di Jenny Gomez

cena-02 Premetto: non mi piace la zucca, o meglio, non mi piaceva finché un bel giorno ha squillato il telefono e dall’altra parte Gaudenzio D’Angelo (il patron di Casa D’Angelo,  rinomato ristorante della provincia di Chieti recensito nella guida Michelin) mi invitava a partecipare a una “cena multisensoriale”, ben sette portate della tradizione abruzzese. Ingrediente principe la zucca in abbinamento a vini biologici. Ho risposto di sì, perché la parola chiave di questo invito non era “zucca”, bensì la frase “cena multisensoriale”.
In Abruzzo, quando si parla di sensi associati al vino e al cibo c’è di mezzo sempre Chiusa Grande. L’azienda biologica dell’anno che, dopo aver stupito tutti con la presentazione del primo spumante biologico Metodo Classico d’Abruzzo (di cui vi ho già parlato qui), questa volta ha impreziosito con i suoi vini il menù “Le variazioni della zucca gialla“, preparato dal simpatico chef Lucio D’Angelo. Un menù autunnale creato appositamente per andare oltre lo stereotipo di stampo celtico che vuole: zucca vuota, maschere e dolcetto o scherzetto.  I fortunati commensali che sono riusciti a prenotare in tempo (i posti sono andati subito esauriti) hanno assistito a un idillio sensoriale difficilmente replicabile.

Creazioni culinarie perfettamente abbinate ai vini di Franco D’Eusanio, il “vinosofo” che ha commentato i suoi nettari con il sottofondo musicale dei brani jazz raccolti nel cd “DiWine Jazz Vinosophy Collection”, brani appositamente creati per i vini proposti. Sì è trattata di una cena per veri gourmet, di cui vi racconto ogni dettaglio con la consapevolezza di riuscire a trasmettere solo l’essenza della serata.

Come in ogni cena che si rispetti l’aperitivo è di rito. A
Casa D’Angelo nelle occasioni speciali l’aperitivo è allestito nella cantina sotterranea, per allietare insieme palato e vista consentendo di curiosando tra millesimi di pregio provenienti da tutto il mondo. La cantina di Gaudenzio fa sognare, e non potrebbe essere diversamente, perché lui è il presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Come se non bastasse ha due figli d’arte, di cui uno, Paride,  è il  miglior sommelier d’Italia, decretato dal Best Italian Wine Awards2013. Ottime premesse per assaggiare raffinati finger food insieme a un calice di D’Eus Metodo Classico Brut Rosé, con l’unico rammarico di non poterci rimpinzare a dovere, per fare spazio alle sette portate in abbinamento agli altri vini biologici ChiusaGrande.

In una normale cena giunti in sala ci saremmo seduti e sarebbe arrivato l’antipasto. Ma è una cena con la “C” maiuscola, quindi abbiamo il privilegio di ascoltare dal produttore dei vini la sua “vinosofia produttiva”. “Penso prima alla sensazione che deve evocare il vino, penso alle sue caratteristiche organolettiche e poi individuo il tipo di vitigno e terreno che possono dare coerenza a ciò che ho in testa. È un percorso a ritroso il mio”, è il commento iniziale di Franco D’Eusanio. Come capirete, siamo in presenza di vini viscerali, coinvolgenti  in toto e capaci di amplificare le sensazioni. Si parte! Il brano jazz creato per Vinosophia Pecorino Igt 2012 accompagna un  flan di zucca gialla su coulis di pomodoro fresco e jullienne di porri croccanti. Spiega Franco: “Questo vino si chiama Vinosofia Pecorino perché la saggezza produttiva ci impone di privilegiare i vitigni autoctoni, come il pecorino, ad esempio. Ma c’è anche spazio per la “follia”, allora in minima parte coltivo vitigni internazionali, che hanno generato la mia gamma di vini Vinofollia”. Ascoltiamo, mentre tra saggezza e follia, pietanza e vino si fondono con un’armonia disarmante.

Menù alla mano, ora è il turno del risotto di zucca e formaggio erborinato d’Abruzzo accompagnato dal Natura bianco Igt 2012 (Trebbiano d’Abruzzo e Malvasia). Nella retro etichetta si legge: “Grappoli d’uva in fermento sono gli unici ingredienti di questi nettari, perché alla natura si comanda solo ubbidendole”. I vini della linea Natura sono privi solfiti, freschi ma nel contempo regalano la sensazione di essere maturi ed evoluti. Degustarli è vera poesia, mentre si ascolta la musica associata al vino. Vorrei il bis di risotto, ma la “cavalcata” è ancora lunga. Arriva uno sfizioso fagottino di crespelle su vellutata di zucca gialla e ventricina croccante, abbinato al  Perla Bianca Trebbiano d’Abruzzo Doc 2010. “Quest’è l’amore assoluto  – spiega il “vinosofo” – quando ho pensato a questo vino ho voluto evocare attraverso un sorso la serenità e la pienezza tipici dell’amore corrisposto. Quell’amore che hai sempre sognato, l’amore corrisposto che non ti abbandona mai”. Potrebbe bastare questa spiegazione, ma sappiate che è sbalorditiva la coerenza tra la descrizione e le caratteristiche organolettiche. Naso delicato, floreale, lievemente erbaceo con tocco ammiccante e sfumato di spaziature. Sorso di spessore e avvolgente, che appaga e invoglia. Persistenza infinita, come l’amore di cui sopra.

Continuiamo a sognare. Questa volta con il Roccosecco Montepulciano d’Abruzzo Doc 2009 abbinato a bocconcini di coniglio su scaloppa di zucca caramellata al mosto cotto.  Qui abbiamo un vino appartenente alla linea della tradizione, descritto in sottofondo da una voce narrante scandita da note jazz: “Una morbida melodia alimenta la deriva dei sensi per un vino capace di coniugare l’equilibrio della tradizione con qualcosa di innovativo e inaspettato”. È un vino archetipo dell’equilibrio, giusto mix di durezza e morbidezza. Rosso rubino il calice. Confettura, frutti rossi maturi e spezie soffuse stuzzicano il naso. Il tutto anticipa un sorso dalla persistenza intramontabile che duetta a meraviglia con i teneri, ma strutturati bocconcini. Ora, però, arriva l’assolo! Perla Nera Montepulciano d’Abruzzo Doc 2007. Precisa Franco: “Questo è il mio vino preferito, se non vi piace, non ditemelo, abbiate tatto”. La sala applaude divertita, ma poi pende nuovamente dalle labbra del “vinosofo”. “Questo vino rappresenta la passione e il tormento. L’ho immaginato come metafora di un sentimento travolgente per una donna rosso fuoco che non potrà essere tua per sempre”. Ora provate ad immaginare qualcosa di coinvolgente e malinconico, che possa alludere a una visione onirica. Bene. Quest’è il Perla Nera. Un Montepulciano d’Abruzzo Doc invecchiato 18 mesi in barrique, rosso rubino, con sentori di frutta matura, cioccolato e pepe nero.Questa autentica perla enologica ha accompagnato egregiamente una guancetta di vitello brasata al Montepulciano d’Abruzzo con purea di zucca e coriandoli gialli caramellati. A chiosare, strudel di zucca mandorlata in salsa di kachi e nettare da dessert.

Links:
www.chiusagrande.it
www.casadangelo.it

 

 

 

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A proposito dell'autore

Jenny Gomez

Jenny Viant Gomez, ma preferisco Jenny Gomez. Sono cubana, da 20 anni in Italia, laureata, giornalista freelance per scelta, sposata, sommelier, gourmet, figlia unica, ottimista ponderata, superattenta osservatrice e di poche parole. Amo viaggiare, ballare e frequentare bella gente (per me la categoria include persone di qualsiasi ceto sociale allegre, sagge, schiette e poco inclini alla recita...). Sono sempre alla ricerca di nuove cose da fare. Grosso difetto: se mi innamoro di un progetto mi ci dedico in toto. Colori preferiti bianco e nero. Detesto la maleducazione, la musica a palla e le richieste di amicizia su Facebook da sconosciuti o, peggio ancora, da persone che incrocio spesso e a stento salutano. Adoro le scarpe, le borse, lo Champagne, la sincerità disarmante dei bambini e degli alticci. Credo molto nella solidarietà, nelle affinità e poco nell'amicizia (ho solo 3 vere amiche, ma ne troverò delle altre, sono sicura). Tratto distintivo: sorriso stampato abbagliante e antistress. Scusate, continuerei, ma ho sforato di una riga...

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