di Silvia Parcianello

Avete presente il Lugana, quel vino da uve Turbiana che respira l’aria del lago di Garda e si nutre della sua argilla? Che profuma di fiori, frutta bianca ed erbe aromatiche? Si proprio lui, quello col finale mandorlato che a me piace tanto e che sta così bene con i piatti di pesce e di verdure. Bene, dimenticatelo!

All’Anteprima Chiaretto, Bardolino e Lugana che si è svolta a Lazise il 5/6/7 marzo ho partecipato a una degustazione “verticale” di un Lugana quanto meno singolare, unico nel suo genere.  Un vino che generalmente  esprime freschezza e aromaticità è stato proposto nella sua versione evoluta, grazie a una speciale lavorazione in cantina che prevede la sosta sulle fecce prima dell’imbottigliamento.

Busocaldo si chiama il vigneto, ha il terreno ricco di argilla, e si trova a Peschiera. Già il nome la dice molto lunga sulle condizioni climatiche. L’Azienda che ha creato questo Lugana estremo è la Pasini San Giovanni, rappresentata alla degustazione da Paolo Pasini.

Tutto è singolare. A cominciare dal fatto che per primo viene proposto un Lugana base del 2009, come termine di paragone per ciò che arriverà dopo. Poi è tutto un crescendo, 2009, 2011, 2008, 2006.

Il Lugana 2009 “base”: primo calice che viene proposto come campione di ciò che succede a un Lugana giovane quando diventa un po’ più vecchio. Si sentono le note ossidative che cominciano ad affiorare, può ricordare un Riesling nell’aroma di idrocarburo. Permane comunque la freschezza e viene confermata da un palato secco e armonico, con la nota tipica di mandorla che acquista forza e ricorda il tannino.

Busocaldo 2009: stessa annata ma lavorazione diversa. Giusto per capire di cosa si sta parlando. Se il base è un vino giovane che sta invecchiando il Busocaldo è un vino che viene messo in commercio già evoluto, adulto. Il 2009 è l’annata ora in commercio, al naso è carnoso, con note di miele, poi frutta esotica, mango, papaya ed erbe balsamiche. Un vino di corpo ma teso e asciutto. Perfetto per pietanze a base di uova, magari con una grattugiata di tartufo.

Busocaldo 2011: annata non ancora in commercio che si preannuncia grande. Se il precedente era un uomo adulto, questo è un ragazzo che sta maturando come ogni madre vorrebbe.  Il colore è vivido. Al naso miele, fiori, margherita su tutti e una forte nota iodata.  Al palato è fresco e teso, finale aspro e mandorlato a promettere un’evoluzione elegante. Anguilla alla griglia, ora. Fra un paio d’anni si vedrà.

Busocaldo 2008: giallo dorato intenso, nel bicchiere ricorda il colore del sole. L’aroma è dominato da abbondante salinità mista a note dolci, di focaccia, è un profumo carnoso, burroso. Al palato la dolcezza non esiste, lascia il posto a un vino potente, persistente e muscoloso tale da far impallidire qualche rosso. Con i calici neri non so che cosa avrei pensato. Un piatto di tagliatelle all’uovo condite con i funghi porcini saprebbe esaltarlo al meglio.

Busocaldo (Axilos) 2006: primo anno di produzione, una versione sperimentale chiusa con tappo corona. Al naso presenta forte salinità con una nota fumè, poi subentrano gli aromi di prodotti da forno. Dopo aver sostato una mezz’ora nel calice il profumo evolve in frutta esotica, sempre accompagnata dalla nota terrosa. Al palato è fresco e teso, con fin di bocca decisamente mandorlato. Mi è venuto in mente un risotto con i go, prelibato piatto della Laguna di Venezia.

Dopo tutto ciò non ho resistito e sono andata a provare la versione base, “Il Lugana” 2015: un tripudio di erbe aromatiche, fiori e freschezza. Così, giusto per aver chiare le infinite sfaccettature di questo vino bianco del Garda e per innamorarmene una volta di più.

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