di Marilena Barbera
Andare alle piccole fiere del vino è un’esperienza di vita.
Immagino – a spanne – debba essere la stessa sensazione che provano un attore o un regista quando disertano la notte degli Oscar, il red carpet, le foto in posa e le luci dei riflettori per andare, invece, alla Mostra del Cinema di Venezia ad imbucarsi per la modica cifra di 12 euro in una delle sale dove il pubblico può assistere alle proiezioni. Sedersi al buio insieme a tutti, bracciolo a bracciolo con l’appassionato, il cinefilo, il semplice spettatore e cogliere le impressioni della galleria, sbirciare le espressioni dei volti all’uscita, raccogliere i commenti a caldo, cercare di capire se, con la loro interpretazione, siano riusciti a toccarli, ad emozionarli veramente.

Per un produttore di vino, la maggior parte dell’attività commerciale si svolge a contatto con i professionisti: alle grandi fiere di settore incontri importatori, distributori, agenti, giornalisti, tutte persone che come te vivono di vino, e per questo il vino lo studiano, lo analizzano, lo sezionano quasi. Le domande sono tecniche, come le risposte: si parla di produzione, temperature di fermentazione, travasi, età delle barriques. Spesso si parla di terra, ma non sempre.

Durante le visite commerciali, quelle – per capirci – che fai in affiancamento agli agenti per presentare i tuoi vini a enoteche e ristoranti, la conversazione si sposta di frequente sui listini, sulle condizioni di vendita, le scontistiche, i minimi d’ordine, le consegne.

Alle piccole fiere, invece, è come in quella sala buia della mostra del cinema: l’esperienza vera è, per una volta, il contatto con chi il vino lo beve, con chi lo sceglie in mezzo a migliaia di altri vini; l’emozione più grande è quella di riuscire a trasmettere a chi paga il biglietto la tua interpretazione del vino, senza filtri e senza troppe elucubrazioni; la maggiore soddisfazione è vedere, al termine dell’assaggio, un sorriso convinto e appagato.

La Terra Trema, come altre piccole fiere, è così: i produttori si mescolano agli appassionati, agli enofili e ai semplici consumatori, tutti insieme a godere delle emozioni del vino. Di banchetto in banchetto, salti da un capo all’altro dell’Italia mescolando accenti e vitigni e ritrovando ad ogni assaggio un’identica passione, con l’unico dispiacere di non poter dedicare a tutti lo stesso tempo, la stessa attenzione.

E allora ti affidi al caso, o all’intensità di uno sguardo, o al colore di un’etichetta, e scopri una strepitosa magnum di Aleatico, che sposa i fiori scarlatti ad un tannino micidiale, ritrovi dopo anni un Nerello Mascalese che proprio rosso non è, ma nemmeno rosa, che profuma di cassis e pepe bianco. Armeggi con l’intensità straripante di un Tempranillo siciliano, che danza con il più siciliano Nero d’Avola in un flamenco sincopato decisamente sensuale per approdare, ancora frastornata, ad un Vermentino finissimo e impalpabile, che interseca pieni e vuoti sul palato, e alterna spigoli e dolcezze come fosse un merletto traforato. Cavalchi un Gaglioppo irrequieto come un puledro, che solo il tempo dirà se si farà domare, per rotolare a testa in giù su un verdicchio abbagliante come i sassi bianchi di gesso sotto al sole, e su un Grignolino vestito della sola verità dell’uva.

E in tutto questo girare, degustare, stringere mani e abbracciare amici e sorridere tanto e tanto ancora, fermarsi tutti un momento, tutti insieme, e brindare a un uomo che di tutto questo sarebbe stato molto, molto felice. A Luigi Veronelli, nel decimo anno dalla sua scomparsa.

 Cosa ho degustato:

Andrea Occhipinti, Alea Viva 2012

Valcerasa, Rosso Relativo 2011

Terre Apuane, Perle Nuvole 2013

Badalucco de la Iglesia Garcia, Dos Tierras 2012

La Marca di San Michele, Capovolto 2013

Cote di Franze, Cirò Rosato 2012

Cascina Tavjin, Nudo e Crudo 2013