di Marilena Barbera

Senti i chicchi sgusciare tra le dita appiccicose di zucchero, respiri il profumo verde e giallo del mosto fresco, smangiucchi un acino, fai scricchiolare un vinacciolo fra i denti, ogni tanto sbirci dentro al bidone per controllare quanto ci vuole a riempirsi.

Sei lì seduta su una seggiolina a spremere con le due mani dentro al bidone, e pensi che quest’anno farai questo e non più quell’altro, che quell’errore di vendemmiare il merlot troppo presto, e di non togliere le foglie al Cabernet prima della fine dell’invaiatura, e di lasciare le bucce troppo a lungo sul nero d’Avola che poi ti parte la malolattica prima di svinare, e poi e poi e poi…

E speri che i lieviti “partano” bene
, che siano tanti e forti e che fermentino come dannati. Sai che c’è la luna crescente, che li aiuterà a riprodursi, e che ci saranno giorni caldi e notti freschissime per fortuna, così lo chardonnay non soffrirà di questa ulteriore attesa.


Sai che proprio questa settimana di preparazione sarà importantissima: ti serve a riposare, a ricaricare le batterie, a riflettere, a rileggere i quaderni delle scorse vendemmie. Ti serve a svuotare la mente da ogni pensiero, da ogni preoccupazione, perché devi essere serena quando la raccolta inizierà e avrai bisogno di tutte le energie, di tutta l’attenzione e la concentrazione, di tutta la passione che sai di avere e che senti scorrere tra le mani e l’uva.


Sei lì seduta su una seggiolina a spremere con le due mani dentro al bidone, e pensi che quest’anno è la tua quindicesima vendemmia e credevi che prima o poi ti ci saresti abituata, e invece alla vendemmia non ci si abitua, la si ama e la si teme allo stesso tempo perché è il terreno dove misurerai la tua capacità, la tua sensibilità, la tua caparbietà e la voglia di sperimentare. E pensi che ogni anno è ricominciare, solo un passo, un piccolo passo più avanti per cercare di capire come funziona questa strana cosa fra scienza e magia.