza e l’avventura di quella che si sta dimostrando la cantina rivelazione del Nord-Est della Sicilia.

Le Casematte: origine storica di un nome

29-DSC_8750Vi starete chiedendo: perché questo nome curioso? L’azienda deve il suo nome alla presenza di tre casematte, dei piccoli fortini che fungevano da rifugio per i soldati delle due Guerre Mondiali, posti a difesa del territorio e che si trovano ancora proprio nel bel mezzo del vigneto principale.  Quelle fessure rettangolari, quelle feritoie, sembrano enormi occhi scavati nella pietra: da qui si sorvegliava, si controllava il nemico e soprattutto si sparava. Nell’aria si avverte un’atmosfera strana: quel senso di morte generale lasciato dalla guerra oggi – per fortuna – ha lasciato spazio al cinguettio degli uccelli, allo stormire delle cicale, ai venti dello Stretto che da queste parti (siamo a 500 metri di altitudine) non smettono mai di soffiare in tutte le stagioni dell’anno, rinfrescando i filari e i frutti, abbassandone così l’umidità. Da una terra (un tempo) di morte oggi vive e prospera una terra di vita (e di vite).

La Doc Faro

Nella mission de Le Casematte figura soprattutto la valorizzazione della Doc Faro, una delle più piccole Doc italiane che all’inizio degli anni ’90 rischiava anche di scomparire. Oggi i produttori impegnati a produrre il Faro Doc (vini solo rossi) sono circa una decina e gli ettari vitati poco più di 30. La Doc Faro prende il nome dalla località Faro Superiore, un piccolo borgo (qui lo chiamano villaggio) a Nord del territorio comunale di Messina, sito sulle colline che dominano lo Stretto di Messina, proprio là dove si incontrano (e scontrano) le correnti del Mar Jonio e del Mar Tirreno. Ma il vino Faro vanta una storia antica e millenaria: le uve e il vino erano prodotti già dall’avvento dei coloni greci nel territorio messinese. Non solo: era conosciuto e citato già dagli antichi romani.
Nota per i viaggiatori. Il panorama che si gode dalle alture di Faro Superiore è davvero unico nel suo genere. Sembra di trovarsi a passeggiare in una terrazza dalla quale si domina lo Stretto di Messina, con la vicina Calabria che sembra a due passi.

Le Casematte per il suo Faro Doc lavora esclusivamente su vitigni autoctoni coltivati in regime di agricoltura biologica. La resa non supera i 50 quintali per ettaro. In cantina gli interventi sono limitati allo stretto necessario, contenendo al minimo l’uso dei piccoli carati di rovere e del legno nuovo in modo da ottenere vini eleganti e territoriali. I legni preferiti sono tonneaux e botti da 10 ettolitri.

I vini degustati

45-20160420_194746Faro Doc 2014 – Nerello Mascalese 55%, Nerello Cappuccio 25%, Nocera 10%, Nero d’Avola 10%
E’ l’uvaggio classico delle quattro “enne” anche se ci sono diverse scuole di pensiero sull’uso o meno del Nero d’Avola per il Faro. Sabbatino inserisce nel blend solo un 10% del vitigno principe siciliano. Note di vinificazione. Matura in botti di rovere francese (tonneaux e da 10 ettolitri) per 9 mesi. Poi rimane per 6 mesi ad affinare in bottiglia.

Nel calice è rosso rubino luminoso. Al naso evidente la frutta rossa matura su sfondo balsamico, poi tinte di violetta e spezie come ginepro e vaniglia, ma si ritrovano anche un bel pepe nero, una tenue distesa di macchia mediterranea e sentori calcarei. Ritorna pienamente l’atmosfera delle colline del Faro. Al sorso dimostra di non essere un vino sfrontato, ma ben educato: scorre  morbido, fine, intenso senza strafare, sfoderando tannini levigati. Sembra un capo d’alta moda, molto elegante e persistente in cui ritorna a farsi sentire la mora matura.

Peloro Rosso – Nerello Mascalese 70%, Nocera 30%
Note di vinificazione: affina in acciaio con un breve passaggio in legno. E’ la composizione che unisce l’uva tipica etnea con quella messinese. E il territorio di congiunzione ed elezione non poteva che trovarsi al terzo vertice del triangolo: cioè Punta Faro (o Capo Peloro). E’ vino più immediato del cugino Faro. Rubino che sfuma in un’unghia violacea, sa di frutti di bosco, violetta, liquirizia, arancia rossa, carrubba. Al palato dimostra freschezza e tannini vivaci, ma un’eleganza più contenuta: è un “vino casual”, ma non casuale.

Rosematte – Nerello Mascalese 100%
Matura solo in acciaio. Rosa salmone d’aspetto. Svela subito delicati sentori di fragoline e ribes, poi tinte iodate (il mare è molto vicino), smaltate, venato di chinotto e ginepro. Al gusto prevalgono sapidità e freschezza. E’ il classico vino jolly che si abbina a numerosi piatti della cucina locale. Piacevole da bere, ma non lunghissimo.

Peloro Bianco – Grillo 65% , Carricante 35%
E’ frutto del blend fra Grillo e quasi un terzo di Carricante, l’uva bianca etnea per eccellenza. Matura solo in acciaio. Giallo paglierino tenue, sa di pera, pesca bianca, susina, fiori di camomilla e spezie come la mentuccia e il pepe rosa.  Il sorso punta sulla componente sapida, poi torna bene il frutto con un chiaro finale di cedro.

Conclusione. La provincia di Messina, storicamente nei secoli e anche nell’immediato dopo guerra, era una delle più vitate della Sicilia. Poi, negli anni ’70 e ’80, purtroppo, la viticoltura in molte zone è stata abbandonata fino a rischiare di veder sparire la storica Faro Doc. Dagli anni 2000 in avanti si assiste, finalmente, a un’inversione di tendenza con la nascita e l’affermazione di nuove aziende che hanno per obiettivo primario la qualità dei vini prodotti e non la quantità. Le Casematte (insieme a poche altre della zona di cui parleremo) porta alto il vessillo dei vini messinesi. Ottimo lavoro, caro Gianfranco!

Le Casematte
Via Grillo 61 – 98122 Messina
Cantina e vigneti: contrada Corso, Faro Superiore Messina
Tel. 090 6409427  Fax 090 6782329
Email: info@lecasematte.it
www.lecasematte.it