di Marina Alaimo “Acino Ebbro”
Un bel percorso condotto in alcuni dei territori del Nebbiolo, il vitigno principe dell’Italia del Nord-Ovest, ha evidenziato quanto e come sia diverso il suo carattere nei differenti areali di produzione, pur mantenendo un piglio da fuoriclasse.
La degustazione rientra nel programma Storie di Vini e Vigne che conduco personalmente a Cap’alice ogni mese. Si è partiti dalla Valle d’Aosta, e precisamente da Donnas, unico comune della Vallée dove viene allevato il Nebbiolo che, in quanto vitigno tardivo, addentrandosi nel territorio alpino, con il troppo freddo, non riesce a raggiungere la maturazione. Donnas è una Doc e con i suoi meravigliosi vigneti a terrazza dà il benvenuto a chi entra in questa regione unica per le sue caratteristiche geografiche e le usanze locali.


I vigneti della cantina sociale Caves Cooperative de Donnas sono strappati con fatica alle montagne, tratteggiando un paesaggio di grande bellezza. Danno forma ad un anfiteatro naturale che si affaccia sulla Dora Baltea e si protende verso la magnificenza del forte di Bard, a sua volta sito storico che sa incantare. Le cooperative hanno salvato la viticoltura sia nel territorio di Donnas che nel resto della regione. Il forte abbandono dei vigneti è dovuto alla grande difficoltà di lavorarli a causa delle notevoli pendenze e del freddo. Il grande  impegno delle cantine sociali ha funzionato ed è in grado di preservare identità e qualità dei vini prodotti.
Qui il suolo è ricco di pietra calcarea: siamo in montagna, e con quei sassi vengono costruiti i muri di contenimento delle terrazze vitate, ma fanno anche da tutore alle viti. Uno spettacolo unico a vedersi. Il tipo di allevamento è quello della pergola valdostana e tra i filari si ritrovano anche grappoli di Erbaluce. Qui il Nebbiolo, anzi il picotendro (piccolo e tenero), si spinge oltre i 1000 metri di altitudine. Nel bicchiere esprime un’identità molto territoriale, perde quell’esuberanza ben nota nelle Langhe, diventando più sottile, come racconta l’assaggio del Caves Cooperatives de Donnas 2013, intenso nei profumi di piccoli frutti scuri, mora e gelso, il tocco di viola gli dona eleganza insieme alla punta di grafite. Incuriosisce molto l’assaggio, si mostra sinuoso e vibrante, di bella freschezza, non spigolosa e allo stesso modo i tannini si fanno sentire con discrezione. Rappresenta certo una insolita espressione del Nebbiolo accendendo forte il desiderio di visitare Donnas e i suoi vigneti.
Il territorio di Gattinara rientra nell’Alto Piemonte che confina con la Valle d’Aosta, come testimonia la maestosità del Monte Rosa visibile dalle vigne di questo piccolissima zona di produzione dell’Alto Piemonte. Nel disciplinare di produzione di questa Docg, nata nel 1990, rientra solo il comune di Gattinara, nel Vercellese.
Il suolo si presenta rosso e ricco quindi di ferro, molto diverso dagli altri: argilloso, limoso, a tratti sabbioso, ricco di ceneri vulcaniche e di roccia di porfido. Nella lingua locale il Nebbiolo diventa “Spanna” ed esprime una personalità tutta sua. Anche qui l’altitudine ed il suolo così singolare gli conferiscono una trama sottile e un andamento leggiadro. L’azienda in degustazione è presente sul territorio dal 1906: le Cantine Nervi rappresentano la storia del Gattinara. Sono state salvate dal fallimento da un norvegese, Erling Astrup, innamoratosi della bellezza di questi luoghi. Erling ha acquistato i 27 ettari di vigna esposti a sud, coinvolgendo anche la moglie e altri due amici dalla Norvegia. Ha avuto l’intuito di tenere in squadra l’enologo delle Cantine Nervi, Enrico Fileppo, in azienda da almeno trent’anni, riconoscendogli l’importanza del suo sapere legato a questo territorio così singolare.
Proprio di recente, abbiamo appreso dal sito aziendale delle Cantine Nervi la notizia del passaggio di proprietà: “È con grande gioia e umiltà che annunciamo che Roberto Conterno, proprietario della cantina Giacomo Conterno, il grande produttore di Barolo, ha acquisito il 90 per cento dell’Azienda Vitivinicola Nervi”.
In degustazione il Gattinara Molsino Riserva 2013: delicato, agile, sa di viola, di terra bagnata e frutti di sottobosco. Queste espressioni del Nebbiolo sono molto distanti da quelle dei prossimi assaggi e le notevoli differenze hanno mantenuto l’attenzione molto alta, oltre a divertire e sorprendere quanti hanno partecipato. 
A questo punto mi sembra inutile stare a tediare con il racconto del territorio del Barolo, molto più noto e frequentato rispetto ai precedenti, così come il Barbaresco. L’incontro fortunatissimo di grandi imprenditori, quali Madame Colbert e suo marito Carlo Tancredi Falletti, con una politica che aveva particolarmente a cuore lo sviluppo del territorio, ha fatto scaturire un’energia positiva e altamente fruttuosa. Ancora oggi i progetti produttivi nati ai tempi del conte Camillo Benso di Cavour e di Carlo Alberto di Savoia, fanno di questo vino uno dei più rinomati e richiesti nel mondo. Ad avercene oggi di sodalizi così fortunati.
L’azienda scelta in degustazione per rappresentare il Barolo è Vajra, una delle cantine di spicco che a sua volta deve la propria fortuna ad un incontro decisivo, spinto dalla scintilla amorosa scattata tra Aldo Vajra e sua moglie Milena. Erano gli anni Settanta, tempi difficili in cui moltissimi abbandonavano i vigneti per il crollo dei vini sul mercato. Aldo e Milena  scelsero di rimanere a Barolo e di insistere nel portare avanti vigneti e cantina. Il tempo ha dato loro ragione, la qualità dei vini si è fatta apprezzare e la collaborazione preziosa dei figli Francesca, Giuseppe e Isidoro ha aiutato ulteriormente la crescita dell’azienda di famiglia.
Oggi i vigneti Vajra si trovano nei Cru più celebri di Barolo: Bricco delle Viole, Fossati, Ravera, Coste di Vergna, Bussia,  Baudana. Il Barolo Albe richiama lo stile classico e le uve provengono dalle vigne più alte. In degustazione il millesimo 2013 mostra un temperamento ancora molto giovane, austero in cui prevale il frutto della ciliegia; scattante il sorso, ruvido e spinto nella freschezza. L’areale del Barbaresco preserva molte chicche da scoprire. Ha un’estensione territoriale inferiore del 40% rispetto a quella del Barolo, pur essendo quasi l’una il prolungamento dell’altra. Le vigne si estendono nelle zone più soleggiate di Barbaresco, Treiso e Neive, per circa 500 ettari. Il territorio, come nel Barolo, è di natura miocenica: qui una volta c’era il mare che ritirandosi ha lasciato un terreno fertile, ricco di sostanza organica e di calcio. Questi particolari, insieme al clima atlantico, protetto dai venti grazie alle Alpi e alle dorsali collinari, danno forma all’habitat privilegiato dal Nebbiolo.
Il Barbaresco Rizzi riserva 2013 delle cantine Rizzi ha fatto da portavoce. Si è rivelato un vino di grande spessore: pur essendo ancora giovane, ha incantato tutti. Un fuoriclasse da attendere nel tempo con molta curiosità. Sa rendere elegante l’austerità del Nebbiolo e ogni sua sfumatura si delinea con precisione e armonia.
Si presenta più vario e selvaggio il territorio del Roero: qui le vigne non sono dominanti,  ed è molto diffuso il bosco. Il suolo cambia decisamente presentandosi sabbioso, sciolto, di natura vulcanica ed è singolarissima la presenza delle rocche, lunghe e profonde spaccature del terreno che mostrano visibilmente le diverse epoche geologiche del terreno. Il “nebbiul” lo ritroviamo solo sul versante Sud delle colline, allevato a spalliera alta, insieme all’Arneis.
Anche l’assaggio del Roero riserva Sudisfà 2013 di Negro e figli ha saputo mantenere alta l’attenzione. Un rosso di carattere, a tratti emozionante. Vibra di energia, esuberante e complesso sia al naso che all’assaggio: ricorda la prugna, la spezia calda ed elegante del legno di rosa, il luccichio del gesso mentre il sorso batte un ritmo incalzante e vivace.

I Nebbioli e il timballo con le melanzane

Dopo la degustazione dei Nebbiolo, i piatti di Cap’Alice hanno confermato l’enosteria tipica napoletana di Mario Lombardi un indirizzo sicuro nel salotto buono di Napoli: in via Bausan, la calata che da via Filangieri scende verso la Riviera di Chiaia. Il vino qui accompagna ogni momento della giornata, dall’aperitivo, al pranzo e la cena. La cucina è condotta con passione, non è di contorno al vino, anzi, sa soddisfare chi ricerca una cucina tipica napoletana che spazia dai prodotti dell’orto a quelli del mare.