di Michela Pierallini

lavipe-04Passione. Tutti ce l’hanno, molti ne parlano, alcuni la esprimono, altri la reprimono, ma chi l’ha mai vista? Chi mi dice di che forma è la passione? Non ha peso né misure, non ha forma né colore, sarà, poi, così vero? Io una cosa l’ho scoperta e ve la confido. La passione è birichina, non riesce a stare ferma e se gioca a nascondino viene smascherata subito. Si esprime attraverso lo sguardo profondo di chi la sta vivendo, esce furtiva e ti rapisce, in un lampo. Mi rapisce.  Sono appassionata di passione! In qualunque sguardo faccia capolino io la seguo, la inseguo, mi ci tuffo! E’ nato così l’incontro con i ragazzi del LaViPe, da un lampo di passione e da un inseguimento. Marco Lucchetta, titolare insieme alla famiglia dell’azienda agricola Marcello Lucchetta, a Conegliano, durante una degustazione a Vino in Villa ha iniziato a raccontarmi di un progetto nato pochi anni fa e portato avanti con altri amici produttori, Umberto Marchiori e Desiderio Bisol, e un tecnico agronomo del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Filippo Taglietti. Progetto interessante, il LaViPe, ma, probabilmente, non lo avrei ritenuto un argomento tanto importante se non avessi visto la scintilla negli occhi di Marco. C’erano una tale frenesia e bramosia nel raccontarmi di questa idea che ha preso forma, che non ho potuto fare a meno di intervistare tutti come si deve. Una reporter enogastronomica di tutto rispetto le interviste dove le fa? A tavola, qualcuno aveva dubbi? Ci siamo incontrati davanti al consorzio e siamo andati a pranzo all’Antica Osteria di Via Brandolini, locale storico in centro a Solighetto (TV), molto accogliente e con una buona cucina locale. Nell’arco del pranzo sono riuscita a fare domande, prendere appunti sulla mia adorata moleskine, mangiare e parlare senza boccone in bocca, scattare fotografie, ascoltare le parole che rimbalzavano da una parte all’altra del tavolo, e tutto questo senza infilare la penna nelle patate e la forchetta nell’agenda. Sto facendo progressi!

Desiderio Bisol, enologo della conosciuta azienda di famiglia, è stato l’ideatore del LaViPe, quando era consigliere all’interno del Consorzio. Così inizia il suo racconto: “Il Prosecco è sempre stato conosciuto per la tecnologia, la capacità enologica, ma chi abita a Valdobbiadene ha un grande lavoro da svolgere, per fare la differenza, per produrre qualità. Questo avviene se si punta alla parte viticola. Ho chiesto agli altri cosa ne pensassero e sono stati entusiasti da subito di collaborare, anche se non eravamo istituzionali”. Umberto freme per avere la parola e aggiunge: “Ci si incontrava incastrando il poco tempo libero, dopo il lavoro. Era verso la fine del 2009, proprio quando c’è stato il passaggio dalla DOC alla DOCG”. Si aggancia Filippo: “Eh si, è stato nel momento del cambiamento, quando c’è stato l’allargamento della zona..” ecco che ora Desiderio interrompe, per precisare: “Non c’è stato un allargamento, la DOC è diventata DOCG e quella che ora è DOC è stata creata perché non esisteva. Almeno oggi la DOC è controllata, prima, quando era IGT, il prosecco non aveva controlli di qualità, né analisi chimiche e organolettiche. La DOCG, che era DOC, è tale e quale, con le stesse tutele. Prosecco: territorio di origine di uva equiparabile allo Champagne, che è uno status symbol mentre il prosecco è uno stile di vita”. Continua Umberto: “Noi cerchiamo attraverso attività formativa interna e informativa esterna, di dare valore al vero elemento di distinzione che è il territorio di origine. Vogliamo dare dignità alla storia, alle caratteristiche ambientali e culturali. Tutti argomenti che abbiamo cercato di affrontare con seminari, convegni, metodi di potatura e quant’altro ci verrà in mente. Ormai parte del nostro genoma è quello della vite”, conclude con una battuta. Ed è stato veramente uno scambio di battute come sul tavolo da ping-pong, questa intervista, perciò è proprio così che la presenterò da qui in avanti.
Marco: “Noi vogliamo creare una rete tra i giovani perché si passino idee, per crescere e migliorare”.
Filippo: “Siamo un po’ una trade union tra il mondo della ricerca, come una struttura scientifica. L’università e l’Istituto enologico Cerletti, spesso vivono in modo distaccato la realtà viticola noi invece affrontiamo problemi ogni giorno. Vogliamo che l’applicazione sia tradotta in pratica. La ricerca deve mirare al vigneto”.
Desiderio: “In nessun libro sono scritte le caratteristiche del Prosecco, se non le troviamo noi, chi ci da informazioni precise? La spumantizzazione è purosangue nostra, la nostra storia è molto importante e vogliamo far emergere tutto ciò. Il nostro obiettivo è il cambiamento. Il viticoltore ha voglia di cambiare e non c’entra l’età, ci sono giovani già vecchi e vecchi ancora giovani. Oggi il LaViPe fa parte del Comitato viticolo, all’interno del Consorzio di Tutela”.
Umberto: “Siamo una fucina d’idee, ci stiamo dando una struttura più integrata e ci incontriamo a cadenza settimanale. La nostra priorità è la sostenibilità ambientale. Il confronto porta arricchimento, tutti abbiamo le stesse problematiche. LaViPe è un motore. E’ l’acronimo di Laboratorio, che indica una continua ricerca e lavoro, Viticolo, che è il centro della ricerca, e Permanente, che sia, cioè, continuo e perpetuo”.
Marco: “C’è una sensibilità che cresce, ci sono progetti importanti in cantiere”.
Filippo: “Il protocollo viticolo è già stampato da due anni, ormai è ufficiale. I nostri progetti sono tutti mirati al greening in viticoltura. Contesto rurale paesaggistico e sua salvaguardia, salvaguardia della comunità civile, che deve convivere con gli agricoltori in zona, conservazione della storia e tradizioni, conservazione del germoplasma, tutto ciò che è biodiversità, recupero tralci e utilizzo con compostaggio. In zone impervie come le nostre non sono operazioni facili da fare. Non conosciamo limiti alle potenzialità, non abbiamo una road map perché i lavori sono infiniti”.
Umberto: “In ogni settore c’è una ricerca di conoscenza, noi non ci ancoriamo agli elementi tradizionali. Il “nuovo” è la possibilità di riuscire a dare una visione da condividere per migliorare le attuali condizioni di produzione. Il paesaggio, che rappresenta la cultura, la bellezza, la storia, è intangibile”.
Filippo: “Si affrontano temi che sono si tecnici ma anche…”.
Umberto: “Sembra la risposta a un’esigenza latente”.
Filippo: “Abbiamo fatto una maglia, abbiamo interconnesso un mondo”.
Umberto: “Come se tutti volessero giocare a calcio, ma non sapessero dove andare o a chi chiedere. Noi siamo un po’ il campetto della situazione. Anzi, ora stiamo giocando il campionato.  Bisogna anche considerare il buon senso di chi ha scelto la collina, a suo tempo, per piantare il prosecco. Le condizioni climatiche sono più vicine all’equilibrio della pianta, suoli magri, più vento, irraggiamento maggiore, più sole vuol dire meno malattie. In collina c’è meno umidità, è meglio della piana sabbiosa, direi”.
Desiderio: “Dove soffre, il prosecco è migliore. Valutando la produzione delle singole colline, si cerca di capire dove il prosecco esprime il terroir”.
Marco: “E’ una questione di passione, anche andare in vigneto. Io soffoco se sto in una stanza, ho proprio bisogno di andare in cantina, in vigna”.
Desiderio: “E’ bello anche fare gli assaggi dalla vasca, ognuna ha la sua storia, il suo percorso. Il prosecco è un vino contemporaneo, moderno, non è il vino più buono del mondo, ma è semplice, ti trasmette la sua semplicità, è immediato”.
Riflessione personale: sarà per questo che mi sono innamorata del prosecco? Forse perché mi assomiglia un po’? Acidulo quel che serve per accompagnare il pasto, schietto, semplice e immediato, non per questo banale, brioso quanto basta per far festa, si, in qualche lato mi somiglia.
Desiderio: “Da 100 kg di uva si producono 50 litri di vino, la qualità della qualità”.
Io:ragazzi, raccontatemi un momento di soddisfazione personale legato al LaViPe.
Filippo: “L’amicizia, si è instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e ognuno di noi apporta qualcosa al gruppo”.
Umberto: “Il momento più emozionante è stato il primo convegno sul mal dell’esca. Noi lavoriamo sodo per passione ma non sappiamo se la cosa funziona. Quel giorno la stanza era gremita, la gente stava in piedi, non me lo sarei mai aspettato. E’ stato molto importante, questo ti motiva ad andare avanti, ti dà la carica”.dietro la_chiesa_stesso_panorama_viticolo
Io:come rispondono le aziende? Quali risultati tangibili avete portato a casa?
Filippo: “Sul territorio si lavora sull’uso dei fitofarmaci, sulla biomassa, ci sono dei movimenti individuali. Noi siamo collettori ma il sistema è complesso. Ci sono aziende che agiscono per conto proprio perché magari hanno sentito parlare dei nostri progetti e noi siamo contenti”.
Desiderio: “Nella nostra zona noi siamo tantissimi in un piccolo spazio. C’è un forte orgoglio tra i produttori, “il mio vino è migliore del tuo” è una buona affermazione se stimola la voglia di confronto e diversità. Da qui l’idea di assaggiare le basi ancora in vasca anziché il vino finito”.
Filippo: “Non tutti possono andare in vigna, più ti avvicini all’uva, più ti accorgi delle peculiarità. I territori sono disomogenei, spiegano le diversità e la complessità. Ad esempio ci sono quarantatré Rive, cioè la stessa varietà in quarantatré luoghi diversi che dà quarantatré identità differenti”.
Io:in questo momento cosa manca al vostro gruppo, cosa vorreste?
Desiderio: “Bisognerebbe portare una donna nel LaViPe, non ridete, ragazzacci, è una cosa seria! Una donna porterebbe un punto di vista diverso e una maggiore sensibilità”.
Ovviamente io mi sono offerta volontaria.
I ragazzi sono a disposizione per confrontarsi, rispondere a domande, accogliere suggerimenti e consigli perciò non siate i timidi, fatevi avanti!
Avrei molto altro da scrivere sulla mia giornata perché dopo pranzo Umberto mi ha accompagnato in un vigneto sotto la Chiesa di San Lorenzo dove ho scattato delle meravigliose foto panoramiche, grazie alla posizione e al sole splendente. Quando lui se n’è andato, io sono rimasta a passeggiare tra i filari, ho sbirciato tra le foglie, immortalato fiori di glera e piante spontanee, viticci e piccoli acini, anche fiori di olivo. Ma questa è un’altra storia.

Links:
www.prosecco.it
www.bisol.it
www.lucchettavini.com
www.marchioriwines.com
www.anticaosteriabrandolini.it