di Laura Sbalchiero 

 

foto sbalchiero_copiaDa piccolo l’aveva odiato tanto questo periodo dell’anno, più di tutti. Più della seconda settimana di scuola, quella in cui non ti lasciano giocare più e ti tocca fare i compiti per casa.

Più del mese del suo compleanno, che per quindici giorni tutti parlano di quanto grande sei diventato e dei regali che a sorpresa riceverai, e della festa… e poi il giorno dopo di colpo non ti festeggia più nessuno.

Insomma la odiava la vendemmia, da piccolo, e odiava vendemmiare; perché non gli lasciavano usare le forbici grosse, quelle vere, da uomo, da contadino grande, quelle che facevano “zac”, come la ghigliottina dei Francesi, e il grappolo ti cadeva in mano. A lui davano solo quelle stupide forbicette da femmina, sempre gialle o rosa, che non riusciva nemmeno a chiuderle intorno al picciolo e stringere senza farsi male le dita.
E poi, durante la vendemmia, a nessuno più importava di lui, nessuno che rispondeva quando chiamava, nessuno che accorreva se cadeva per terra giocando, nemmeno la mamma… Tutti intenti a cantare canzoni cretine in dialetto, staccando grappoli grossi, e rossi rossi, che macchiavano tutti i vestiti e i fazzoletti colorati con cui le donne raccoglievano i capelli.
E poi come si agitavano con le ceste, e i “bigóli” da caricare, e la “tina” grande dove entravano scalzi per pigiare. Si agitavano uguali uguali a tutte quelle forbicine nere che spuntavano di continuo in mezzo agli acini. Si, l’aveva proprio odiata tanto la vendemmia.
Allora perché adesso, pochi giorni alla fine di agosto, invece che essere al mare a dormire in spiaggia coi soliti quattro amici, se ne stava qui, con la forbiciona in mano, a staccare grappoli dal pergolato dei vicini di casa della nonna? E perché, per ogni grappolo, ci metteva quanto a dire mezzo rosario alla Madonna?
Se ne stava qui, in un silenzio assorto, concentrato… per colpa di quella finestra. Gli occhi puntati su quelle imposte verdi, le ciglia che sbattevano troppo per lo sforzo di sbattere troppo poco. E la paura folle di perdere quell’attimo, quei dieci secondi in cui lei si sarebbe affacciata, per avvisare il suo babbo che il pranzo era in tavola.

Un grazie di cuore all’amica e collega Laura Sbalchiero per aver consentito a Wining di pubblicare questo bellissimo mini racconto: lo potete leggere anche sulla pagina facebook dell’autrice  

 

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