di Silvia Parcianello
La domanda è di quelle fondamentali per un foodie, o fighetto del gusto che dir si voglia, che si rispetti: quanti di noi a una cena importante oserebbero proporre la birra al posto del vino?? E poi, quale birra?? Non certo la birra leggera del supermercato, che io e una mia carissima amica definiamo simpaticamente “da sciacquo” ma che ci è di grandissimo conforto nelle calde sere d’estate e che da sempre fa compagnia alla pizza.
Che la birra sia una bevanda che ultimamente va di moda in Italia, è fuori discussione. Lo si capisce dal fiorire di un numero enorme di micro birrifici artigianali, dall’attenzione che i locali stanno dando alla carta delle birre, che con fare timido affianca quella dei vini, persino dalla varietà di birre che troviamo al super. Si va dalle belghe alle tedesche, dalle “sciacquo” alle scure irlandesi, passando per Danimarca e America. Pochi giorni fa è arrivata a casa dei miei genitori una réclame di un noto canale di grande distribuzione dedicato solo alle birre: 12 dicasi 12 pagine per bianche, bionde e rosse!
Tutto questo fermento (!) si deve senza dubbio a un langarolo istrionico e un po’ visionario, grande comunicatore e birraio sopraffino che per primo ha immaginato di andare a solleticare gli amanti del vino con la birra, trasformando una bevanda che era percepita come industriale e di massa, poco più di una coca cola, in un prodotto gourmet.
Cenare con Teo Musso è un’esperienza singolare. Passa dal raccontarti della nascita dell’ultima figlia mentre lui era al telefono ai progetti che sta tessendo oltreoceano, in America, con la collaborazione di Oscar Farinetti, guru del cibo e anima, con Joe Bastianich, di Eataly.
L’idea della birra Baladin nasce a Piozzo, nel Cuneese, terra di grandissimi vini, nel 1996. Tra il 1997 e il 1998 nascono Isaac e Super, che Teo porta personalmente ai ristoranti proponendole come alternativa al vino. Per tutto ciò che riguarda la vita, le opere e i miracoli di Mr. Baladin però lascerei parlare Teo attraverso il suo libro uscito in questi giorni “Baladin. La birra artigianale è tutta colpa di Teo”, edito da Feltrinelli.
di Germana Grasso
di Stefania Pompele
Sì, adoro l’estate. Ogni momento dell’anno ha il suo fascino, i suoi profumi , i suoi “perché”, ma l’impeto della natura in questo periodo, sa caricarmi come poche altre cose. Quali? Il tempo condiviso con gli amici ad esempio, o un viaggio verso il mare, o un libro letto sotto il porticato di casa…un film in solitudine, la musica.
Il potere che hanno queste cose di rimettermi in pace (o quasi) con il mondo mi stupisce sempre. E’ il caso di dirlo, galeotta fu una cena passata in ottima compagnia. Gli amici, una fresca sera d’estate, una grigliata, un po’ di musica e… le birre. Una bella rappresentanza delle mie amate “signore” luppolate in tricolore, mi ha dato lo spunto per raccontarvi –e perché no- suggerirvi, qualche sorso per le vostre giornate estive. Svaligiato il frigorifero di casa, rotto le scatole alle (solite) ottime conoscenze birrarie, eccomi pronta per una serata di quelle che sa farsi ricordare. Di quelle che ti stampano il sorrisino ebete in faccia, mentre con il naso in su guardi le stelle e ti interroghi sui “massimi sistemi”. Su quel brano che continui a canticchiare ma non ricordi il titolo o su quella scena di film che avrai rivisto almeno dieci volte e ancora sa farti ridere.
Riavvolgo il nastro e cerco di procedere con ordine. Immaginatevi un mosaico di colori cangianti al tramonto, una tavola imbandita sotto il portico di una corte di campagna, la carne che cuoce sulla griglia e le cicale che cantano. Mi sto già avventurando nei miei viaggi mentali, quando il cuoco reclama il primo assaggio! Apriamo le danze e lo facciamo nel migliore dei modi con la Seta, la blanche di casa Rurale. Se vi trovate in zona Pavia, vi consiglio di visitare questo micro birrificio, sia per la qualità delle birre prodotte, sia per il bellissimo e curioso contesto in cui vengono brassate. Il birrificio è stato infatti ricavato utilizzando il vecchio silos dell’azienda agricola Fattoria Oasi, che ospita gli amici del Rurale. Questa blanche ti porta nelle calde terre sicule, con i suoi sentori di agrumi e una tenue nota speziata che ricorda il coriandolo. In bocca è freschissima ed equilibrata. Si, sembra “seta”. Ve la immaginate in riva al mare di Trapani? la abbinerei a quel mare e a quei tramonti.
L’aperitivo prosegue con la Weizen di Manerba Brewery. Cosa dirvi di questa birra, gli amici di Manerba li “assaggio” da tempo. Sarò forse di parte ma trovo che il loro modo di interpretare alcuni stili non abbia eguali. Questa weizen è un ottimo esempio di fedeltà e interpretazione di questo stile birrario. Un naso che ricorda la banana, la mandorla e un vago sentore agrumato. Corposa, equilibrata, insomma piacevolissima. Un tuffo nel passato per me, che a queste birre devo il mio riavvicinamento al mondo brassicolo. Ogni assaggio mi riporta qui in una “ironica” serata di qualche anno fa, trascorsa assaggiandone qualcuna di troppo sulle note di questo pezzo. Ho davvero consumato questo cd!
Ma non è estate senza le “birre d’estate”, la saison del birrificio Endorama è stata una bella sorpresa. Un primo assaggio -per me- difficile da dimenticare. La Malombra del bravo Simone Casiraghi ha stupito tutti con il suo naso intrigante e ricchissimo di profumi. Un alternarsi di fiori, frutta esotica e spezie che unite alla freschezza e all’equilibrio gustativo ti fanno davvero emozionare. Perché abbinarla? Assaggiatela così, in purezza. E non distraetevi. Casomai doveste farlo, potreste ritrovarvi in qualche affascinante paesaggio indiano, intrigante e sensuale come questa saison. Chissà se l’autore di questa opera liquida si è ispirato all’omonimo film drammatico, ambientato nella cupa ed elegante Como del ’42. A me ha invece ricordato un film rivisto recentemente, Kamasutra di Mira Nair (non fatevi ingannare dal titolo, vi prego). Un viaggio nei profumi e nei colori dell’India del quindicesimo secolo. Una storia che parla d’amicizia, amore e autoaffermazione femminile.
Inizio a vederci doppio e non solo per la fame! Finalmente è pronta la cena. Ad accompagnare la carne alla griglia, le verdure dell’orto e il pane casereccio ci hanno fatto compagnia il Birrificio del Ducato e Menaresta. Ci spostiamo rispettivamente a Roncole Verdi nel paese che ha dato i natali ad un certo Giuseppe Verdi, in un birrificio che non ha certo bisogno di presentazioni. Giovanni Campari ha portato in pochi anni il suo Ducato, sui podi di moltissimi concorsi prestigiosi. Noi abbiamo assaggiato forse la sua birra emblema. Via Emilia è un ottimo esempio di come l’estro italiano sappia interpretare egregiamente questo stile birrario. Una pils delicatamente profumata, che ti parla di campi di grano e di fiori. Essenziale, piacevole. Non è da descrivere, solo da bere. Perfetta con salumi del territorio (e il mio non scherza in materia!) e perché no, anche con la mia braciola alla griglia che ben si sposava con l’elegante finale amaro tipico di questo stile. Un’altra piacevole sorpresa è stata Ipa, sempre del Ducato. Un naso ampio, frutta tropicale, agrumi, note balsamiche e tenui sentori di malto. In bocca è altrettanto ricca, equilibrata, con un amaro lungo lungo, ma addomesticato e gentile. Perfetta con carni succulente e formaggi di media stagionatura. Il dramma ora è averle finite.
E poi è la volta del birrificio Menaresta. Ci spostiamo nella verdeggiante Brianza, da questi ragazzi che hanno una storia recente, ma si stanno facendo apprezzare per le loro ottime birre. Assaggiamo la Flora Sambuco, un naso intenso che a me ricorda sentori vinosi (sarò mica ubriaca..), il sambuco impera. In bocca è fresca, leggera e se ne va velocemente. Impossibile non berne un’altra. E’ la volta della Verguenza Summer, la rivisitazione “light” della loro Verguenza classica più alcolica. Una indian pale ale che sa farsi apprezzare dagli amanti delle luppolature decise. Al naso la fanno da padrone gli agrumi, i fiori e le erbe aromatiche. In bocca il finale amaro è ben presente e persistente. Menzione speciale per la spassosa etichetta. Munitevi di paletta e secchiello, perché dopo due o tre birre come questa, vi verrà voglia di giocare spensierati sulla spiaggia, se ne avrete la forza.
Mai sazi di birre e chiacchiere, riserviamo l’ultimo assaggio della serata alla Blackout del birrificio Rurale. Questa stout e le sue note tostate che ricordano il caffè, il cioccolato e i sentori di frutta secca ed essiccata come le prugne, ti accompagna sul dondolo di una baita di montagna. E lì, in una fresca serata estiva nel silenzio della vale, si lascia bere accompagnata da un bel libro.
I suggerimenti per gli assaggi ci sono. Gli “abbinamenti” anche. Un baita, un tramonto al mare o un cinema all’aperto. Queste birre saranno ottime compagne. Nel caso in cui (come per la sottoscritta) le ferie assumessero più le sembianze lavorative, beh… allora riempite il frigorifero! Saranno necessarie per fare i conti con la triste realtà.
Links:
www.birrificiorurale.it
www.manerbabrewery.it
www.endorama.it/birrificio.html
www.birrificiodelducato.net
www.birrificiomenaresta.com
di Stefania Pompele
Agostino Arioli è uno di quei nomi che nel mondo brassicolo di casa nostra- quello degli artigiani della birra di qualità- non ha certo bisogno di presentazioni. Personalmente da curiosa e appassionata
assaggiatrice (leggasi bevitrice…so di essere in buona compagnia, non siate timidi!) l’ho “conosciuto” attraverso le sue birre, i racconti di amici comuni e leggendo di lui un po’ ovunque. Devo confessare una certa ansia quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di incontrarlo. Quell’ansia che ti assale quando sai di essere al cospetto di chi - con pochissimi altri - è stato pioniere nel mondo della birra artigianale tricolore. Ne è l’espressione. La sua storia, il suo sapere, il suo credo ha ispirato (e spesso formato) molti, che come lui hanno scelto di intraprendere questo cammino. Ma tant’è! Di certo l’ansia non mi ha impedito di scambiare due chiacchiere con lui.
La nuova sede a Limido Comasco
L’occasione è stata la presentazione della nuova sede del Birrificio Italiano a Limido Comasco. La nuovissima struttura con i suoi 3000 ettolitri annui “spillati”, porterà la produzione a volumi considerevoli. Uno spazio pensato, ordinato, tecnologicamente all’avanguardia..ed enorme! Saprà placare la crescente sete dei numerosi fan sparsi ormai ovunque? (USA, Germania e Inghilterra sono tra questi). Un bel salto, se pensiamo al primo micro impianto da 2 ettolitri! Era il 3 aprile 1996, e il “Birri” - il locale del Birrificio Italiano - apriva i battenti. Il primo micro birrificio in Lombardia, tra i primissimi in Italia.
16 anni di storia
Seduti su pallet di legno in un assolato lunedì di maggio, Agostino mi racconta la sua storia che da ormai 16 anni fa rima con quella del Birrificio Italiano. Nel suo racconto intuisco quanto chiaramente avesse immaginato il suo futuro. Perito agrario, dottore agronomo (una tesi sperimentale sulla stabilità colloidale della birra, tanto per dirne una) e una moltitudine di esperienze in Italia e in Germania, sono state le solide basi su cui poggiano oggi la sua intraprendenza e levatura professionale. Certamente anche gli esperimenti da birraio casalingo hanno giocato un ruolo fondamentale (si inizia sempre da lì!). Erano anni fondamentalmente diversi, nel ’84 in Italia a malapena si sapeva cosa fosse un homebrewer. Non esisteva internet e reperire informazioni e materie prime era decisamente complicato. Ma Agostino sapeva quali passi compiere e alla mia domanda “ti saresti immaginato di essere qui oggi?”, la sua risposta è stata “sì”.
Io e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi
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