di Stefania Pompele

Vi racconto una storia, un’altra (inizio a prenderci gusto e non solo in senso lato). Parla di uomini,  viticultura e progetti imprenditoriali (… e di cosa altrimenti?). In fondo qui si scrive per promuovere idee, territoriGiovanni e_Nico e prodotti. Ma non vorrei – nel corso del racconto- vi faceste distrarre da numeri o impressioni sugli assaggi (che non penso metterò). Vorrei vi concentraste sui valori che a mio avviso, rendono questa storia meritevole di essere raccontata e promossa.  Perché spesso il “dietro le quinte”  di progetti  appassionati, intelligenti e consigliabili  è diretto da altrettanto appassionati e abili registi.
Giovanni Arcari l’ho incrociato in quel “tritasensi” chiamato Vinitaly. Ero inciampata in TerraUomoCielo qualche tempo prima (leggasi consultazione compulsiva di siti tematici). Ma in maniera distratta, lo ammetto. Amnesia totale circa il progetto e parziale delle aziende che ne facevano parte. Ricordo di essermi seduta con un’amica ad assaggiare i franciacortini AndreaArici e Camossi e di essermi alzata – parecchio soddisfatta – un’ora  più tardi, con buona pace di chi stava aspettando il proprio turno. Quegli assaggi (qualcuno in particolare) mi hanno incuriosito a tal punto da farmi tornare alla consultazione web compulsiva, alla ricerca di quel progetto, di quelle aziende e di quei vini. Lessi così della sua idea di agricoltura enoica. Giovanni la descrive con chiarezza sul suo blog e io non voglio usare altre parole, se non le sue:  “..Capisco con il tempo e la dedizione, quali possono essere le necessità del contadino che produce vino, e decido di cominciare un percorso per salvaguardarne la storia, in un mondo sempre più dinamico ed orientato alla standardizzazione e sempre meno attento ai valori e alla cultura come fattore intrinseco del vino”. E io, quoto! E a questo punto (maledetta curiosità) dovevo conoscere meglio la persona e le realtà inserite nel progetto.

Detto, fatto. In un pomeriggio di agosto nella afosa Brescia, Giovanni si racconta. Tra chiacchiere, sigarette e birre (le mie birre!), ripercorriamo lo “storyboard” di quella che oggi è un’azienda avviata e con una precisa missione: salvaguardare e valorizzare l’agricoltura enoica. Contribuire alla creazione di vini che possano essere l’espressione di “un pezzo di terra sopra un pezzo di cielo”, comunicando al mercato la loro unicità. Una bella scommessa se pensiamo a come (poco intelligentemente a volte) e quanto (troppo) si sia fatto nel corso degli ultimi 20 anni per inseguire le cosiddette “tendenze sensoriali”. Una corsa che ha uniformato e appiattito, spesso in modo preoccupante, i gusti del consumatore. Faccio un esempio? Tutti alla ricerca della “morbidezza”, tanto per dirne una. Poi ti ritrovi ad assaggiare prodotti che dovrebbero rappresentare territori, ma non li sai collocare. Simili a decine di altri. E quando capita alla sottoscritta non c’è nulla da temere intendiamoci, ma se con lei ci sono almeno altre 15 persone tra enologi e tecnici ..beh, forse qualche domanda è necessario porsela. Forse è necessario fare qualche passo indietro, per farne qualcuno in avanti.  Oppure possiamo continuare a stupirci e indignarci di fronte alle cantine piene, a voi la scelta.
Ma torniamo al racconto e alle consapevolezze. La storia di TerraUomoCielo nasce ufficialmente nel 2002, ma Giovanni quella sceneggiatura l’aveva abbozzata molti anni prima. Un percorso che lo vede stravolgere la sua vita al grido di: “Voglio coltivare la mia passione!” (quanto adoro sentire ‘ste cose!). La messa a dimora di quell’idea di viticultura, ha trovato terreno fertile proprio in terra bresciana (e dove sennò?). La prima vendemmia della base spumante dell’ Azienda  Agricola Colline della Stella  (ovvero Andrea Arici) e l’incontro con l’enologo Nico Danesi, hanno fatto il resto. Questa azienda e quel vino, all’epoca più intuizione che realtà, hanno dato modo a Giovanni e Nico di mettere a frutto i loro credo. Il percorso di questa piccola azienda franciacortina lo trovate ben descritto sul sito, e non ho intenzione di rubarvi troppo tempo raccontandovi le mie impressioni sugli assaggi. Curiosi (e malfidenti) possono leggere queste note di degustazione ad esempio.
Nel corso di questi anni altre aziende hanno scelto di affidarsi alla regia enoica di Giovanni e Nico. E’ il caso dell’ Azienda Agricola Camossi, altra piccola realtà franciacortina (24 ettari dislocati tra Erbusco, Provaglio e Paratico) che, sempre nel 2002 viene scritturata  – e  scrittura – i due (all’epoca) giovanissimi registi. Leggete e assaggiatene tutti ad esempio qui
La pellicola sta scorrendo velocemente verso il presente (anche perché “s’è fatta ‘na certa”!) a raccontare sceneggiature che stanno prendendo vita ora. Cambiano i paesaggi, i terreni e gli attori, ma le filosofie sono immutevoli. Identitarie e rispettose. Macchina da presa e riflettori puntati in direzione Alta Langa, per le prime prove di spumantizzazione con Ferdinando Principiano, che ho avuto la (grande) fortuna di conoscere di recente e di cui spero  potrò parlare più diffusamente in futuro. Nel mentre potete sbirciare l’evolversi del progetto, direttamente dalla cabina di regia.
E poi? E poi accade che dopo dodici anni di sodalizio artistico, anche i registi diventino attori. Interpreti di territori conquistati faticosamente dopo tutto il tempo trascorso dietro la macchina da presa. E così, anche la neonata  Azienda AgricolaArcari & Danesi, viene scritturata ed entra a far parte del progetto TerraUomoCielo (quando si dice “nascere imparato”!). Dalle Langhe torniamo alla Franciacorta e a ciò che, per ora, possiamo assaggiare. Spendo due parole (anzi, qualcuna in più) per il Satèn 2008. Vuoi perché un debutto va incoraggiato, vuoi perché spumantizzato senza alcuna aggiunta di zuccheri in fase di tiraggio (leggasi metodo ancestrale), vuoi perché ancora una volta la regia si dimostra attenta, intelligente e appassionata. Trentacinque mesi sui lieviti e sei in bottiglia dopo la sboccatura, per un vino che ti porta nel vigneto, magari quello dietro casa dei nonni, quando da piccolo andavi a “rubare” l’uva (come me). Quelli bravi parlerebbero del perlage  fine, elegante e persistente, io lo sintetizzo così: la gentilezza nel bicchiere. Davvero una bella scoperta.
Mondi da assaggiare. Diversi, proprio perché “diretti” dalla stessa filosofia enoica, che non prevarica, ma comprende e accompagna. Applico a questa “filmografia” dei meritati puntini di sospensione…Che siano un auguro per tutto ciò che verrà.

Link:
http://terrauomocielo.net/
www.collinedellastella.com/azienda.php
www.camossi.it/azienda.php
www.ferdinandoprincipiano.it/azienda.php