di Patrizia Pittia
porto2-05– La seconda giornata
è tutta dedicata alla Valle del Douro, che dal 2001 è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
E’ questa la rinomata regione del Portogallo nella quale si producono vini da tavola di altissima qualità oltre alla punta eccelsa di qualità che è il famoso Porto.

Parliamo di 48mila ettari di vigneto su terrazzamenti con pendii ripidi e sassosi, davvero difficili da lavorare. Il terreno è ricco di scisti, ardesia e granito, formatosi per l’influenza notevole del fiume Douro (che nasce in Spagna e sfocia nell’Oceano Atlantico dopo un percorso di 897 Km) e grazie soprattutto al particolare microclima che porta ad avere estati piuttosto calde e secche ed inverni non particolarmente freddi.

La sveglia suona presto. Serafino, puntualissimo, ci attende per portarci in una cantina che vanta 250 anni di storia: Quinta Nova (che significa nuova fattoria) de Nossa Senhora do Carmo (Madonna del Carmelo). L’azienda prende il nome dalla santa patrona della cappella (che risale al XVII secolo) che si trova nel territorio di proprietà, sulla riva del fiume Douro, nella sub-regione del Cima Corgo vicino a Pinhao, che fa parte integrante della Regione del Douro. La cantina è stata acquistata nel 1999 dal gruppo Amorim, leader mondiale nella produzione del sughero.
Partiamo da Oporto e dopo circa due ore arriviamo a destinazione e… meraviglia delle meraviglie! Una estensione immensa di vigneti a terrazzamento si apre davanti ai nostri occhi incantati. Appena scesi dal pullmino, una giovane donna ci invita ad entrare nella casa padronale settecentesca, adibita a hotel, dove pranzeremo. Tutto intorno giardini, una piscina e i vigneti gioiello a perdita d’occhio. L’azienda conta su 120 ettari di cui 85 coltivati a vigneto, solo con varietà autoctone: ed è questa la scelta che garantisce il carattere indipendente e inconfondibile di tutti i vini del Douro. Troviamo anche frutteti e olivi (da cui si produce un olio delicato dallo storico frantoio).
La filosofia di Amorim oggi è ben delineata: valorizzare e rendere identificabile il terroir specifico di Quinta Nova, producendo vini classici e garantendo l’alta qualità attraverso una viticoltura rigorosa, con continue innovazioni nei metodi di vinificazione.
Qui è davvero tutto grande! La (grande) cantina, dove arrivano le uve dopo la vendemmia; le (grandi) vasche in acciaio lagares, dove una volta si pigiavano le uve con i piedi, lasciandole macerare sulle bucce per poi ottenere il Porto (ora è tutto computerizzato); le (grandi) cisterne in acciaio e le (stavolta “piccole”, ma numerose) barriques di rovere ungheresi.

E’ arrivato il momento della degustazione e, di seguito, il pranzo. La villa hotel è in autentico English Style, tutto è in ordine, nulla è lasciato al caso: divani comodi con tessuti a fiori, con gli stessi motivi ritrovati nelle tende, nei tavolini da tè e nei grandi tappeti. Nei grandi scaffali in legno scuro sono esposti tutti i prodotti dell’azienda: vino, olio, miele e tisane. Noi abbiamo degustato questi vini.

Il primo è un’etichetta della linea Pomares (con questo nome Amorim indica i vini freschi e fruttati), il Pomares bianco 2012 da uve Viosinho, Gouveio, Rabigato: l’età dei vigneti è di circa 20 anni.
Alla vista giallo verdolino; al naso chiara e netta la frutta tropicale; in bocca una piacevole freschezza che unita alla sapidità e alla mineralità porta ad un finale di bella persistenza gusto olfattiva. E’ solo l’aperitivo!
Ci trasferiamo per proseguire la degustazione insieme al pranzo e saliamo per una scala in legno. Che ambiente incantevole! Sala ampia, stupenda, pareti arredate con carta da parati a motivi chiari, tende bianche alle finestre, tavola imbandita con tovaglia bianca, poltroncine dello stesso colore, pavimento in legno chiaro, delle lampade accese sulle pareti creano una atmosfera da favola: sto sognando e mi ritrovo con il mio Principe Azzurro piacevolmente amata!
Nel calice ora un altro bianco della linea Grainha (per Amorim, vini più complessi e strutturati): il Grainha Reserva 2012, da uve Viosinho, Gouveio, Fernào Pires, Rabigato, che affina 6 mesi in barriques di rovere ungherese. Giallo paglierino intenso; al naso frutta matura; al gusto aromaticità e complessità. Il piatto servito è una zuppa di funghi delicata, ma anche particolare che si abbina perfettamente al vino.
Con il secondo piatto, un rosso: il Grainha Reserva 2010 da uve Touriga Nacional in purezza. Per chi non lo sapesse, la Touriga Nacional è l’uva a bacca rossa più importante nella produzione del Porto e per i vini fermi di qualità. Questo vino è di un rosso rubino intenso, con sentori di marasca, mela cotogna e note di eucalipto; al sorso è intenso ed elegante allo stesso tempo. Va benissimo – c’era da giurarci – con il baccalà (piatto tipico portoghese: lo trovate in tutte le versioni possibili) servito con un contorno di melanzane, peperoni, zucchine ed erbe aromatiche.

E con il dessert (tortino di crema all’arancia con amaretti) non poteva mancare un bel Porto Vintage LBV 2009: quattro anni di affinamento in botte e una lunghissima vita davanti a sé. Rosso rubino intenso, note di frutta sotto spirito e cannella; in bocca gusto deciso, evoluto ed elegante.

Bene! Il tempo è volato via in fretta e la visita da Quinta Nova si conclude con un po’ di acquisti e i ringraziamenti per la splendida accoglienza. Serafino, paziente, ci attende: direzione Niepoort.

La missione di Niepoort Vinos è “creare grandi vini, unendo tradizione e innovazione”: ed è quello che ti attendi quando arrivi alla tenuta Quinta De Nàpoles, acquistata nel 1987 (30 ettari di vigneto per vini fermi). La cantina è situata sulla cima di una collina con vista mozzafiato sul fiume Tedo. Dirk Niepoort è la quinta generazione della stessa famiglia di origini olandesi che fa vini dal 1842. La parte principale dell’edificio è sotto terra: le parti esterne ed i muri di sostegno delle terrazze sono rivestite in pietra naturale (ardesia), materiale tradizionale locale, che ispira un concetto minimalista. Tutto l’edificio è costruito in calcestruzzo architettonico, le parti meccaniche in acciaio. A fare gli onori di casa è il giovane ed intraprendente enologo Carlos Raposo, già con diverse esperienze all’estero, che ci porta a visitare la cantina sotterranea. “Dopo la vendemmia – spiega – le uve vanno giù, per caduta, evitando così qualsiasi problema nella vinificazione”.

In questa Quinta si producono vini rossi e bianchi da tavola e vino rosso per il Portwine. La volontà di Carlos è quella di sperimentare nuove tecniche enologiche. Affrontiamo unaporto2-15 degustazione diversa: i vini bianchi, rossi e rosati vengono spillati direttamente dalle cisterne e dalle botti e versati nei nostri calici. Questi prodotti sono sottoposti a lunghe fermentazioni. Li assaggiamo e nonostante il nostro scetticismo ci convincono: grande mineralità e freschezza, vini da lungo invecchiamento. Le colleghe Ddv produttrici sono curiose di carpire le tecniche usate e si scopre che sono i piccoli dettagli a fare le grandi differenze. Tutti i piani dell’edificio sono collegati da un ascensore. La sala degustazione, luminosissima, si apre su un patio enorme collegato ad una terrazza in acciaio: è qui che prima di salutarci scattiamo la foto ricordo con Carlos. Si riparte verso Oporto. La giornata è stata intensa, ma molto appagante. Rientriamo in hotel. Domani ci attende un’altro viaggio ricco di scoperte ed emozioni.
(fine seconda puntata, continua – leggi qui la prima e la terza-parte)

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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