(U.G.) Sempre fuori dagli schemi e da ogni convenzione, i produttori della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) sono approdati a Roma, con il loro primo mercato (dopo quello storico, annuale di Piacenza) a grande richiesta e in forze. Così, un consistente plotone di 212 viticoltori, rappresentativi di tutte le regioni, è calato sulla Capitale, forti dello slogan “Riportiamo la vigna al centro”, davvero centrato e azzeccato. La FIVI, solo per ricordarlo, raccoglie ad oggi 1.100 vignaioli che hanno deciso di costituirsi in associazione e che rappresentano oggi, in Italia, il “prototipo” del viticoltore artigiano, cioè colui (spesso colei) che segue in prima persona tutti i passaggi dalla vite al vino, fino alla commercializzazione e alla comunicazione dei prodotti. Vini che quasi sempre sono frutto di agricoltura biologica o naturale, senza (o quasi) uso di trattamenti chimici in vigna e in cantina.

Dopo aver assaggiato alcune decine di vini, tutti molto ben fatti, dai profumi netti e puliti, ecco la lista dei 12 da me particolarmente apprezzati nel corso del Mercato FIVI di Roma dello scorso maggio.

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Istine – le Vigne – Chianti Classico Riserva 2013
Da Radda in Chianti, presentato da Angela Fronti. Affinamento 18 mesi in botti di rovere di Slavonia da 20 ettolitri e 18 mesi in bottiglia. Sangiovese in purezza. Profumi tenui ed eleganti di violetta fresca, more, incenso e ginepro su sfondo balsamico. Sorso morbido e fine, che viaggia su tannini perfetti, molto piacevole e di lunga persistenza. Un Chianti Classico a regola d’arte. Con strozzapreti al ragù di cinghiale.

La Salceta – La Nocetta 2010.
Da Via di Setteponti nell’Aretino. Sangiovese 65% e Cabernet Franc 35%
E’ sempre un piacere incontrare Ettore Ciancico, titolare de La Salceta e grande sostenitore della DOC aretina Valdarno di Sopra. E’ un piacere doppio incontrarlo mentre ti offre un bel calice di rosso di quelli buoni: La Nocetta è uno di questi. Un piacevolissimo vino di Toscana che riassume bene quello che secondo il vignaiolo si intende per “vino da boutique”. Fuori dal consueto uvaggio bordolese, La Nocetta propone il Franc abbinato all’autoctono Sangiovese senza uso del legno: solo tini di acciaio per due anni di affinamento e altri 12 mesi di riposo in bottiglia prima di essere commercializzato. Che dire? Questo toscano piace, eccome se piace! Il bouquet è complesso e cangiante fra note di ribes, rosa canina, violetta ben miscelate a cioccolato, funghi e un lieve tocco vegetale che fa capire la presenza del Cabenet Franc. Si beve senza remore, forte della sua freschezza e mineralità, dai tannini suadenti ed eleganti. Gran bel bere. Lo vedo bene con l’anatra all’arancia.

Mazzone – Filotorto 2012
Ruvo di Puglia (BA). Da uve Nero di Troia. Francesco Mazzone è nel contempo enologo e “front man” aziendale. Ma d’altronde i viticoltori FIVI sono dei “tuttofare” a tutti gli effetti. E’ questo che rotea nel mio calice è un vino perfetta espressione di un Sud solare e mai domo. Si produce solo nelle migliori annate da uve non sottoposte a trattamenti. La vinificazione prevede l’affinamento in tonneaux e barrique di rovere, francese e americano, per 12 mesi, poi altri 6 mesi in bottiglia. Tonalità rubino con riflessi violacei, si espande fra profumi di marasca matura, spezie, chicchi di caffè, cuoio e vaniglia. L’espansione del nettare prosegue al gusto, ben concentrato, non arrogante, rotondo, dai tannini ben lavorati e di grande godibilità. Armonico e coerente, si esprime nel finale con una morbida scia di frutta rossa matura. Da bere insieme a una grigliata mista di carni rosse.

Fino – Es 2015 e  Es + Sole 2012
Della serie: due vini sono sempre meglio di uno e se poi sono due vini super, meglio mi sento!
Gianfranco Fino (a Roma con l’inseparabile moglie Simona Natale) dimostra una volta di più la propria sapienza enologica con risultati indiscutibili. Il primo vino, Es, famosissimo e pluripremiato, è il vino “psicanalitico” secondo Freud. Da uve Primitivo di Manduria raccolte con una bassissima resa dai grappoli per pianta (ad alberello): 400 grammi. C’è e si avverte la bella mano di Gianfranco nel saper cogliere attimo per attimo il “respiro” del suo vino. La frutta matura rossa si esalta nel calice, ben fusa a note di spezie aromatiche, tabacco e caffè. Il sorso è sempre un’esperienza unica (che vorremmo ripetere spesso), in cui tornano le note di frutta in confettura, ondeggianti su freschezza, tannini e alcol ben bilanciati. Osiamo un abbinamento più nordico, con gulasch, peperoni e patate.
Es + Sole è un passito nato sempre da uve Primitivo, dopo appassimento in pianta. Uno dei passiti da uve rosse, dolce e morbidissimo, fra i migliori mai assaggiati. Da provare con la crostata di visciole

Le Fraghe – Rodòn
Chiaretto da uve Corvina e Rondinella coltivate nei comuni di Affi e Cavaion Veronese.
Rosa cerasuolo, tra fragoline di bosco e ribes, rosa canina e pepe rosa è un calice tutto votato al rosa e al femminile, presentato a Roma da Matilde Poggi, vignaiola e presidente della FIVI, in prima persona a parlare dei suoi vini. Buon equilibrio tra sapidità, freschezza e tannini morbidi. Proviamo a berlo insieme a una bella pizza margherita.

Morella – Primitivo Mondo Nuovo 2014 e Primitivo Malbek 2014
Anche lui con due vini molto piaciuti. Li presenta Gaetano Morella, titolare con la moglie Lisa Gilbee della cantina a Manduria. Il “Mondo Nuovo” è un Primitivo new entry che ho avuto il piacere di assaggiare alla sua prima uscita. Dai profumi freschi e ben definiti, fra diverse varietà di pepe, fiori di violetta, ginepro e tanto balsamico (davvero tanta roba), si esprime in bocca con buona morbidezza, tanta sapidità e ricchezza di frutto. E‘ “nuovo mondo”, ma sembra incentrato sulla tradizione pura del Primitivo.
21-20170513_180510Nel secondo vino spicca una quota del 15% di Malbek (vitigno tipico della regione francese di Cahors, poi esportato in Argentina e Cile) che profuma molto marasca, mentolo e un pizzico vi vaniglia. Meno immediato al palato, sorprende poi per lunghezza e vivacità. Forse il Malbek ha trovato la sua seconda patria d’elezione? Il Primitivo integrale lo berrei con le classiche orecchiette alle cime di rapa, il secondo con un piatto di lasagne al forno.

Carpentiere – Come d’Incanto 2016
Da Castel del Monte, un altro bel vino pugliese da uve Nero di Troia vinificate in bianco. Un “blanc de noirs” alla pugliese, un’autentica chicca. Diffonde note intense di mirtilli, cedro, frutta tropicale e fiori di arancio; in bocca denota freschezza, struttura e sapidità. Una piacevole scoperta, fuori dai consueti schemi pugliesi. Grazie alla creatività di Luigi Carpentiere e della brava enologa Valentina Ciccimarra. Innaffiamoci un bel fritto misto di pesce.

Miotti – Torcolato 2008
Un dolce nettare dall’azienda Firmino Miotti, di Breganze (Vicenza). Da uve Vespaiola in purezza. Eccellente, morbido, dolce, suadente, non stucchevole. Presentato da Franca Miotti, la figlia di Firmino. Dal Colle Santa Lucia di Breganze. Collina vulcanica. Produzione limitata, proprio perché richiede cure tipicamente artigianali. Giallo dorato nel calice, ho apprezzato i profumi di miele, uva passa, datteri, frutta secca e il sorso morbido, avvolgente, concentrato, non stucchevole. Da meditazione pura o con formaggi erborinati.   

Frecciarossa – Frecciarosè Metodo Classico Pas Dosè 2011 e Pinot Nero “Giorgio Odero” 2010
Due vini leggiadri, molto “al femminile”, per finire. Da Casteggio (Pavia) Oltrepò Pavese.
Lo spumante fa 40 mesi sui lieviti prima della sboccatura. Profuma fiori bianchi, è balsamico, fragrante, con la sua bella nota di liquirizia, su un deciso sfondo minerale. Sapido e godibilissimo. Perlage finissimo e persistente, carezzevole sul palato. Con tortelli di zucca. E’ presentato da Valeria Radici Kent, nipote del fondatore dell’azienda, il genovese Giorgio Odero.
Elegante il Pinot Nero intitolato proprio a Giorgio Odero, annata 2010. Si avverte subito la provenienza del vino da terre argillose e calcaree. Fa affinamento per 12 mesi in barrique e tonneaux francesi, poi travaso soffice nelle stesse barrique ogni 4 mesi. Segue l’affinamento in bottiglia per 12 mesi.
Note lievi di vaniglia poi more, ribes, sentori di rosa fresca, tabacco dolce e cacao con una punta di ematico. Al palato dimostra finezza e non muscolarità, il frutto c’è tutto, tanta freschezza e tannini levigati. Un vino che non stanca mai e richiede subito un altro sorso. Provatelo con le scaloppine ai funghi.
Buona bevuta. E in ogni caso: prosit con FIVI!

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