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Home  //  Events  //  Vinitaly - Dalla Toscana, Vermentino e Brunello secondo terroir
28
Apr 2012
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di Michela Pierallini

Michela!” sento pronunciare il mio nome da una voce che so di conoscere ma che non riesco a mettere  a fuoco, mi giro e incredula esclamo “Luca!” ed è subito un abbraccio. Luca Marrone, mio compagno di Luca Marrone_risatastudi all’università di Pisa, il classico “secchione” che arrivava sempre puntuale, non saltava una lezione e preparava dei bellissimi schemi e appunti che io, per grazia ricevuta, studiavo poiché, al contrario di Luca, sono sempre stata meravigliosamente disorganizzata, facilmente distraibile e poche volte puntuale. Basta un attimo per tornare indietro nel tempo e vedere lo zaino con i libri, la pasta al pomodoro cucinata a casa sua dopo la lezione e poi a studiare per preparare l’esame di chimica del suolo. Sono passati anni ma sembrano minuti. “Michela, come stai? Cosa fai? Vuoi assaggiare qualcosa?” Si limita a queste domande, Luca, ma dopo così tanti anni di lontananza, verrebbe voglia di sedersi e raccontarsi tutta una vita. “E tu? Lavori in quest’azienda?”, gli chiedo indicando lo stand alle sue spalle con i tre brand Castello Colle Massari, Grattamacco e Poggio di Sotto. “Si, seguo le aziende come enologo da un po’ di anni. Dai che ti faccio sentire il Melacce, per cominciare”.
Il Melacce del Castello di Colle Massari è un Vermentino Bianco che presenta al naso profumi  floreali delicati ma con carattere e in bocca ribadisce il floreale con decisa eleganza, coerenza e freschezza. Leggero e malizioso, mi sembra il vino giusto per un aperitivo in piedi. Il Vermentino bianco di Grattamacco è tutta un’altra storia. Esisteva già negli anni ’80 ed è molto diverso sia per struttura sia per aromaticità. La fermentazione avviene sia in acciaio sia in barrique datate anche 12 anni. Avvicino il naso con la solita curiosità e sento fragranze di fiori e frutti gialli arrivare da lontano, quasi un’eco che emerge dal bicchiere, seguito da profumi, oserei dire, esotici. Vedo tante palme e un’amaca gialla che dondola al ritmo del fruscio delle onde di un mare azzurrissimo. In bocca è sapido e minerale, equilibrato e fresco nonostante, come Luca mi fa notare, non sia ancora pronto poiché è in bottiglia da soltanto un anno. “Questo vino esce sul mercato dopo due estati dalla vendemmia. Ti farei sentire com’è  Il 2003, è stre-pi-to-so”  vedo i suoi occhi brillare, mentre evoca il Vermentino di 10 anni per descrivermelo.
Nel frattempo la temperatura ha fatto il suo gioco e il vino che inizialmente era intimidito dal freddo, ora si apre con un bouquet di classe, pulito e armonioso, lasciando il ricordo di sé con una regale persistenza. “Dai, facciamoci una foto insieme al Vermentino” suggerisco, e così ci mettiamo in posa. Il mio destino non mi vuole mai troppo seria infatti, mentre sorridiamo per la foto, Luca mi bisbiglia nell’orecchio: “Guarda che inavvertitamente ti ho sfiorato la tetta” ed io scoppio in una risata che è rimasta immortalata. Educato e virtuoso com’è sempre stato, caro il mio compagno di scuola, veramente un piacere averlo ritrovato. Ci stiamo avvicinando alla degustazione del Brunello quando una signora distinta e affascinante m’invita all’interno dello stand perché possa sedermi e riposare i piedi, incastrati in comode scarpe con il solito tacco troppo alto perché sopportino le lunghe scorribande in fiera.

 

Ho avuto così l’immenso piacere di conoscere la signora Maria e il marito Claudio Tipa, titolari delle tre aziende. “L’eleganza appartiene a questa realtà, è nei  vini e nelle persone che la conducono”  ho pensato. Così ci sediamo e Luca mi accompagna alla scoperta del Brunello 2007 di Poggio di Sotto, Sangiovese in purezza, e non potrebbe essere diversamente perché è quello che prevede il disciplinare. I vigneti coprono una superficie di 10 ettari. “E’ un vino che si fa in vigna” mi spiega Luca “e al momento opportuno si procede anche con il diradamento verde, oltre ad un’ ulteriore selezione durante la vendemmia. Alla fine si raccolgono 30/35 quintali di uva per ettaro, in vigneti che si trovano da 200 a 400 metri sul livello del mare. Tutto questo offre notevoli differenze tra un’annata e l’altra, a cominciare dalla maturazione”.  Il Brunello viene affinato in botti grandi da 30 Hl di legno di Slavonia che possono arrivare ad avere fino a 15 anni di età. Il mio pensiero intanto viaggia per la cantina, si posa sulle botti che contengono un vino a me tanto caro, e respiro l’odore della pietra, del legno, della sana umidità che conduce il Brunello alla sua maturità. Tutto ciò per me è poesia e non avrò mai parole giuste per esprimerlo come vorrei. “Michela, ma mi stai ascoltando?”. No, non ti sto seguendo, mi sono persa in cantina, anzi, mi sono ritrovata!
Stavamo dunque dicendo.. la fermentazione avviene spontaneamente, non ci sono aggiunte di nessun tipo, né lieviti, né tannini, niente di niente, eccetto una gran dose di competenza e rispetto per il prodotto. “Non c’è bisogno di interferire, lasciamo che l’uva dica quello che sa dire”. Ecco il famoso terroir, lasciamo che il territorio parli, che racconti di sé attraverso le sue uve, lasciamole crescere sane, naturali e avremo un vino altrettanto sincero, schietto e genuino! Che bei profumi mi sfiorano il naso, un bouquet composto e aggraziato, un mazzolino di piccoli fiori appena colti, una viola mammola che mi sistemo tra i capelli, dietro l’orecchio. Sto bevendo un vino che in bocca si esprime con equilibrate sfumature di visciole e violette, ha una bella personalità, è nobile, alto, ha un bel portamento e indossa un abito signorile. Mi porge il braccio e m’invita a passeggiare. E sono in pieno Rinascimento.
link: www.collemassari.it 
www.vinitaly.com 

 

 

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Umberto Gambino

umberto gambinoIo e il vino. Ho voluto cominciare l'avventura di questo sito in onore e in ricordo di mio padre e mio nonno che se ne sono andati (troppo presto) ed erano entrambi viticoltori puri. Fin da piccolo mi hanno trasmesso la passione per il vino genuino, per la vendemmia che era un giorno rituale di festa grande per tutta la famiglia, per i profumi intensi del mosto fresco, per l'emozione di quelle botti enormi che sfioravano il soffitto della cantina e che mi facevano sentire ancora più piccolo...leggi

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