di Marina Alaimo
La prima verticale storica del suo Amarone, Graziano Pra ha scelto di farla a Napoli, all’ultimo appuntamento di Storie di Vini e Vigne all’enosteria Cap’alice. La fama del grande rosso italiano ha acceso molta attenzione e le aspettative sono state largamente soddisfatte, anche grazie al timbro personale che Graziano ha saputo imprimere al vino, essendo sia titolare che enologo dell’azienda.
Un vantaggio notevole che consente di realizzare il vino desiderato e di raccontarsi attraverso ogni sorso. La cantina Pra è conosciuta per il suo Soave, ritenuto tra i migliori: una produzione che appartiene alla famiglia da più generazioni. Entra tardi quindi in cantina l’Amarone ed era ormai scontato questo passo essendo i due territori molto vicini. Così nella zona di Morandina, in alta valle Mezzane, Graziano acquista i terreni sui quali impiantare i vitigni del suo Amarone: Corvinone (la schiena dritta dell’Amarone), Corvina veronese ( più gentile e rotonda), Rondinella (la parte acida) e una piccola presenza di Oseleta, vitigno quasi scomparso in zona (ad acino piccolo, che dona tannini al vino).
In questo caso il tempo ha giocato a favore  consentendo a Graziano di progettare il suo Amarone secondo un gusto personale e non troppo condizionato dalle richieste di mercato. Questo rosso opulento è stato lanciato alla fine degli anni Ottanta seguendo un’operazione di marketing fortunatissima, mirata ad un mercato internazionale, che appunto voleva rossi strutturati e rotondi.
Si sa che nel tempo le mode cambiano ed il gusto più attento ed evoluto dei consumatori vuole ormai anche nei rossi una certa eleganza, agilità di beva e la corrispondenza con i tratti identitari del territorio. Queste caratteristiche le abbiamo ritrovate in tutte le sei annate in degustazione nella verticale storica a Cap’alice, da me condotta insieme a Graziano.
L’altitudine spinta intorno ai seicento metri insieme al suolo caratterizzato da una forte presenza di pietra calcarea, bianca che quasi abbaglia sul terreno, conferiscono all’Amarone Pra una personalità spiccata unita ad una piacevole finezza sia di profumi che d’assaggio. In verticale ci sono tutte le sei annate in commercio sino ad oggi: 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011.
1-AMARONE PRA
E’ incoraggiante l’esordio della 2006, favorita da un andamento climatico regolare. Si mostra elegante al naso nei toni della viola, poi amarene, delicata e dolce la spezia di cardamomo seguita dalla liquirizia. Il sorso ha scatto pur mostrando un corpo importante spinto da una buona freschezza.
Mostra qualche piccola incertezza iniziale il millesimo 2007, terroso in apertura, appena balsamico; il frutto è amarena sotto spirito, spezie dolci e calde. Il gusto è ricco, piacevole, dinamico sul ritmo battuto fra i tannini, l’acidità integra e la dolcezza dell’alcool.
Con la 2008 l’Amarone trova il suo equilibrio ed una splendida finezza espressa in ogni nota del vino. Sicuro ed elegante, ha toni giovani di buccia d’arancia, il frutto è di more e mirtilli, si allunga sulle spezie pepate. Convince al palato e conferma l’eleganza espressa nei profumi con la sua trama scorrevole, veloce ed invoglia l’assaggio nel gioco continuo di rilancio tra la ruvidità dei tannini, la freschezza e la rotondità della parte alcolica.
Anche la 2009 si fa notare, e soprattutto bere. Al naso si racconta con lentezza, è ampio nei profumi, è solare, carrubo, caffè sulle prime, poi visciole e sprazzi balsamici. Nei bicchieri finisce in fretta, quindi è alto l’indice di gradimento. Il sorso è pieno, caldo, avvolge e ristora con la freschezza che tiene testa ad un alcol importante.
Difficile l’andamento climatico dell’annata 2010 con un certo ritardo della primavera ed una fine d’estate piovosa. Ricorda a tratti la 2006, delineando un timbro ovviamente più giovane. Tornano quindi le spezie dolci, il frutto è più deciso, scuro, di more e mirtilli, polveroso e delicatamente balsamico. All’assaggio mostra personalità decisa, toni giovani e accesi con tannini decisi e molto piacevoli che danno movimento al corpo sinuoso e non opulento.
Accende notevolmente le aspettative verso il tempo che verrà la 2011: fiera, vibrante di energia, mantiene un andamento elegante al sorso e si racconta con generosità.
Il percorso delineato nelle sei annate è stato un crescendo sia in termini di qualità che di identità, guarda sicuramente avanti forte della fama acquisita nel passato. E’ un vino di concetto, come vuole l’Amarone, che deve ben studiare e calibrare il grado di appassimento delle uve, l’esuberanza dell’alcol, che sa trarre vantaggio dall’evoluzione del gusto dei consumatori: più consapevole, più raffinato, più esigente, abbandonando gli ammiccamenti scontati, giocati su dolcezza e opulenza. Una bella sfida che, come sempre, vince chi sa attendere mantenendo la giusta calma.

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