di DanielaDeMorgex
Metti una serata a cena, aggiungi la simpatica compagnia di persone interessanti e fermati ad “ascoltare“ il vino che accompagnerà tutto ciò.
Sto parlando del LIBRANDI ON TOUR, organizzato dal Gambero Rosso nell’ambito del programma Wine & Dinner Experience, che qui a Roma è stato ospitato presso l’Osteria di Monteverde lo scorso 9 ottobre.
I vini dell’azienda Librandi raccontano di una terra aspra e tenace come il simbolo in etichetta della pianta di agave, delle colline vitate intorno a Cirò Marina, affacciata sullo Jonio, dove ha sede l’azienda familiare, ormai alla sua quarta generazione.

A presentare vini, storia e tradizioni aziendali a Roma, Raffaele Librandi, figlio di Nicodemo e presidente del Consorzio Vini Cirò e Melissa DOC. 
Una storia iniziata negli anni Cinquanta, proseguita fra mantenimento della tradizione e volontà di ricerca e sperimentazione, con produzione di Greco bianco e Gaglioppo e recupero di storici vitigni autoctoni come per esempio il Magliocco (bacca rossa) ed il Montonico (bacca bianca).

I 316 ettari di proprietà sono divisi, fra vite e olio, in 6 tenute, di cui Rosaneti è la più ampia e caratteristica: ha un cuore concentrico a spirale assai suggestivo. E’ qui che nel 2000 è nato l’attuale campo sperimentale per l’allevamento di 25 varietà autoctone calabresi.

L’azienda, frutto di una viticoltura tanto virtuosa ed appassionata, si avvale comunque anche di conferitori selezionati, riuniti nell’Associazione “I vignaioli del Cirò”, esclusivamente per uve prescritte dalla Doc Cirò. Nascono così i bei vini che ho assaggiato in questa occasione, facenti parte di una nuova linea, già presentata al Vinitaly di quest’anno, denominata “Linea Segno” Librandi abbinata ad una serie di piatti creati dallo chef Roberto Campitelli.

 

Una ceviche mediterranea di pesce ghiacciato ha accompagnato il Cirò Bianco DOC 2018, Greco bianco in purezza, assai floreale e fruttato, piacevolissimo.

 

Il Cirò Rosato DOC, di un affascinante color buccia di cipolla carico, quasi ramato, elegante e fresco, da Gaglioppo 100%, ha avuto come degna cornice la crocchetta di melanzane di formaggio silano ed un pacchero con mollica e ‘nduja mantecata, mentre il Cirò Rosso Classico DOC è risultato perfetto per un piatto ispirato dalla cucina povera romana definito “morsello”, nel quale è stato utilizzato il famoso quinto quarto in maniera magistrale. 

Il suo bouquet è molto fruttato e maturo, ma austero, con sentori di balsamico, terra e liquirizia. Al palato si presenta strutturato, molto tannico e ricco di estratto, ma con gli anni il frutto si ammorbidisce diventando capace di ricche evoluzioni.

 

Il Passito Le Passule Val di Neto 2018, prodotto da uve Montonico appassite per 15 giorni, affina in barriques per 6 mesi . Il suo nome deriva proprio dal termine in dialetto dell’uva passa, ma i sentori sono di arancia e pesca candite e di miele, con un pizzico di spezia. Un passito intrigante e freschissimo, oltre che persistente.

Una menzione particolare per il Duca Sanfelice 2017 – Cirò Rosso Classico Superiore Riserva DOC, uno splendido Gaglioppo in purezza la cui prima annata risale al 1983 e che ormai ha raggiunto alti livelli tanto da essere stato premiato anche quest’anno con i Tre Gamberi del Gambero Rosso e con la Corona della Guida Vini Buoni d’Italia, edita dal Touring Club Italiano.